Attualità

RAGAZZI (IM)PERFETTI ALLA RICERCA DI SENSO

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Se vuoi puoi, nulla è impossibile, ma se qualcosa non va come previsto?

Di Marzia Furlan

Nati in un mondo iperconnesso, gli under 25 hanno sperimentato fin da piccoli la libertà di scegliere tra infinite opzioni, personalizzabili, disponibili ovunque e nell’immediato. Eppure sono afflitti da continui dubbi sulla bontà delle decisioni prese. L’insicurezza incide limitatamente su scelte materiali come la serie tv o la maglietta da preferire, mentre ha un impatto decisivo su scelte più impegnative come il percorso da intraprendere dopo la maturità o le relazioni su cui investire emotivamente. Se i giovani di ieri dovevano fare i conti con la scarsità di mezzi, oggi hanno fin troppe opportunità, ma per loro è complicato gestire tale complessità senza sentirsi disorientati. L’adolescente medio svolge contemporaneamente alle lezioni scolastiche il corso per apprendere una seconda lingua, un’attività sportiva agonistica, un’attività extracurricolare di volontariato ecc. Quindi non ambiscono a migliorare come persone, ma ad essere all’altezza delle aspettative sociali.

I ragazzi danno molta importanza a quella scala di valori da 1 a 10, indice dei giudizi dei genitori più che dei docenti, tanto da vivere in un costante stato di angoscia. Proprio in questi giorni una madre ha abbandonato la figlia sedicenne sul raccordo per aver preso un 5 in latino, una notizia che fa riflettere sull’entità delle pressioni psicologiche subite dai ragazzi. A temere il risultato non sono gli ultimi della classe, ma i più “secchioni” che, stanchi di essere sempre i primi, non riescono a definire delle aspettative realistiche per sé stessi. In questo senso, l’approccio didattico andrebbe migliorato: concedere il bonus cultura solo ai maggiorenni che hanno ottenuto il massimo dei voti all’esame di stato o adottare il numero chiuso per l’iscrizione in alcuni licei e facoltà sono misure che lanciano un messaggio fuorviante, ovvero che la cultura sia un diritto esclusivo di chi sa conquistarlo con merito. 

Giulia (nome di fantasia), sedicenne, frequenta il liceo classico Luciano Manara di Roma e mi racconta che negli ultimi giorni di scuola dovrà sostenere ancora molte interrogazioni: “Penso che i voti non siano sempre assegnati in modo corretto. I miei sono contenti degli sforzi che faccio per ottenere i migliori risultati, anche se non sempre sono quelli che speravo, e mi sostengono sempre. Sono stanca, ma spero che comunque gli ultimi voti siano buoni”. Una sua compagna di classe, meno ottimista, mi confida: “sono preoccupata per le valutazioni finali”. 

Care ragazze/i, è bello sognare in grande nella consapevolezza che non è sempre possibile ottenere ciò che si desidera, che sia a causa dei propri limiti o della miopia di chi ci circonda, poco importa. Sgobbare in vista del raggiungimento di un obiettivo è giusto, tanto quanto ascoltare il proprio stato d’animo e sapersi fermare quando necessario. Comprendere l’insuccesso significa fare pace con sé stessi e con le proprie fragilità. E se qualcuno a noi vicino non approvasse il nostro modo di essere? L’unica soluzione è imparare a distinguere le critiche sane da quelle tossiche e a dare il giusto peso alle aspettative altrui. D’altronde, non si può piacere a tutti in questo mondo e provare a farlo significherebbe perdere l’entusiasmo verso il futuro e vivere di rimpianti.

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