
I poli estremi nei quali ci si muove rendono difficile l’exit strategy
Due sono i poli estremi nei quali il nostro Paese – ma situazione simile si pone e si porrà in tutte le nazioni colpite duramente dalla pandemia di Covid 19 – si trova costretto a muoversi con numerose e pesanti incognite. Da un lato i dati medico-sanitari seppur in miglioramento non consentono di riposare sugli allori essendo palese il pericolo di una nuova esplosione dell’epidemia – dall’altro l’esigenza insopprimibile che in una realtà come quella italiana si innesta su un tessuto economico e produttivo già duramente provato e in difficoltà, di poter dare fiato alle imprese e riavviare la crescita unico rimedio peraltro alle stesse difficoltà complessive.
Il paese è fermo, uno stop che ha impattato su una condizione generale già alle prese con una difficilissima fase di transizione tra modelli produttivi. L’accelerazione dello smart working, del telelavoro, prima a livelli sperimentali sembra ora una possibile via di uscita ma senza un’adeguata filiera e un’adeguata struttura hardware per così dire, non sembra foriera di sviluppi rapidi. La digitalizzazione sta avanzando ma non come dovrebbe e per molte fasce di popolazione lo stesso internet è qualcosa di alieno. La sovrabbondanza di cellulari è un indizio fuorviante, essendo lo strumento più semplice in apparenza, ma l’informatizzazione generale è ancora debole e lo è soprattutto – malgrado passi avanti costanti – proprio in quelle strutture pubbliche che sole possono in questo momento costituire un asse sul quale basare ogni decisione. Tutto questo al netto de una burocrazia che rende ogni semplificazione una complicazione successiva. Non per malvagità, beninteso, ma per l’intrinseca incapacità di tradurre in semplicità persino le indicazioni più banali o comprensibili. Palmare in questo ambito le autocertificazioni e gli stessi decreti della Presidenza del Consiglio. Si continua ad avvertire la presenza di quell’immaginario ufficio statale dedicato alla “complicazione affari semplici” che qualche decennio fa faceva sorridere nelle barzellette tra la gente in fila negli uffici. Ora le file sono virtuali, ma tant è!
Il tentativo di riavviare il paese, le aperture programmate e future per settori sono tutte da verificare per quanto detto sopra e allo stesso tempo per la difficoltà di capire sino in fondo che cosa è accaduto in campo medico, negli ospedali, nelle Rsa, in tutti i gangli vitali del sistema sanitario. La prova è stata durissima, le strutture quasi al collasso ma l’abnegazione e l’eroismo senza retorica di chi è in prima linea hanno consentito di mantenere quasi ovunque un controllo ragionato. Ora però è tutto il paese, tutto il sistema che deve comprendere che cosa abbiamo davanti.
Ecco perché il collegamento tra i due poli estremi è talmente stretto da rendere tutto difficile e rischioso. La pandemia non è superata, il virus non è ancora conosciuto come si dovrebbe per attaccarlo e sconfiggerlo. Proprio di recente il direttore aggiunto dell’Oms, l’italiano Ranieri Guerra – da mesi in contatto con le autorità della Protezione civile e con il governo – ha definito Covid 19 un mostro dalle molte teste, un nemico micidiale dinanzi al quale siamo ancora indifesi anche se forse per la prima volta la ricerca in tutto il mondo sta superando egoismi e steccati per arrivare al risultato che tutti auspicano. Ma non sarà né facile, né semplice in termini di tempo. E poi occorre pensare a cosa fare per vaccinare l’umanità, non il singolo paese. Il virus sembra infatti impattare ad ogni età e tutto il sistema del corpo umano. I dati indicano che l’85 per cento della popolazione potrebbe averlo contratto senza conseguenze, tuttavia se trasformiamo il restante 15 per cento in persone, abbiamo davanti centinaia di milioni di donne, uomini, giovani e anziani a rischio ora e nel futuro.
Altro elemento drammatico la difficoltà estrema allo stato attuale, di tracciare realmente dove l’epidemia è partita, con quali strumenti si è estesa. Se è assodato, nonostante la ritrosia istituzionale non certo rassicurante del regime cinese, che nel grande paese asiatico sia il punto zero e il cosiddetto paziente zero, altrettanto evidente è che i focolai successivi che sembrano quasi aver seguito via via la rotazione terrestre da est a ovest, costituiscono ora non solo focolai ma serbatoi nei quali per molto tempo Covid 19 può trovare base ed alimento.
Volgendosi allora al dopo la crisi sanitaria, è evidente che quello che appare è uno sfacelo di rovine: nessuna riapertura che dovrà necessariamente cauta, mette al riparo da una crisi gravissima per il sistema economico, produttivo e finanziario del Paese. Due mesi, tre quando si dovesse arrivare alla “normalità”, potrebbero regalarci un doloroso deserto produttivo, con l’ossatura delle piccole e medie imprese nazionali devastate e senza più futuro. Stime prudenti sottolineano una contrazione del 30/40 per cento e questo su un paese già provato, potrebbe risultare fatale.
Di fronte a tutto questo appare sempre più evidente come la mole di lavoro, le risorse interne ed europee, gli aiuti internazionali che arriveranno e dovranno dare linfa ad un corpo esausto, sono sfide di tale portata che non possono più essere gestite attraverso una direzione notarile, pur lodevole, come quella attuata sino ad ora, ma serve un intero paese, la politica in prima linea, per ridare slancio e dare prova di coesione nazionale, di identità nazionale, di spirito europeo nella migliore delle accezioni. Non è quello che si vede in giro. La tela è debole ma tutti si ostinano a tirarla ora di qua ora di là, con lo spettro evidente di una lacerazione di tale livello da spaccare il popolo italiano non per regioni ma trasversalmente molto più di quanto fatto sinora. I tempi richiedono chiarezza, senso delle istituzioni, prudenza e capacità di decisione. Gli italiani vogliono capire. Ancora una volta non possono essere trattati come pecorelle smarrite che chiedono il pastore. Gravissimo pensare che sia questo lo scenario. La sveglia potrebbe essere particolarmente dura. E il Paese non può permettersela!
