La parola

CATARSI

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La parola della settimana

Affermare in questo tempo segnato dall’ignoto e dall’invisibile, rappresentato da un entità virale di dimensioni nano micrometriche, quel che sarà domani, il dopo, una prospettiva incerta e che sembra quasi allontanarsi giorno dopo giorno, mentre aumenta l’angoscia e la paura del presente, non è certo semplice. Anche perché in quel dopo resterà il dolore e la sofferenza per chi non c’è più trascinato via dall’onda del morbo e del contagio. Un pathos che non ci lascerà mai più avendo attraversato letteralmente un deserto di incertezza e la sensazione di essere indifesi di fronte al destino.

La storia dell’umanità, però, ci indica la via, stretta magari, ma reale. Dopo ogni tragedia, dopo ogni tsunami, con il fardello affannoso di un’eredità dolorosa, donne e uomini provano a guardare avanti, oltre l’ostacolo, oltre quella montagna che sembrava insormontabile. Senza retorica qualcuno ha sottolineato: nasciamo per vivere, non solo per avviarci alla morte che pure resta il fine ultimo dell’esistenza. E in questo cammino della vita che ci è concesso abbiamo il privilegio e anche il dovere di vivere accanto ai nostri simili provando a dare il meglio di noi stessi, soprattutto nelle difficoltà.

Se un insegnamento, ma anche un monito, ci viene dalla pandemia è che attraversata la selva oscura, la tragedia, dobbiamo sperare e ritenere possibile tornare  “a riveder le stelle” come recita l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. E in questo cammino tortuoso possiamo riavvicinarci ai sentimenti che fanno la differenza nei rapporti umani, quel servir virtute e conoscenza che rappresenta l’altezza possibile dell’uomo, non in contrapposizione alla natura, ma ad essa affiancato con il grande compito di comprenderla e rispettarla. Se anche solo in parte ci si riuscirà, quel che ci sta accadendo non sarà avvenuto invano.

Quel che l’umanità, divisa e rissosa, dovrà affrontare sarà in sostanza una vera e propria catarsi. Un passaggio difficile ma ineliminabile verso il futuro. E’ già successo in diverse epoche anche se poi la memoria dell’umanità improvvisamente si accorcia e ci si dimentica tutto. Per questo la storia è stata indicata come magistra vitae, perché conoscendo e sapendo che cosa è avvenuto si può tentare di affrontare e superare l’oggi.

La parola scelta questa settimana allora ci porta alle origini della nostra civiltà e cultura. Catarsi è vocabolo che deriva dal greco katharsis che vuol dire letteralmente «purificazione».  Nella religione dell’antica Ellade, nella filosofia pitagorica e in quella platonica, con esso si indicava sia il rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo contaminato, sia la liberazione dell’anima dall’irrazionale. In particolare, secondo Aristotele, la purificazione dalle passioni, indotta negli spettatori dalla tragedia. 

Nella storia dell’estetica, poi essa indica l’azione liberatrice della poesia che purifica dalle passioni. Pensiamo a Benedetto Croce, ad esempio per il quale essa è il momento supremo dell’intuizione poetica. Il valore ampio con il quale più ci si incontra è il senso generico di purificazione, come liberazione dalle passioni. Catarsi è anche termine della psicoanalisi, nella quel indica il processo di totale o parziale liberazione da gravi e persistenti conflitti o da uno stato di ansia, ottenuto attraverso la completa rievocazione degli eventi responsabili, che vengono rivissuti, a livello cosciente, sia sul piano razionale sia su quello emotivo.

Non è certo pensabile una catarsi di massa, trattandosi soprattutto di percorsi personali, soggettivi, eppure la sensazione di volersi liberare di qualcosa, che in questo momento ci affanna e ci addolora, è presente in tutti da una parte all’altra del mondo. E’ come se l’intera umanità sentisse il bisogno di andare oltre, di superare l’ostacolo, di liberarsi dal’ossessione e dalla paura ancestrale di questo ignoto che ci circonda e ci minaccia.

Come sempre, il rischio di scorciatoie e di sistemi per condizionare questo percorso individuale e collettivo allo stesso tempo, è palpabile negli atteggiamenti di leader politici, di autocrati, di dittatori. Come sul piano prepolitico è facile lasciarsi andare a filosofie posticce di guru e ciarlatani che hanno sempre popolato l’onirico umano in cerca di soluzioni facili ed eterodirette. Qualche danno dovrà essere messo nel conto, ma l’umanità di oggi ha gli strumenti per far fronte a questi pericoli e ricondurli per così dire alla ragione, a quella che si indica come nornalità.

La minaccia del virus è una minaccia oggettiva, non nasce da colpe umane ma da comportamenti che ne hanno liberato la potenza malefica per errore o disattenzione. E, soprattutto, non esiste qualcuno dei nostri simili che sia il colpevole, il destinatario della collera che nasce dalla paura. Siamo tutti allo stesso tempo vittime indifese e soggetti capaci di affrontare il pericolo, tutti insieme. Meno divisioni ci saranno e meno il virus pandemico l’avrà avuta vinta!

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