DALLE COOP ALLE CO-APP

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La condivisione etica dei Big Data?

Il Governo per ridarci un minimo di mobilità ci vorrebbe imporre un’app da scaricare sul telefonino per monitorare i nostri spostamenti.

E’ legittimo? E’ giusto?

Molti hanno protestato ritenendolo un attentato alla propria libertà.

Gli è stato risposto che il timore era infondato. Non tanto perché l’iniziativa non rappresenta una minaccia della libertà della persona; ma perché questa libertà l’abbiamo già persa da tempo, da quando affidiamo a multinazionali come Google tutti i nostri dati.

Siamo tutti controllati, o meglio controllabili, da società incontrollabili. E allora, di che ci lamentiamo?

L’argomento è di grande attualità ed è stato di recente approfondito da Vanni Rinaldi nel libro “Dalle coop alle co-app” pubblicato nei mesi scorsi da RUBETTINO con cui egli prova a porvi rimedio. Almeno in parte. L’autore, partendo dalla constatazione che in un mondo sempre più fatto di dati digitali e disintermediazione, in cui ogni giorno ognuno di noi cede informazioni sensibili in modo più o meno inconsapevole, occorre lavorare per costruire concretamente un nuovo rapporto che sia davvero virtuoso e paritetico tra utenti e piattaforme, tra singoli individui e giganti del web che le utilizzano nei campi più disparati – dalla sanità ad ogni branca dell’economia – per massimizzare i loro profitti. Chi meglio della cooperazione – con la sua storia secolare di unione dei deboli e degli oppressi per uscire dallo sfruttamento – può esercitare questo ruolo in modo fattivo e regolato? Esempi in giro per il mondo ne esistono già numerosi dagli Stati Uniti, alla Svizzera, fino alla Nuova Zelanda.

Ma è in Europa che per la prima volta si può realmente mettere a sistema un progetto largo ed inclusivo per la tutela dei dati e della privacy dei 500 milioni di cittadini -consumatori.

Infatti, in aiuto a questa visione recentemente è arrivata la General Data Protection Regulation (GDPR) voluta dall’Unione europea come strumento di “empowerment,” trasparenza e tutela nel rapporto impresa-consumatore che sancisce il diritto alla proprietà dei propri dati digitali in quanto parte essenziale dell’identità di ognuno di noi.

Dunque se il dato sei tu, chi può darti di più?

Il libro intende esplorare questa strada con una prima parte in cui fa un breve excursus teorico sulla transizione digitale e sul valore sociale dei dati e la necessità di condividerli in forma collettiva per poi passare a raccontare le esperienze avviate che mostrano l’inizio di una vera e propria mutazione genetica della cooperazione: dal vecchio modello analogico della Coop al nuovo modello digitale delle piattaforme digitali cooperative, le Co-app. Per finire domandandosi quanto può essere realizzato innovando l’attuale modello cooperativo: delineando così il futuro ruolo del “socio mutualista digitale”.

Il tutto raccontato attraverso i tanti personaggi protagonisti di questa rivoluzione (Jaron Lanier, Alex Pentland, Sebastiano Maffettone, Jeremy Rifkin, Yochai Benkler, Trebor Scholz, Ernst Hafen) e i loro progetti, alcuni dei quali incontrati lungo le diverse tappe del viaggio che il libro ripercorre cronologicamente. La transizione dalla Coop alle Co-app è dunque l’evoluzione di un’intuizione che consente di mantenere inalterate le radici ideali e di partecipazione del modello cooperativo ma allo stesso tempo le adatta al mutare del contesto economico e sociale per continuare ad esercitare il suo ruolo storico di unione e riscatto dei più deboli anche ai tempi della rivoluzione del web. Una strada alternativa al capitalismo estrattivo e feudale della gig economy per permettere di creare attraverso le nuove tecnologie digitali valore condiviso e rilanciare una vera e propria “Rinascita cooperativa digitale” che sia in grado di coniugare libertà, pluralismo, democrazia e responsabilità all’interno di moderne piattaforme digitali cooperative a disposizione di tutta la società, soprattutto in un momento di crisi come quello generato dalla pandemia Covid 19. Il saggista israeliano Youval Harari ha scritto recentemente sul Financial Times che “siamo di fronte a scelte particolarmente importanti, la prima delle quali è tra sorveglianza totalitaria e rafforzamento dei diritti dei cittadini”. Riferendosi all’uso dei dati digitali che diversi governi stanno facendo, e altri come quello italiano, si apprestano a fare, per controllare la pandemia di coronavirus ha poi sottolineato come “la tecnologia può servire non solo ai governi per controllare i singoli ma anche ai cittadini per controllare i governi. Nelle parole di Harari si può leggere un indicazione verso quel “patto digitale” tra cittadini e governi, indicato con chiarezza nel libro di Rinaldi, e che sarebbe fondamentale per uscire da questa crisi epocale: condividere per un uso sociale ed etico, dei dati digitali personali, in modo che divengano un bene comune e aiutino a risolvere anche tutti gli altri problemi che la pandemia avrà ingigantito, primo fra tutti la salvezza di milioni di vite umane attraverso la realizzazione di un vaccino, che sia però di tutti e a disposizione di tutti e non di proprietà di pochi per venderlo ad alcuni.

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