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Governo o …. opposizione e a chi?

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Stato confusionale nella maggioranza alle prese con la legge finanziaria

Il passare dei giorni, alle prese con le cruciali questioni sul tappeto, come Ilva e Alitalia per fare un esempio e come la legge di stabilità (quella che una volta si chiamava finanziaria), sta facendo emergere sempre più la divaricazione esistente tra i partner del governo giallorosso. Al di là di forzate e scontate esortazioni a lavorare insieme, appare sempre più marcato il disallineamento tra le due componenti le cui direzioni divergono pressoché su tutto, tranne ovviamente la volontà di restare al governo il più possibile.
L’esplosione di migliaia di emendamenti alle Camere sui provvedimenti economici non provenienti dalle forze di opposizione cosa che sarebbe naturale e fisiologica, ma dalle fila della maggioranza, dà una dimensione plastica di quanto sta accadendo. Ad aggravare il quadro dell’alleanza anche un altro particolare: la fase di profonda evoluzione/involuzione che pervade i due partner.
Il movimento cinquestelle in fase calante ed esplosiva con la base dei militanti in rivolta contro l’establishment e il capo politico e il tentativo di quest’ultimo di resistere alla delegittimazione richiamando i punti di forza dei grillini, tutti però rigorosamente contrari alle linee concordate (?) con l’alleato. Uno sforzo probabilmente valido sul breve periodo ma che già nel medio, dopo il voto in Emilia Romagna ad esempio, potrebbe essere inutile soprattutto in presenza di un ulteriore calo di consensi.
Il Pd, fresco di fuoriuscita dei renziani, sembra pervaso dalla necessità di apparire altro dall’ex premier rispolverando vecchi rituali e vecchi schemi (pensiamo all’inclusione) riverniciati a nuovo, favorendo anche forme “spontanee (?)” di ribellismo contro quelle che vengono definite in tipico stile d’antan “le destre”. Un impegno assiduo per il leader ma che difficilmente potrà dare i suoi frutti essendo in rotta di collisione con quello che nel paese si vorrebbe che fosse un partito moderno, impegnato nel conciliare lo sviluppo con la giustizia sociale e questo nel concreto non nel semplice richiamo alle grandi battaglie, ai vecchi e cari slogan rivisitati ma sempre uguali a se stessi. Un partito che non riesce a ritrovare il suo ruolo e che rischia di perdersi definitivamente con grave rischio per gli equilibri generali.

L’azzardo dell’alleanza con i grillini non sembra dare smalto e per il Pd potrebbe essere un pericolo micidiale in termini di credibilità. Vana dunque la speranza di porsi come argine alle destre considerando che i numeri mostrano come metà del paese vota i partiti di quest’area. Una condizione di minorità che non viene certo alleviata dalle consuete conventio ad excludendum: ieri contro il cavaliere, oggi contro Salvini e, persino, contro l’area renziana spesso delineata come peggiore del leader leghista! Una serie di sviste che spiegano lo stato di confusione del partito e ne minano le prospettive: E questo anche se se il voto emiliano-romagnolo dovesse manifestarsi positivo.
Insomma, ogni giorno non si riesce a capire se chi è al governo è anche
all’opposizione di se stesso verrebbe da dire ed in continua lotta con l’alleato. Una fibrillazione che appare pericolosa di fronte a sfide come quelle attualissime e gravi di Ilva e di Alitalia, ma anche in prospettiva per quelle che già si affacciano. Tutto questo mentre le misure assunte privilegiano di più la spesa ma non l’impresa e la coperta appare sempre più corta per far fronte agli impegni necessari; a mantenere il dialogo positivo con l’Europa che attende il rispetto non solo formale dei canoni comuni in economia; a dare un segnale (per ora è l’opposto) di intaccare la montagna del debito pubblico, vero handicap per ogni politica di sviluppo e crescita. E questo in un quadro unitario del paese mentre la spinta leghista avanza e il capo politico dei cinquestelle continua a porsi come novello Masaniello a difesa del sud.
Unico elemento di riequilibrio la non completa evoluzione del fronte del centrodestra dove la Lega è ormai la forza egemone e con Fratelli d’Italia spinge di lato quel che resta di Forza Italia e del liberalismo moderato. Un dato che alimenta timori in parte dell’elettorato in attesa che il leader leghista prosegua nella sua metamorfosi verso un habitus più equilibrato cartina di tornasole della sua possibilità di guidare ora l’opposizione, domani un futuro esecutivo.
Resta intanto, la sensazione straniante di avere nel paese più governi effettivi e possibili, una divisione territoriale tra centrodestra e centrosinistra, un movimento grillino che appare come una scheggia impazzita e che nel confronto locale mostra sempre più la corda di una presenza mai realmente consolidatasi e soprattutto mai curata con attenzione. Il confronto politico poi continua a manifestare comportamenti di tipo muscolare e a privilegiare muri contro muri che, come ben si comprende, non portano da nessuna parte ed indeboliscono il tessuto stesso della società dando origine, ad esempio, a derive inaccettabili come quella che ha visto protagonista suo malgrado la senatrice Segre fatta oggetto di attacchi insensati e violenti frutto di un pressappochismo storico e politico che si riteneva superato e che invece si alimenta nel clima di scontro continuo e nella contrapposizione pura e semplice. Un caso che descrive il degrado della politica da un lato, e lo sfilacciamento della società dall’altro. Una confusione pericolosa per tutti e per il paese, al di là di ogni differenza e di ogni idea!

di Roberto Mostarda

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