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Giuseppi e Giggino, divisi a … Berlino

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Sempre più difficili le convivenze nel governo. Il guado del Pd

Dobbiamo confessare che le riflessioni settimanali sulla situazione politica nazionale divengono sempre più articolate, complesse e soprattutto difficili. Troppi, discordanti, confusi gli elementi che entrano in gioco. Troppe le variabili che intervengono, assente una vera e propria linea strategica dell’esecutivo, peraltro già nelle premesse dell’intesa dei 29 punti che sembrava perfetta per non conciliare l’inconciliabile se così possiamo dire. Si partiva da un movimento cinquestelle già in difficoltà e dove la leadership di Di Maio cominciava a perdere colpi, per arrivare ad un Pd in crisi di identità con la successiva frattura con la componente renziana ed impegnato nella nuova segreteria a ridisegnare il perimetro della sinistra con la inevitabile postilla che nessuno sembra sapere esattamente cosa ciò significhi.
Dalla fotografia a suo modo “storica” della situazione di pochi mesi fa ad un oggi ancora più caotico. Basta leggere gli articoli più influenti sugli organi di stampa o le considerazioni sui mezzi di informazione in genere di esponenti dei vari partiti e movimenti per comprendere senza infingimenti che il sonno della ragione sta generando mostri. E’ inquietante ascoltare uno stillicidio di dichiarazioni di persone della cui esistenza in Parlamento nessuno aveva contezza, infarcite di apodittiche certezze sulla coerenza e linearità dei propri leader e del proprio gruppo. O ancora avvertire il senso di inadeguatezza di costoro in un immaginario che sembra quello della casa che brucia e vede fuggire i topi, oppure la sindrome del Titanic, ovvero l’insano balletto nelle sale sontuose del transatlantico (ogni riferimento a quello parlamentare della Camera è evidentemente voluto) mentre là fuori, sul ponte di comando, al freddo del mare artico, comincia a delinearsi la sagoma spaventosa dell’iceberg, nel nostro caso le elezioni locali, le prime tra pochi giorni in Emilia Romagna.
Che si avverta un profondo sentimento di inadeguatezza è evidente e inversamente proporzionale alle frasi di circostanza dei tanti leader in cerca d’autore. Tutto questo mentre la congiuntura internazionale richiederebbe sia in Europa che fuori, una leadership capace di dare del paese un’immagine sostanzialmente coerente e autorevole. Pia illusione! Tutti in questo momento guardano il proprio ombelico e l’inazione che ne consegue sta relegando l’Italia nelle seconde file anche in teatri cruciali come la Libia e in genere il Mediterraneo, non mare nostrum, ma semplicemente spazio geografico dove la penisola insiste da millenni e nel quale si svolge e si afferma il nostro peso nel consesso dei popoli.
Che cosa accade, lasciando per un momento l’economia e gli altri nodi strutturali in disparte?
Accadono diverse cose. Sul fronte delle elezioni locali la Lega di Salvini tenta il tutto per tutto( con ciò intendendo anche l’accelerazione sull’autorizzazione a procedere per il caso Gregoretti e il corredo di ipocrisie degli ex alleati pentastellati) per dare la spallata al governo o quanto meno a predisporsi ad essa stante la fibrillazione della maggioranza. Accade che Forza Italia in cerca di spazio e Fratelli d’Italia in attesa di conferme della propria crescita, avvertano la possibilità di ricontrattare con il leghista i pesi e le misure del centrodestra a seconda di come si svolgerà la tornata elettorale amministrativa.
Ma soprattutto accade che queste vicende stanno manifestando il loro effetto anche sulla coalizione di governo e sui partiti e movimenti che ne sono protagonisti. Con in più l’irruzione teleguidata e ipocrita anch’essa delle sardine che tutto sono meno che uno spontaneo movimento di massa come azioni e dichiarazioni del suo esponente di punta stanno manifestamente dimostrando.
Per il Pd se non è l’ultima spiaggia certamente è una di quelle che alla fine si avvicinano. Il partito nuovo di Zingaretti infatti altro non è che il tentativo di superare lo stato comatoso dell’attuale formazione. Solo che per farlo sta rivitalizzando i morti viventi della sinistra radicale, consegnati dalla storia recente all’irrilevanza e che invece complici anche la sardine stanno in tutta evidenza rialzando la testa e la voce.
Dove porterà tutto questo nessuno lo sa, anche se una cosa appare chiara. Dalla fine del Pd attuale nascerà una forza politica che avrà nei miti e nei ricorsi della sinistra il suo dna, fatto di “resistenzialismo” ottuso e senza spessore, di ostracismo conseguente come aristocrazia che cerca nella Costituzione quello che serve per ossificare e ingessare il sistema. In una parola un partito che non saprà ancora una volta aprirsi alla società vera, a quella percorsa da incertezze e dubbi di ben altro spessore che passare il tempo a fare girotondi dove Salvini fa i comizi. Puro teatro e neppure d’avanguardia come ci si aspetterebbe, ma di terz’ordine! Uno spettacolo
francamente triste per chi ha nei valori cosiddetti progressisti una convinzione precisa.
Tutto questo apre un’autostrada, altro tema è se verrà utilizzata dagli italiani, ad un’area di centro dove i pretendenti rischiano di affollarsi e di contrastarsi l’un l’altro soprattutto in relazione a leggi elettorali proporzionaliste. Da una parte Italia Viva, dall’altra Forza Italia e succedanei. Ma questa è una storia che forse racconteremo in futuro, anche prossimo.
Last but non least, i cinquestelle. Nel dispiegarsi di un suicida falò delle vanità, la crisi endemica e forse nello stesso dna iniziale del vaffa, sta avvicinandosi al punto di non ritorno indicando una frattura principale, quella tra Giuseppi (il premier) e Giggino (il responsabile della Farnesina). Il primo va avanti pensando alle sue magnifiche sorti e progressive di notaio o avvocato d’Italia, ondeggiando verso il Pd o quel che ne resta. Il secondo alle prese con la prima vera crisi del movimento infrantosi contro il potere. L’eclissi del guru fondatore e le contorsioni del guru ereditario, insieme alla disaffezione della base, mostrano la tela ormai strappata. E dopo i tuoni contro i ribelli (con frasi storiche come in tre se ne vanno su 360) e mentre le uscite sembrano un bollettino quotidiano, ora si parla di passo indietro e di nuova gestione collegiale o simili (le ultime notizie lo vedrebbero dimissionato e con reggenza al senatore Vito Crimi). Come per il Pd – in questo caso con tempi e modi straordinariamente contratti – la stalla potrebbe essere stata chiusa troppo tardi rispetto alla fuoriuscita dei buoi!

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