Cronaca

Priorità, egoismi, ritardi

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Il Paese è in affanno ma la politica gioca a rimpiattino

La sensazione che si prova in queste settimane di vita sospesa nel paese, nel susseguirsi di una infinità di annunci, di interventi previsti, di masse finanziarie imponenti che dovrebbero permettere al sistema paese di riavviarsi e di recuperare nella possibile normalità di attività un ritmo capace di sostenere le gravissime conseguenze economiche e produttive di questi mesi di fermo, è ogni giorno una sensazione di incertezza.

Esiste un evidente iato tra la crisi provocata dalla pandemia in Italia e le misure che dovrebbero contrastarla. Il passare dei giorni ci porta notizie di provvedimenti monstre, articolati in centinaia di misure che dovrebbero dispiegarsi nei prossimi mesi, di denaro che dovrebbe arrivare nelle tasche degli italiani in sofferenza, di finanziamenti alle imprese per permettere al sistema di rimettersi in moto, ma la sostanza anch’essa quotidiana mostra che tutto questo avviene solo in parte, ed in una parte ancora insufficiente. Soprattutto perché tutto questo avviene mentre la lotta per il contenimento della pandemia non si può dire conclusa pur se segna evidenti risultati positivi. Un intreccio insomma tra misure di emergenza e misure per uscire dall’emergenza che rischia di provocare un corto circuito se il messaggio del governo non arriverà chiaro e decifrabile ai cittadini e alle amministrazioni regionali e locali che dovranno sopportare poi il peso sociale di quanto si andrà facendo.

Eppure, dopo settimane di chiusura, di quarantena nazionale, il paese sembra attraversare una pericolosa fase di incertezza proprio nel momento più cruciale. Il governo sembra in fibrillazione continua, una fibrillazione che deriva dalla crisi ormai conclamata del movimento cinquestelle senza più guida, disegno e obiettivi. Un tirare a campare e a rimanere al governo che non è certo foriero di grandi realizzazioni.

Quel che più preoccupa è che mentre il paese dovrebbe imboccare la fase della ripresa con tutte le complessità e criticità che questo comporta, la politica e i suoi attori stiano giocando una partita che nulla ha a che fare con la prospettiva da dare all’Italia del dopo Covid e invece molto a che fare con gli equilibri tattici o strategici di questa o quella componente della maggioranza. Anche se discorso simile può anche farsi per le opposizioni.

Assistiamo insomma ad una fase nella quale il sistema paese deve riavviarsi, l’emergenza sanitaria essere contenuta a livelli per così dire fisiologici in attesa di soluzioni mediche efficaci, al ritorno al lavoro di milioni di persone, al ritorno in attività di esercizi pubblici, di stabilimenti, dell’intero paese come lo abbiamo conosciuti sino a tre mesi fa, eppure a livello dell’esecutivo è in atto una battaglia di posizione che oltretutto si svolge nella sostanziale sospensione delle Camere se si esclude l’approvazione o la conversione delle misure di emergenza, peraltro in grave ritardo sulle necessità reali.

Il chiacchiericcio sotterraneo e neppure tanto sul premier, sulla sua stabilità su quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, il pensiero di molti che va alle elezioni locali quando sarà possibile svolgerle, gli equilibri e i disegni contrapposti tra i partner di governo e all’interno degli stessi, ci consegnano una fotografia molto al di sotto di quello che un paese alle prese con una tragica pandemia  dovrebbe aspettarsi. La gestione notarile del premier – come anche le sue intemerate personalizzate di quando in quando – non trasmette una sensazione di garanzia, di gestione coerente. E’ invece anch’essa un sintomo grave dello stato di fibrillazione generale che percorre la politica.

Le priorità dell’Italia, chiare ai cittadini, alle imprese, sembrano stemperarsi se si guarda alla politica sovente afasica di questi mesi. Gli egoismi di parte, di gruppo, di posizione riappaiono in ogni passaggio. Si pensi alla questione delle nomine delle più importanti società nazionali, alla stessa formazione dei comitati tecnici o di altro genere che in queste settimane hanno raggiunto centinaia di componenti, scelti con criteri che nessuno , tanto meno il Parlamento, ha avuto modo di analizzare se non ex post . Un esempio tra i tanti che dà la misura di una direzione della situazione assolutamente eccentrica e non all’altezza della visione di un paese che deve ripartire.

Da tutto questo discende che sono evidenti le lungaggini, gli ostacoli burocratici, i dissidi tra centro e periferia. Nel suo insieme i ritardi con il quale ci si sta muovendo per rimettere in sesto il sistema paese. Il rischio è che la compattezza con la quale gli italiani hanno affrontato l’emergenza, conformandosi alle stringenti misure di quarantena e di chiusura decise dalle autorità non trovino uno sbocco strategico, coerente, in decisioni altrettanto decisive per far ripartire il Paese, sia dal punto di vista economico e produttivo, ma anche sociale. Da più parti si ritiene che premier e governo non siano all’altezza della situazione ma sono soprattutto le tensioni all’interno dei partiti della coalizione a rendere incerto il prossimo futuro. E lo stato delle opposizioni non consente di intravedere una soluzione praticabile e in tempi brevi, in assenza di elezioni. Un puzzle confuso, dunque e con soluzioni non facilmente praticabili! E il paese arranca ed è sempre più in affanno!

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