L’eredità al tempo del coronavirus

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Una pandemia che porta via la “memoria” dei nostri cari

Questi giorni che stanno tracciando un cambiamento epocale, riflettevo sul fatto che ho avuto un padre giovane, oggi si direbbe precoce; a 18 anni aveva già tre figli a cui badare: me, il mio gemello e mia sorella.

Nonno Peppe, eroe dei nipoti

Nonostante lavorasse tutto il giorno, 24 ore su 24, dopo il lavoro ufficiale, maresciallo dell’aeronautica, poi in campagna e in casa, trovava sempre il tempo di stare insieme a noi, parlarci, raccontarci il mondo, cosa fosse giusto e cosa sbagliato; aperto al dialogo e a tutte le contraddizioni di un’epoca che cambiava.

Un giorno una persona cara mi disse, se sei quello che sei lo devi a tuo padre; quando ripenso a quella frase, a parte l’emozione del ricordo, confermo che da mio padre e mia madre ho avuto tantissimo; un’eredità, forse non materiale, ma di maggior valore: morale, di insegnamenti e di affetti; e come me i loro nipoti: i miei figli e quelli di mia sorella.

Ogni estate, quando i ragazzi tornavano dalla vacanza passata dai nonni, li vedevo più cresciuti, sempre più ometti.

Nel box dove facevamo meno danni!

Così era stato per me: l’eredità morale dei miei genitori e dei miei nonni, di cui porto nel cuore ricordi bellissimi; amore e affetto incondizionato, vero e profondo; identico il ricordo della bisnonna Giulia, che quando mamma ci rincorreva per l’ennesima marachella ci nascondeva sotto la gonna e guai se mamma ci si avvicinava! Le ninne nanne della nonna, le giornate in campagna passate a fare gli scherzi al nonno; le estati con Zia Lidia, con le suore di Patrica, quanti bei ricordi; ricordi ed esperienze che mi sento spesso di raccontare ai miei figli, per tramandare loro quel background che arricchisce il cuore e la vita.

bisnonna Giulia, aveva 93 anni ma stava avanti a tutti!

I miei “vecchi” mi hanno insegnato a voler bene, rispettare le persone ed essere educato.

Guardando alle nuove generazioni, cui difetta molto disciplina e rispetto per tutti: genitori, professori, chiunque abbia l’ingrato compito di dover fare loro da guida, per non dire delle istituzioni e forse anche per sé stessi, la cosa mi preoccupa molto.

Il mio gemello Massimiliano e io

Alle nuove generazioni è mancata l’interazione con gli anziani. Si è recisa una corda che aveva sempre tenute unita la passata progenie.

Tante cose poi si metabolizzano e si capiscono con il tempo, quando ci si trova, ad esempio, nelle stesse situazioni e ti scorre tutto come un film; ti rivedi al posto di tuo padre, tuo figlio al posto tuo, e una situazione identica, una generazione dopo; allora capisci tante cose e provi a fare del tuo meglio.

Non è affatto vero che tutto passa e niente resta, perché anche quello che passa continua a vivere in noi, nei nostri ricordi e nel nostro futuro.

Nelle memorie artificiali della nuova società dell’informazione, dei Big Data, dove tutto è memorizzato, manca qualcosa di umano. Si accumulano solo dati, informazioni, spesso illazioni; ma ciò che manca è un affetto, una carezza, un consiglio; un qualcosa che nessun hardware potrà mai dare. Niente e nessuno potrà mai sostituire i nostri “vecchi”.

Zia Lidia, una scuola di vita, con mia moglie e i miei tre moschettieri

In queste ore le cose precipitano. Stiamo perdendo giorno dopo giorno, a causa di un infido killer fantasma, tantissimi anziani.

È inevitabile, che chi si ammala seriamente, debba andare in ospedale, e se si aggrava, debba essere portato in terapia intensiva. Qui la prassi medica sembra dare diritto di precedenza ai giovani, a scapito degli anziani, malgrado siano essi i più fragili. In modo brutale, gli anziani vengono dopo; se non sopravvivono, portati via, su mezzi militari, senza neanche il commiato dei propri cari; senza nemmeno un funerale.

Eppure, essi sono la nostra storia: personale, familiare, sociale, nazionale; essi rappresentano un valore altissimo.

Per questo dico a tutti i giovani che in questi giorni si trovano condannati “ai domiciliari” dal virus, e hanno la fortuna di avere un genitore o un nonno vicini, approfittatene; sfruttate questo tempo, parlate con loro; fatevi raccontare gli episodi della loro vita; ponete loro domande sul futuro; loro hanno la risposta, voi avete l’energia per affrontarlo; non perdete questa occasione!

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