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PILATO: L’ABRUZZESE CHE GIUSTIZIO’ GESU’

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Come Carneade (1) divenne famoso perché citato da Manzoni con la celebre frase: “Carneade chi era costui?” così la notorietà di Ponzio Pilato è dovuta alla frase del Credo: “Patì sotto Ponzio Pilato”.
Tra Carneade e Pilato si suole riscontrare una affinità: lo scetticismo.
Secondo Carneade nessuna teoria può essere data per scontata, essa potrà sempre essere negata e siccome non si può pervenire ad un’unica, vera soluzione di un problema, un soggetto decide e agisce non secondo giustizia, ma secondo utilità: tra diverse soluzioni si accoglie quella che appare più utile.
Nel dialogo tra Gesù e Pilato, Gesù dice di essere la verità, al che Pilato replica: “cosa è la verità?” e non attende alcuna risposta.
Al dogmatismo religioso ebraico si contrappone il classico scetticismo romano: stante l’impossibilità umana di conoscere la verità, per decidere o agire si adotta il criterio dell’utilità.
A Pilato non interessa la verità, preferisce accontentare la folla e il sinedrio: alla ricerca della verità preferisce una soluzione utile.

Ma chi era Ponzio Pilato, che passò alla storia solo per aver condannato Gesù (unico dato certo della sua vita oltre ad essere stato governatore della Giudea negli anni 26-36 d.C.)? Come arrivò ad essere nominato prefetto della Giudea?
Notizie, non convalidate da dati ineccepibili, ci dicono che Ponzio Pilato era
abruzzese, nato nel 12 a.C a Bisenti in provincia di Teramo, alle falde del Gran Sasso centro – orientale, nella Vallata del Fino, fiume di appena 49 Km che dai monti scorre tortuosamente sino alla provincia di Pescara confluendo nel fiume Taro con il quale poi forma il fiume Saline.
Ponzio era un cognome sannita. Secondo Livio, Gavio Ponzio Selenita nel 321 a.C aveva sconfitto i romani alle Forche Caudine. A tale condottiero è attribuita una testa di bronzo scoperta nel 1847 nei pressi di Vasto, in provincia di Chieti, e conservata a Parigi nella Bibliothèque Nazionale.
Successivamente si menziona un certo Quinto Ponzio Aquila, tribuno della plebe e luogotenente di Decimo Bruto, uno dei congiurati che nel 44 a.C assassinarono Giulio Cesare. Ponzio Aquila morì nel 43 a. C nella battaglia di Modena, dove alcuni congiurati si erano rifugiati. La sua famiglia , essendo di origine sannita, fu mandata in esilio nella città di Berethra ( dal greco barattron = baratro ), oggi Bisenti, all’epoca conosciuta anche con il nome di ”palestina piceni”, così detta perché era un’area colonizzata da Ebrei e Filistei, che dopo la occupazione della Palestina nel 586 a.C. ad opera del sovrano babilonese Nabuconodosor e la conseguente diaspora detta “Esilio Babilonese”, approdarono lungo la costa adriatica, entrando in contatto con la popolazione locale, influenzandone lo stile di vita, la lingua, la cultura, le abitudini alimentari, tra cui l’introduzione dell’ulivo. In quest’area dell’Abruzzo, si parlava l’Aramaico, la cui conoscenza avvantaggiò Pilato nella nomina a governatore della Giudea.
E qui la storia si intreccia con quella di Giulia, la figlia dell’imperatore Ottaviano Augusto. Per la sua vita dissoluta, Giulia era vista come contraria alla politica “moralizzatrice” del padre, e pertanto fu esiliata da Roma. Durante l’esilio, Giulia diede alla luce Claudia, figlia di un ignoto cavaliere romano o, secondo altri, figlia illegittima di Tiberio, suo terzo marito, nata ad Atri (in provincia di Teramo) il 6 d. C.
Sedicenne, Claudia conobbe Ponzio Pilato, il quale chiese a Tiberio di sposarla. Così, Pilato si imparentò con la famiglia dell’Imperatore e, grazie ai buoni uffici di Claudia, nel 26 d.C. fu nominato governatore della Giudea.
Come detto, la nomina di Pilato può essere stata favorita anche dal fatto che
conosceva l’aramaico: nel racconto dei Vangeli infatti Pilato e Gesù dialogano direttamente e non tramite un interprete.
Al seguito di Pilato vi erano legionari abruzzesi inviati in Palestina perché ne conoscevano le tradizioni e la lingua ; ed infatti negli Atti degli Apostoli si accenna ad una “Coorte italica” (2) ed a una “Coorte augusta” (3).
Della Coorte italica faceva parte anche il centurione Longino di Lanciano, che seguì la fine della vita di Gesù, diventandone testimone di fede, ed il centurione Cornelio di Mutignano, frazione di Pineto in Provincia di Teramo.
Era detta Coorte italica, in quanto il nome “Italia” stava ad indicare le popolazioni del centro sud che si opponevano all’avanzata dei romani: a Corfinio in Abruzzo per la prima volta venne coniato il nome ITALIA in una moneta d’argento (conservata nel museo civico), che durante la Guerra Sociale (91-88 a.C) dava atto della unione degli italici , che rivendicavano da Roma il riconoscimento dei diritti di cittadinanza.
Il Governatore della Giudea con la sua corte era solito risiedere a Cesarea e a Gerusalemme si trasferiva durante le feste della Pasqua, per assicurare l’ordine pubblico in una popolazione piuttosto agitata e in cerca di profeti e di liberatori.
E fu alla Pasqua del 33 (o 30) d. C. che Ponzio Pilato deve la sua fama, perché di lui non sono storicamente noti altri episodi.
Nel 36 d. C. fu sollevato dall’incarico di governatore e di lui con certezza non si sa più nulla.

Si dice che si sia convertito al cristianesimo (4) per opera di sua moglie Claudia Procula, che, come riferisce il Vangelo (5), difese inutilmente la causa di quel “giusto” onde impedirne la condanna. Per tale difesa viene venerata come santa (S. Claudia Valeria Procula) nella Chiesa Ortodossa e lo stesso Pilato è ricordato come martire dalla Chiesa copta e come santo dalla Chiesa etiope.
Al suo rientro in Italia sembra sia tornato in Abruzzo e il ritrovamento di resti di edifici romani in territorio di Fontecchio, in provincia dell’Aquila, hanno affacciato l’ipotesi della villa in cui si ritirò Pilato, tanto che vi è un monte chiamato “Montagna di Pilato”. D’altra parte il ritrovamento delle statue di due leoni risalenti al I sec. hanno fatto nascere l’ipotesi della tomba di Pilato.
Sul monte Vettore nel parco nazionale dei Monti Sibillini In provincia di Ascoli Piceno, nel Comune di Montemonaco, c’è il lago di Pilato, così detto perché lì sarebbe finito il corpo di Pilato, giustiziato per non aver impedito la crocifissione di Cristo: il suo corpo venne da Roma caricato su un carro di bufali e gettato nel lago. Di contro, altri sostengono che fu esiliato e in Svizzera presso Lucerna esiste un massiccio montuoso chiamato Pilatus.
Si dice che molti legionari romani di stanza in Palestina si siano convertiti al Cristianesimo, come dagli Atti degli apostoli vien riferito per Cornelio. Ma più famoso di questi fu Longino (nativo in Abruzzo), nome (che deriva dal greco lonche = lancia) attribuito al militare romano che, prima che il corpo fosse sepolto, colpì Gesù sul fianco per assicurarsi che fosse morto e che riconobbe la natura divina esclamando: “Veramente costui era figlio di Dio” (6). In ricordo del centurione che la sua città natale (Anxanum) venne chiamata Lanciano e nello stemma della città è raffigurata una lancia. Longino è stato fatto santo e il suo culto è tuttora presente.
Esiste anche una versione, secondo la quale Longino, tornato in patria, portò con sé il sangue di Gesù, che si conserva in Mantova nella basilica di S. Andrea, costruita nel posto dove il santo subì il martirio, a causa della predicazione del cristianesimo (7).

1 V. “Carneade chi era costui” in questa Rivista 24 ottobre 2018
2 Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica (Atti degli Apostoli, 10)
3 Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l’Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio, della coorte Augusta (Atti degli Apostoli, 27)
4 A favore di Pilato si riferisce: “Giuseppe di Arimatea…. chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.Pilato lo concesse” (Giovanni 19,38). “Giuseppedi Arimatea …… andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato …… concesse la salma a Giuseppe” (Marco,15, 43). “Un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe …… andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato” (Matteo, 27, 57). “Pietro disse al popolo …… il dio di Abramo …. ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo (Atti degli Apostoli 3, 12)
5 “Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno per causa sua” (Matteo, 27,19)
6 “Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:  “davvero costui era figlio di Dio” (Matteo 27, 53). “ Allora il centurione, che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: veramente quest’uomo era figlio di Dio”. ( Marco 15,39). “ Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: veramente quest’uomo era giusto” (Luca 23, 47)
7 “Venuti però a Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno di soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Giovanni 19,33)

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