Cronaca

Interessi nazionali e “conti” privati

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Le note stonate del dibattito politico nazionale

La regola non scritta ma da tutti compresa senza troppe spiegazioni e ad ogni livello è che in una situazione tragica umanamente e drammatica sotto tutti i profili, sociali, economici, lavorativi, chi ha le maggiori responsabilità si dimostri all’altezza delle sfide e manifesti senza mezzi termini la capacità di decisione oltreché che quella di trasmettere fiducia ai cittadini.

La particolare situazione nella quale ci troviamo non ha similitudini recenti e dunque sarebbe pretestuoso analizzare comportamenti e scelte alla luce di criteri non stabilizzati. Tuttavia, la storia e le ricostruzioni delle fasi più difficili da oltre un secolo a questa parte, ci danno alcune misure di riferimento.

La valutazione di quanto si sta facendo nel nostro paese nel corso dell’emergenza pandemica presenta alcuni elementi interessanti. Alcuni riguardano quello che potremmo definire l’interesse nazionale. In questo quadro, al netto delle possibili critiche sui tempi di reazione, sulle misure di intervento messe in atto, sui ritardi e sulle carenze che avranno il loro tempo per essere affrontati, una volta superata la fase più critica e riavviata la ripresa, la scelta della chiusura del paese, delle sue attività, la quarantena nazionale va ascritte senza dubbio tra quelle che fanno la differenza. Le indicazioni sono state efficaci e le determinazioni chiare, anche al di là di qualche eccesso burocratico che come sempre accade ha reso complicato quello che era più semplice e via dicendo.

Il paese, gli italiani, hanno reagito in modo consapevole e corretto, guidati dalla sensazione concreta di una minaccia reale ancorché invisibile. Il tasso di disobbedienza alle norme cogenti è stato assolutamente contenuto e per così dire fisiologico se paragonato alla stupidità e alla irrazionalità umana in generale. La tragicità degli avvenimenti ha segnato e sta segnando il cammino verso una agognata ma ancora lontana normalità. Si può dunque esprimere una considerazione positiva, legata anche al messaggio istituzionale ricevuto, all’azione eroica di medici e personale sanitario, al coraggio delle forze dell’ordine. Una risposta che fa avvertire ai cittadini l’appartenenza ad una comunità nella quale la sicurezza di ognuno passa per quella di tutti.

Se anche solo una parte di questo ritrovato sentimento comune dovesse sopravvivere al ritorno alla cosiddetta normalità, forse l’Italia potrebbe fare un passo avanti nella battaglia per il proprio futuro.

Questa la parte positiva dell’analisi. Se invece guardiamo all’altra faccia, quella della politica, ci troviamo dinanzi ad una fotografia affatto diversa. Tutti i suoi rappresentanti sembrano partecipare ad una sorta di gioco a rimpiattino. Da un lato l’impegno per l’emergenza, le belle parole, gli intenti conclamati per il futuro del paese. Dall’altro la battaglia strisciante perché quel dopo non sfugga al controllo e non costituisca vanto di qualcun altro. A parti rovesciate è una logica che accomuna sia la maggioranza che l’opposizione. L’inconcludenza del confronto frutto dell’emarginazione sostanziale del Parlamento non fa che complicare il quadro. Così i leader sembrano impegnati in un braccio di ferro che, naturalmente vede l’Europa come terreno di scontro e non come dovrebbe essere, un’ancora di salvezza per le risorse che possono essere liberate per affrontare la peggiore crisi economica e sociale del dopoguerra.

Appare poi evidente lo squilibrio tra la maggioranza e il premier che hanno in mano il potere di intervento e di scelta e l’opposizione  che  al di là dell’ovvia considerazione che vorrebbe rovesciare le parti, si trova in una evidente rincorsa. Con una seconda considerazione che riguarda la guida delle regioni chiave per la ripresa, oggi al centro dell’epidemia, che sono tutte a guida di centrodestra. Una sorta di contrappeso ad uno strapotere tecnico in mano al governo, governo che tecnicamente sarebbe minoranza se gli italiani lo avessero potuto votare. Per Pd e 5Stelle poi una battaglia per la primazia dell’esecutivo nella attuale finzione dei pentastellati maggioranza relativa e dei democratici seconda forza che se si fosse potuto votare sarebbe stata avanti ai grillini. Insomma un vero puzzle confuso che solo la pandemia sta tenendo sotto traccia.

Quello che però maggiormente ha stonato in tutto questo è certamente il comportamento del premier. Non essendo un politico ma avendo fatto da apprendista stregone rapidamente e forse immaginandosi già nei libri di storia, ha assunto i toni di un autocrate che non deve essere criticato e in un’intemerata uscita a canali tv unificati pensando all’ormai consueto aggiornamento sulle misure emergenziali, ha accusato direttamente facendone i nomi  i leader dell’opposizione quasi a cercare un effetto catartico a proprio favore, indicando i reprobi, i bugiardi su un tema come il Mes, il meccanismo salvastati apparentemente vituperato da quasi tutti, ma che nell’ultima versione immaginata per la crisi attuale nessuno ha cercato di spiegare chiaramente, premier incluso. In sostanza si è tolto i sassolini personali dalle scarpe utilizzando un argomento d’effetto, a fini personali, per “conti” privati potremmo dire. Per qualche italiano potrebbe anche apparire l’agire risoluto di chi guida il comune destino. Ma in realtà si è trattato di una occasione persa per dimostrare di essere realmente all’altezza della contingenza.

Con in più un corollario di non poca importanza: il confronto sugli strumenti che l’Europa metterà in campo per superare l’emergenza continentale, compreso il Mes rivisitato, risulterà molto più complesso e difficile avendo mostrato non un paese unito, pur con la consueta vitalità politica, ma solo la faccia di coloro che in questa fase sono al timone e che vorrebbero rimanerci “lucrando” tutto sommato da questa difficile condizione attuale. Un pessimo effetto collaterale del quale dovrebbe essere chiamato a rispondere quando sarà il momento, insieme a quanti non si sono resi conto dello svarione! Non un gesto da statista insomma, ma quello di un politicante in cerca di applausi! 

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