Il pensiero bianco

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Il pensiero bianco. Non si nasce bianco, lo si diventa
Lilian Thuram
Trad. di Marco Aime e Maria Elena Buslacchi
Storia e Politica
Add Torino
2021 (orig. 2020)

Mondo. Da poco meno di mille anni. Consapevoli o meno, noi bianchi tendiamo a ragionare e agire attraverso un pensiero razzialista bianco, con il quale abbiamo permeato anche opinioni e percezioni dei non bianchi, oltre alle relazioni sociali di gran parte dei paesi del pianeta. Il meccanismo è paragonabile a quello che porta alla dominazione degli uomini sulle donne, gerarchie e ruoli introiettati, dei quali pochi sono soggettivamente colpevoli, ma che quasi tutti usano normalmente e danno per scontati. Occorre studiare la “bianchezza”: in che modo i bianchi, che rappresentano il 16,8% della popolazione mondiale, vivono il fatto di dominare i non-bianchi, sia all’interno delle rispettive società sia come costante nelle relazioni internazionali? In che modo tale dominazione ha cambiato volto nel corso dei secoli (prima e dopo il 1492)? Come e quanto esiste un senso di appartenenza razziale nei nostri paesi occidentali? Il pensiero bianco non è solo il pensiero dei bianchi, anche i non bianchi lo hanno interiorizzato; non è una questione di pigmentazione della pelle (bianca non esiste, di chiare a migliaia o milioni e tutte diverse), è un modo di stare al mondo almeno dai tempi delle Crociate. Prendere coscienza della prospettiva da cui pensiamo e parliamo – sono un uomo, sono una donna, sono più chiaro, sono più scuro, sono credente (cattolico o musulmano o ebreo o altro), sono ateo – è il primo passo per capire che parliamo di presunta “scoperta” delle Americhe, schiavitù, colonizzazione, razzismo e globalizzazione sempre attraverso distorsioni storiche e culturali molto radicate. Il pensiero bianco è il filtro ideologico che è stato imposto a tutti da una storia raccontata da minoranze avide e interessate, con la complicità, più o meno passiva o esitante, di una gran parte di coloro che ne traggono beneficio. Noi compresi, me compreso. Basta indifferenza, neutralità, complicità!

Splendido libro quello del grande atleta francese Lionel Thuram (Guadalupa, 1972), uno dei più straordinari giocatori di calcio degli ultimi decenni (1991-2008), che, appena attaccate le scarpette al chiodo, ha promosso la fondazione Éducation contre le racisme, pour l’égalité. Il suo ultimo volume è uno zibaldone di informazioni, citazioni, spunti e vicende di imposizioni e ribellioni, ben organizzato in tre parti: la critica alle narrazioni storiche dal solo punto di vista bianco; l’analisi scientifica del razzismo sistemico nelle società contemporanee, a partire dall’esperienza francese; eventuali pensieri e possibili forme per diventare tutti (più) umani. Nel retro della copertina e della quarta, un’immagine: la carta di Peters, capovolta, la lunga immensa Africa al centro (lì tutti abbiamo avuto origine, siamo tutti migranti africani), la piccola Europa in basso, ci impone di moltiplicare i punti di vista geografici e storici. La cultura della cancellazione è stata messa in atto dai colonizzatori (travestiti da civilizzatori), non è un fenomeno recente. E anche la stragrande maggioranza dei pensatori illuministi non condannò né la ferocia della tratta né l’idea che i neri fossero considerati inferiori. I 64 articoli del Code noir rimasero in vigore dal 1685 al 1848, anche dopo, nei fatti. La classificazione degli esseri umani in diverse razze e la loro gerarchia sono state create per giustificare la supremazia bianca, per trasformare le persone bianche nella norma cui tutto deve fare riferimento. L’intento è stato raggiunto anche se le regole dell’Apartheid sono state via via abolite. Il pensiero bianco è innanzitutto maschile: nella conquista e nel possesso del corpo femminile troviamo la convergenza tra machismo e razzismo. Non abbiate paura: non c’è odio o settarismo in Thuram; storia, diritto, geopolitica, biologia, psicologia, sociologia, economia, climatologia, filosofia, letteratura e segnala sempre che qualcuno si oppose a un certo pensiero bianco, in ogni epoca, anche bianchi. Essenziali riferimenti biografici e molti cenni sull’Italia; la copertina è coerente col testo, non bellissima. In fondo ricca bibliografia e accurato indice dei nomi (davvero tanti e appropriati). Smacchiamo, allora, il pensiero bianco e condividiamo pensieri umani, solidali, di specie sapiens in mezzo a tante differenti specie vive in ecosistemi vitali!

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