Cronaca

LA REGINA PERDE IL PELO

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Basta pellicce!!

Visoni, volpi, castori, leopardi, lontre, orsi: basta!

Ordine tassativo di Elisabetta II è quello di bandire dal suo guardaroba tutto il “pellame”.

Dopo aver ordinato  che il colbacco nero  delle guardie scelte a protezione del palazzo reale, non deve essere più di “vera pelle d’orso”, a 93 anni la regina ha preso la storica decisione di non utilizzare pelli di animali.

La svolta epocale è avvenuta in occasione dell’uscita del libro di Angela Kelly, già assistente di Sua Maestà per l’abbigliamento. In realtà la Kelly ha scritto che la sovrana, molto amante degli animali, non ha mai gradito le pellicce, poiché erano il risultato dello scuoiamento di  povere bestiole.

Terrà solo l’ermellino  bianco, imposto dalla tradizione per l’inaugurazione del Parlamento di Westminster.

Dobbiamo osservare che, televisivamente parlando, proprio il bianco è il colore peggiore, poiché diffonde sempre un alone, quasi una nebbiolina, intorno al vestito. Per fortuna la TV a colori ha mitigato il difetto,  disastroso quando  era in bianco e nero. 

A proposito di disastri, una volta, un operaio romano che gestiva i cavi di alimentazione della corrente,  in una diretta televisiva da S. Pietro, vedendo avanzare il Santo Padre con un manto di ermellino, si avvicinò sussurrandogli discretamente: “ Santità, se pò cambià la mantellina perché il bianco spara…!”

Meravigliato stupore si lesse sul volto del Pontefice che non capì il gergo tecnico dell’operaio e, non avendo individuato difetti sul mantello, proseguì il percorso verso l’altare, con un po’ di disappunto del manovale per il suo insuccesso.

Buckingam Palace ha confermato che Elisabetta d’ora in poi indosserà solo capi di abbigliamento sintetici, specificando che,  in definitiva, la sovrana è una donna molto semplice (a very modest lady), per cui questa decisione non le comporta alcuna rinuncia.

Quello che di vero cuore si augurerebbero i romani, sarebbe di far continuare a vivere le pellicce di “rat mousquet” per sfoltire quegli eserciti di toponi che ormai imperversano per la città, nelle cantine, nelle soffitte, sguazzando da padroni su e giù per il “biondo Tevere”, incuranti dei veleni che la moderna ricerca ha creato per loro, ma, ai quali si sono immediatamente assuefatti come se fosse cibo da strada.

Viva le pellicce di rat mousquet?? 

di Luisanna Tuti

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