Covid 19: primato di morti, crollo del lavoro e debito alle stelle

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Ma per il Governo abbiamo gestito al meglio la pandemia

Il 10 dicembre scorso sul Corriere della Sera usciva un intervista a Goffredo Bettini, stratega di molti leader del Pd, che, in merito alla lotta sostenuta dal governo contro il Covid, affermava tra l’altro, con una certa sicumera che: “In questi mesi abbiamo retto. Abbiamo salvato l’Italia”.

Pochi giorni dopo, lo stesso Corriere, annunciava: “Siamo il Paese con più morti in Europa, oltre 71 mila”. Ripensando alla frase di Bettini c’è veramente da mettersi le mani tra i capelli, almeno per chi ce li ha, se da mesi tutti sapevano di una seconda ondata del virus in autunno e siamo a questo punto.

Qualcuno dovrebbe porsi qualche domanda sul proprio operato.

Più di un anno è passato da quando si è insediato legittimamente, pur con manovre di Palazzo, questo governo giallo-rosso, per fortuna la squadra della Roma non c’entra nulla, e ci troviamo nel caos di lotte intestine nella stessa maggioranza, dentro una crisi economica peggio del dopoguerra, con una gestione Covid, a dir poco deficitaria e Bettini dice che:” abbiamo salvato l’Italia”.

Siamo in una crisi terribile di cui i segnali di adesso sono solo le prime avvisaglie di quanto potrà accadere tra qualche mese quando la situazione mostrerà tutte le sue ferite aperte nella sanità, nel lavoro, nella scuola e nei rapporti con l’Europa, dove ci stiamo coprendo, per usare un termine passabile, di assurdo con il Recovery-fund per il quale, continuando così, senza progetti e senza idee, non vedremo che solo degli spiccioli, se ancora va bene, e allora addio ad una grande opportunità storica per l’Italia, dopo più di vent’anni di recessione.

Purtroppo, neanche i partiti di opposizione sembrano avere un progetto politico di ampio respiro per poter uscire da questo tunnel di crisi se non le solite critiche al governo se non indicare come soluzione il ritorno alle urne.

Sinceramente un po’ poco.

Nonostante questo bailamme, ogni comune cittadino che vive la quotidianità, comprende benissimo la situazione a dir poco preoccupante per il futuro, vedere la cosiddetta classe dirigente rimanere immobile o, peggio, in un continuo autoincensamento di quanto siamo bravi, nonostante i bisogni sempre più pressanti del Paese, allora subentra lo sconforto.

Riportiamo un lancio dell’agenzia Ansa dello scorso 3 gennaio: “Il 2021 inizia con circa 4 milioni di italiani costretti a chiedere aiuto per mangiare durante le feste, un numero raddoppiato rispetto allo scorso anno. Lo indica la stima della Coldiretti sulla base dell’ultimo rapporto di attuazione sugli aiuti alimentari distribuiti con il fondo di aiuto agli indigenti (Fead) relativo al periodo 1994-2020”.

È la punta dell’iceberg, rileva la Coldiretti, della difficoltà in cui si trova un numero crescente di persone costrette a ricorrere alle mense dei poveri e ai pacchi alimentari.

Tra gli indigenti – prosegue la nota – il 21% ha meno di 15 anni, quasi il 9% ne ha oltre 65 anni e il 3% è senza fissa dimora. Cifre che dovrebbero farci vergognare come nazione occidentale e invece si litiga per un rimpasto di governo.

Pensiamo che non servano altre parole.

Davanti a tutto questo, ancora pochi mesi fa, il premier Conte diceva che il ‘sistema Italia’ per la gestione della pandemia ce lo invidiava non solo l’Europa, ma il mondo intero.

Basta allora dare una occhiata alla stampa internazionale nei nostri confronti e viene una stretta al cuore, qualcuno dica a Conte che nessuno, ma proprio nessuno, ci invidia e non diciamo altro.

Eppure, davanti a questa situazione, nessuno delle forze governative, ha ancora sentito l’obbligo, quanto meno morale, di chiedere scusa ai propri cittadini dicendo semplicemente abbiamo sbagliato e non continuare a dire di essere i primi della classe, roba da libro dei sogni.

Anche il dittatorello della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha chiesto scusa al suo popolo trattenendo le lacrime per non aver saputo gestire i problemi del Paese, ma si sa quella è una dittatura, noi siamo democratici e da noi va tutto bene, nessuno chiede scusa,

In un Paese normale, ma noi non lo siamo mai stati, almeno il ministro della Sanità si sarebbe dovuto dimettere, ma niente, la ‘poltrona’ è sacra, salvo incolpare di inettitudine non la macchina dello Stato, ma i cittadini che non seguirebbero le direttive anti Covid, forse perché non si raccapezzano più tra tanti Dpcm, zone colorate da un giorno all’altro, lockdown, le contraddizioni dei virologhi, ormai vere star del piccolo schermo, e quant’altro, ma la colpa rimane sempre la nostra.

Sarebbe da spiegare tutto questo, solo per fare un esempio tra i tanti, a quei ristoratori che hanno speso migliaia di euro per omologarsi alle nuove regole igieniche, contro la pandemia, spesso indebitandosi pur di riaprire, e poi sono dovuti rimanere chiusi per mesi senza poter lavorare, senza nessuna prospettiva per il futuro e dovendo pure pagare le tasse.

Niente male per chi vuole investire nel futuro.

Enrico Mentana, il direttore del Tg La7, come altri importanti giornalisti, è tornato a puntare il dito su Facebook dove scrive: “Siamo stati l’unico Paese ad aver chiuso ermeticamente le scuole, con la foglia di fico della didattica a distanza, pur essendo i meno digitalizzati del continente. Gli studenti universitari non entrano in ateneo da dieci mesi, come buona parte dei liceali“.

Rimanendo sulla scuola, il ritorno sui banchi era previsto per il 7 gennaio, ora si parla già per la fine del mese, ma il Paese è davvero pronto per queste altalene mediatiche?

Per Mentana no. Il giornalista riporta il parere degli esperti che hanno più volte ricordato a Giuseppe Conte i rischi della scelta: “Quella dell’istruzione è la principale “industria” del Paese – ha proseguito -. Tutte le altre nel corso dei mesi sono state riaperte e messe in condizione di produrre. La scuola no “.

Ecco poi la chiosa: “Stiamo facendo centinaia di miliardi di debito che i giovani di oggi dovranno restituire; non un capitolo del progetto di Recovery Fund riguarda il sostegno all’occupazione giovanile; la lesione plateale del diritto allo studio e della sua dignità costituisce il terzo indizio, e per dirla con Agatha Christie fa prova. Un paese che non si cura del futuro non ha futuro “.

Insomma, non c’è che dire un bel quadro per la nazione.

Così non solo abbiamo il record di morti in Europa, ma anche il crollo del Pil con un quasi 10%, sono stati dilapidati miliardi e miliardi tra bonus e mancette, ma senza un vero progetto e aiuti concreti per chi produce lavoro e investimenti, in compenso, però, abbiamo i monopattini e gli incentivi anche sui rubinetti di casa.

Tutto questo ci ha portati, in una situazione già disastrata di suo, ad avere un debito pubblico/Pil che veleggia verso il 160% e non sembra destinato a fermarsi e il deficit /Pil a 10.8% tanto che già oggi, ogni italiano giovane, vecchio o ancora neonato ha sulle spalle un debito di circa 44 mila euro, il valore di quasi due anni di stipendi medi al giorno d’oggi.

Insomma, il tanto agognato 2021 non si apre certo sotto i migliori auspici, anzi, se continuiamo in questo modo, non ci vuole il mago Otelma per capire che tra pochi mesi possiamo cadere in default con una disoccupazione di massa, dove le scene del crollo della Borsa di New York nel 1929 sembreranno bazzecole e in più avremo, vista la situazione, la famosa troika europea in casa che ci guiderà ‘amorevolmente’ come ha già fatto per la Grecia con i risultati che conosciamo.

Davanti a questo scenario sorge spontanea ed insistente la domanda: “ma da cosa ci ha salvato questo governo?”

Tanto per farci male, il 27 gennaio dello scorso anno, ancora il premier Conte dichiarava: “Siamo prontissimi! L’Italia è il Paese che ha adottato misure cautelative all’avanguardia rispetto agli altri”, essendo storia recentissima, ricordiamo la crisi degli ospedali, la mancanza di un piano programmatico adeguato per la pandemia, vedi documento dell’Oms, senza scordare l’inutile sfilata degli esperti a villa Pamphili e molto altro ancora. Iniziative per le quali è meglio soprassedere.

La risposta che adesso assilla tutti però, al di là degli schieramenti politici, è cosa sarà dell’Italia se con problemi da far accapponare la pelle a chiunque, si parla come notizia fondamentale di poltrone, del ricambio nella squadra di Governo ed altre amenità del genere, è proprio il caso di dire che davanti alle prospettive che si aprono cascano a chiunque le famose braccia.

La domanda che tutti si pongono a questo punto è cosa fare adesso?

Cominciamo intanto, per chi ce l’ha, ad indossare un casco protettivo, fra poco le macerie, e non solo quelle, purtroppo, cominceranno a sommergerci.

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