La signora del martedì

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Massimo Carlotto
Noir
Edizioni e/o
2020 Pag. 221
euro 16,50

Una città universitaria e padana del nord. L’ottobre di qualche anno fa (in cui si celebra la festa del patrono). Da poco Bonamente Fanzago (due cognomi storici), simpatico 41enne dal fisico scolpito, ha avuto un ictus e non l’ha detto a nessuno nell’ambiente di lavoro: fa stabilmente l’attore porno di giorno e saltuariamente il gigolò di notte, la concorrenza è giovane e agguerrita, lui si sente ormai perso e piange spesso; nato in un’ambiziosa famiglia benestante, ha rotto ogni ponte con parenti e amici, vive solo da quindici anni presso la pensione Lisbona nella camera numero tre; lì da nove anni tutti i martedì dalle 15 alle 16 incontra una signora che lo paga per essere scopata e/o leccata, lui da un po’ se ne è pure innamorato sebbene non ne conosca nome e attività. Il proprietario dell’alberghetto è Alfredo Guastini, ultrasessantenne magro e delicato, che all’interno del domestico luogo di lavoro si veste da donna e parla declinandosi al femminile; ha trascorsi di checca in Portogallo e nuovi amori da quando è tornato; si è affezionato al fedele cliente, lo spinge a ritirarsi in pensione e decide di seguire di nascosto la signora per aiutarlo (magari a lasciarla e dimenticarsene). Lei si chiama in realtà Alfonsina Nanà Malacrida, era una prostituta e ha fatto il carcere ingiustamente accusata, prima di essere accolta da un avvocato che ne ha scoperto l’innocenza; ora vive con lui in un appartamento che le ha messo a disposizione e, sotto pseudonimo, scrive libri per bambini; quando l’attore si è dichiarato ha deciso di iniziarlo ai distillati. È quasi un incrocio di triangoli e la situazione s’incattivisce; Bonamente, Alfredo e Alfonsina sono costretti ad aggiustare le loro precarie disperate doppie vite; arrabbiature e caso li portano a commettere crimini, a contrapporsi e a nascondersi; fortunatamente interviene un ottimo glaciale esperto investigatore privato con un paio di stivali texani sopra il bordo dei jeans, noto per muoversi sempre ai confini tra legalità e illegalità, che non si smentisce. Il grande scrittore Massimo Carlotto (Padova, 1956) invecchia bene come i distillati di qualità. Con il nuovo bel romanzo si concede umori inediti nello sfondo criminale del noir e ci fa gustare sapori inconsueti (non così nudi e crudi come nel passato), strabordando i confini del genere per descrivere la morbosa società dello spettacolo e l’acida illegalità che priva i cittadini di diritti e servizi. Narra in terza varia, soprattutto sui magnifici tre naufraghi, mesti ma animati di buoni sentimenti, e cerca di esplorare la sorte o la scelta di avere una doppia seconda vita: ciò che accade a chi ha venduto (in vario modo) il proprio corpo quando diventa vecchio (per l’età o il mestiere) costretto a fare i conti con tutte le declinazioni della sopravvivenza (con note di resistenza, ribellione, sesso, latitanza e goffi tentativi di rimozione del passato) per affrontare una vecchiaia non contemplata dalla stragrande maggioranza delle brave persone. Noi umani tendiamo a creare micro realtà totalmente clandestine o addirittura seconde vite, nella mente o nella pratica. Come al solito, l’autore prima si è lungamente documentato intervistando travestiti e altri vitali doppioviventi, approfondendo le loro tipologie di sotterfugi per non innescare conflitti familiari o di coppia (dall’esito infausto). L’episodio delittuoso che mette in moto il meccanismo narrativo è un po’ diverso dal solito, banale e casuale come spesso accade nella realtà delle coincidenze, utile per raccontare gli effetti collaterali sui tre protagonisti che ne sono coinvolti; qualcuno impara a uccidere, ciascuno si confronta con le bugie e il crimine. Si rovescia così la centralità della relazione tra trama e delitto, privilegiando punti di vista che il genere può talora sacrificare sull’altare dell’intreccio focalizzato su vittima, carnefice, luogo e indagini. Il godibile appassionante scorrere del romanzo diventa l’occasione per decine di acute intrecciate minibiografie. Carlotto non ha usato pseudonimi ed è stato guida e maestro per molti autori, qui suggerisce spunti e appunti autobiografici nella descrizione di Nanà sottoposta al circo della cronaca nera e della tecnica poliziesca. Erudita specifica consulenza per whisky, gin, rum e tequila; generico il rosso abruzzese. In esergo Claudio Lolli, poi la colonna sonora fa canticchiare in più direzioni.

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