VISIONE

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La parola della settimana

“In questi anni abbiamo ricostruito le fondamenta, ma dal 2020 la città torna a sognare: vi racconteremo una città diversa, vi faremo vedere e toccare con mano la nostra visione. Vorremmo che voi foste parte attiva in questo racconto. Siamo pronti a mostrare i risultati del nostro lavoro”.
Prima o poi doveva accadere e dovevamo essere spettatori anche di questo! Le parole con le quali iniziamo sono quelle pronunciate nel corso della conferenza stampa di fine anno, dalla sindaca della capitale italiana. Proprio così. Tutti abbiamo presente la città eterna, i suoi drammatici problemi, anche al netto della manifesta incapacità di affrontarli da parte della politica e non solo quella di oggi.
Ma pensare che la prima cittadina di una metropoli in difficoltà, una grande città europea affannata e disastrata, potesse uscirsene con il paese dei balocchi e con lo scenario di un bengodi prossimo venturo, non saremmo mai riusciti a immaginarlo:
nel novero delle cose sensate ovviamente. Eppure é accaduto. Qualsiasi commento e qualsiasi sguardo sinottico alle parole di cui sopra e alla fotografia della città appaiono superflui ed ogni sottolineatura potrebbe apparire se non offensiva quanto meno fortemente critica.
Meglio dunque, come sempre provare a spiegare la parola scelta. Dunque, visione.
L’immediato riferimento è al verbo vedere di derivazione latina, pensiamo al termine visus. Il primo significato che il dizionario di riporta è quello al processo di percezione degli stimoli luminosi, la funzione e la capacità di vedere, quella dell’uomo e dei vertebrati superiori in cui si ha l’uso coordinato, sensoriale e motorio, dei due occhi, così da ottenere un’impressione mentale unica.
Ancora il termine si riferisce all’azione, al fatto di vedere una cosa per esaminarla, trarne notizie utili, e via dicendo. Nel linguaggio burocratico si fa riferimento ad esempio a quella di spettacoli cinematografici, presentati al pubblico, o trasmessi ai telespettatori, per la prima, per la seconda volta. Può anche essere pubblica, privata, riservata ai critici, alla stampa e così via.
Ma visione può anche fare riferimento ad un’apparizione, ad un’ immagine o scena del tutto straordinaria, che si vede, o si crede di aver visto, in stato di estasi o di allucinazione, o in situazioni e per cause miracolose e soprannaturali, oppure anche in sogno. Nell’uso antico la parola veniva contrapposta però al sogno indicando con essa quella che si definiva apparizione veritiera. In particolare, nella storia e nella tradizione delle religioni, si distingue tra spontanea, mandata da Dio o da esseri divini o soprannaturali e indotta, raggiunta con tecniche estatiche, con la contemplazione mistica, o anche per mezzo di allucinogeni; nella concezione cristiana, la visione di Dio che i beati hanno nel paradiso. Ancora, un’opera letteraria o teatrale che ha per tema fondamentale una visione. Ma può anche indicare una fantasticheria priva di reale fondamento, un’utopia, un progetto irrealizzabile. Oppure  la vista, uno spettacolo che colpisce in modo particolare, sia positivamente sia negativamente. Ad esempio questo panorama, o quella scena, è una visione indimenticabile, meravigliosa; aperta la porta, si presentò ai nostri
occhi una visione. raccapricciante.
Esiste poi ed in senso figurato un significato in cui visione vuole significare un modo di vedere, un concetto o un’idea personale che si ha in merito a qualcosa.
Essa può essere esatta, inesatta, errata. Può riguardare un fatto, una situazione , può essere corretta o distorta, chiara o confusa.
Insomma, potremmo dire che la nostra vita stessa passa da un’idea del presente, del domani nel quale trasferiamo o immaginiamo quel che potrebbe accadere, accompagnarci, ostacolarci. L’unica cosa sensata che dovremo evitare è quella di ammannire ad altri senza criterio qualcosa che nelle premesse non esiste e non mostra elementi rilevabili ad una normale attitudine. Oltre che confusa, essa sarebbe infatti ingannevole, illusoria, non corretta.
A nessuno naturalmente può essere impedito di porsi, di avere una visione, è una delle poche libertà rimaste. Tuttavia pensare di scaldare i cuori indicando magnifiche sorti e progressive senza radicamento nella realtà effettuale che anzi presenta tutti gli elementi di contraddizione con quanto si dice, appare potremmo dire infantile? E questo per rimanere nell’ambito dell’educazione e non travalicare, come ci siamo imposti, i limiti della continenza.
In tempi di auguri e di brindisi si può dire tutto e il contrario di tutto, un po’ per celia e un po’ per non morir. Ma come non rammentare l’altrettanto famosa logica della stessa sindaca al suo esordio con quel “il vento sta cambiando….” . Il vento è cambiato certo, anche la città e purtroppo spesso il vento che ci colpisce ci porta il sentore fetido dell’immondizia accumulata per le strade, per le strade sporche e non mantenute. Ci rimanda il degrado complessivo, l’assenza di ogni governo serio delle cose.
E ci fermiamo qui. E’ Natale, siamo tutti più buoni per definizione e un sogno non si nega a nessuno. Solo che nel caso specifico per i cittadini di Roma il sogno si è ampiamente trasformato in incubo molto tempo fa! E un po’ di continenza non guasterebbe, soprattutto in chi ha la massima responsabilità amministrativa. Il rischio di lucciole per lanterne è sempre presente e occorrerebbe non prendere in giro i cittadini da molto tempo ormai privi del famoso velo di prosciutto sugli occhi!

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