Religioni

Come i grandi capitali stanno dividendo il cattolicesimo americano

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Uno scisma nella fede tra liberali e conservatori viene esacerbato da un gruppo di plutocrati

“Questo è quanto hanno fatto”, scrive sdegnato Robert Busch mentre mi invia la fotografia di un gruppo di suore – una delle quali indossa un distintivo dove si legge “Stop the Steal (Fermiamo il furto)” – che si unisce allegramente al raduno del presidente Trump del 6 gennaio a Washington, D.C..

Busch, che vive a Redwood City, California, ha recentemente formato un gruppo di studio sulla giustizia economica all’interno del Thomas Merton Center, che è affiliato alla parrocchia di San Tommaso d’Aquino a Palo Alto. Come la maggior parte dei suoi colleghi del gruppo di studio, si definisce un “Francis Catholic (cattolico per Francesco)”, in ossequio a Papa Francesco. Ha più un’affinità naturale con le “Nuns on the Bus (monache sull’autobus)” – un gruppo cattolico che sostiene una serie di questioni di giustizia sociale – con le sorelle “Stop the Steal”. Di solito cita a menadito tutti gli scritti che rientrano nella lunga tradizione degli insegnamenti sociali cattolici. Rimane personalmente contrario all’aborto, ma ne rifiuta l’uso politico come argomento di scontro.

A pochi chilometri di distanza, a Napa, un uomo di nome Timothy Busch – che non ha nulla a che vedere con Robert – tiene conferenze annuali di leader cattolici servendosi del Napa Institute, un’organizzazione di cui è co-fondatore. L’interpretazione della fede di Timothy Busch è totalmente in contrasto con quella di Robert. Secondo Timothy Busch, il cattolicesimo non tiene debito conto i sindacati e l’aumento del salario minimo, è a favore delle leggi sul “diritto al lavoro”, e rifiuta assolutamente i leader politici che non sono rigorosamente antiabortisti. “Capitalismo e cattolicesimo”, ha detto, “possono lavorare mano nella mano”. Nel 2017, aveva salutato l’inizio del mandato del Presidente Trump dichiarando che era ormai alle porte un “tempo di luce”, contrapposto a “un tempo di tenebre”, facendo indirettamente riferimento alla presidenza Obama.

C’è un’altra differenza tra questi due Busch, e potrebbe essere quella che vale di più. Si tratta del fatto che Timothy ha molto più denaro a propria disposizione rispetto a Robert, e non esita a mettere il suo denaro al servizio della sua versione della fede.

La storia dei due Busch è in un certo senso la storia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti ai giorni d’oggi. Sebbene i cattolici americani siano culturalmente e teologicamente diversi, essi sono sempre più divisi anche politicamente. A dire di Ralph Reed, politico di destra, sono il “jump ball” della politica americana. Sono divisi su alcuni degli insegnamenti di Papa Francesco, sulle guerre culturali americane e sul giusto modo di testimoniare la loro fede nella vita pubblica.

Sono anche divisi sulla buona fede cattolica del presidente Joe Biden. Cattolico praticante da sempre, Biden ha scelto il sacerdote gesuita padre Leo O’Donovan per prestare il giuramento in occasione del suo insediamento ed è stato salutato da milioni di cattolici – circa la metà dei quali lo ha sostenuto nelle elezioni presidenziali del 2020 – come uno di loro. Eppure è spesso ritenuto dai reazionari come un “falso cattolico”. Nel gennaio 2021, Jose H. Gomez, l’arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha insinuato che Biden  con il suo sostegno al controllo delle nascite e altri diritti riproduttivi e la sua approvazione della parità di matrimonio” farebbe crescere il male morale”.

L’indurimento dello scisma nel cattolicesimo americano si sta configurando come un test dell’influenza del cattolicesimo liberale e della sinistra liberale più in generale. Contrappone un movimento culturale e teologico poco organizzato ad un movimento politico ben oliato e ben finanziato a destra – quest’ultimo è un testamento dell’impegno del cattolicesimo conservatore verso una politica di capitalismo e di potere.

Robert Busch lavora nel campo dello sviluppo all’Università di Stanford. Edna Jamati, un’altra della dozzina di membri del gruppo di studio su Thomas Merton, è un’infermiera in pensione. Un altro membro, Vicki Sullivan, è una nonna che frequenta la messa più volte alla settimana. Shannon Griscom è un’insegnante in pensione. Il loro gruppo rappresenta uno spaccato del laicato cattolico nella loro comunità, dice Busch, che è come dire che sono per lo più di classe media, anche se mediamente più bianchi, più anziani e più istruiti del residente medio.

Timothy Busch, d’altra parte, è molto ricco. Ha ereditato parte di una catena di negozi di alimentari del Midwest fondata da suo padre. È il fondatore e il proprietario di una società di pianificazione patrimoniale ad alto reddito che ha anche facilitato una serie di transazioni immobiliari degne di nota, tra cui la Cattedrale di Cristallo, ora Christ Cathedral, a Orange County, California. Timothy Busch è anche CEO di una società che possiede e gestisce una collezione di hotel e resort di lusso. E non è timido nell’investire i suoi soldi in quello in cui crede.

Timothy Busch è il presidente e co-fondatore del Napa Institute, una fondazione che ospita a 2.600 dollari pro capite riunioni che riuniscono gruppi di alto livello di teologi conservatori e di collaboratori di think-tank, membri della classe dei donatori, politici repubblicani come il senatore Lindsey Graham e l’ex governatore del Wisconsin Scott Walker, ed ecclesiastici. Timothy Busch è anche un membro attivo di Legatus, un’organizzazione cattolica laica fondata nel 1987 dal patron di Domino’s Pizza Thomas Monaghan, alla quale possono essere  ammessi solo leader d’affari estremamente ricchi. Siede nel consiglio della Eternal Word Television Network, o EWTN, una rete di comunicazione cattolica che sostiene di raggiungere un pubblico di 250 milioni in tutto il mondo. Insieme a Charles Koch – che ha elogiato come “il rifondatore dell’America” – ha versato, attraverso la sua fondazione di famiglia, una donazione di 15 milioni di dollari alla Busch School of Business presso l’Università Cattolica d’America a Washington, D.C., che ha promesso sarebbe diventata un “pulpito di insegnamento” per i vescovi cattolici e il Vaticano, “soprattutto in tema di business”.

Timothy Busch non ha dubbi sull’importanza della ricchezza nel portare avanti gli obiettivi religiosi. “L’evangelizzazione del nostro paese viene fatta da fondazioni private, ONG cattoliche come il Napa Institute e Legatus”, ha detto, “hanno accesso a capitali che la Chiesa non ha”.

Neanche Robert Busch, del resto, ha accesso a questo tipo di capitali. Se il gruppo di studio del Thomas Merton Center fosse impegnato in una battaglia di idee con il Napa Institute, Robert pensa: “Farei affidamento sulle nostre probabilità”. Ma questa non è una battaglia di idee; è una battaglia tra le idee e il denaro. “Quando un piccolo gruppo di super ricchi ha un’influenza indebita, dov’è la volontà del Papa e della gente che siede nei banchi?”. “Pensano che siccome hanno i soldi in tasca, dovrebbero avere anche la chiesa in tasca”.

Il gruppo Thomas Merton è determinato a respingere l’offensiva avversa tendente a trascinare la fede a destra. Con un modesto sostegno da parte dei membri della parrocchia di Busch, hanno intenzione di lanciare un punto di ritrovo virtuale per cattolici socialmente liberali. L’obiettivo è quello di offrire servizi di culto altamente interattivi – ad esempio, messe via Zoom – così come sessioni di break-out, forum su temi che vanno dalla giustizia razziale al diritto di voto alla sicurezza alimentare, e opportunità di impegno sociale e volontariato. “Questa piattaforma darà tangibilità a ciò su cui il nostro gruppo Thomas Merton sta lavorando”, dice Robert Busch. “Un centro di compensazione della giustizia sociale e un punto di unificazione dei cattolici di Papa Francesco per presentare senza vergogna il vangelo sociale come parte integrante della nostra fede”.

L’iniziativa si aggiungerebbe ad una collezione già esistente di decine di organizzazioni cattoliche liberali, come NETWORK Lobby for Catholic Social Justice, DignityUSA, Call to Action, Catholics for Choice, e la già citata Nuns on the Bus. Eppure è importante notare che la sinistra cattolica non è il simmetrico “altro” della destra cattolica. Mentre la sinistra religiosa e la destra sono spesso accoppiate e contrapposte nel loro orientamento teologico e culturale, la sinistra religiosa è sottofinanziata e relativamente poco centralizzata e ha una tendenza al volontariato, alle dichiarazioni e alle marce. La destra religiosa, al contrario, è più interessata a dominare i centri nevralgici di influenza e deve la sua forza attuale a decenni di investimenti in una sofisticata serie di strumenti, inclusi dati, media e messaggi, che guidano la mobilitazione degli elettori.

L’estremo squilibrio finanziario è qualcosa di più di un semplice ulteriore fattore nella guerra culturale all’interno del cattolicesimo. È in buona parte la causa della guerra stessa.

Un evento fondamentale nella storia dei due Busch avvenne nel 1986, quando la Conferenza Nazionale dei Vescovi Cattolici d’America, preoccupata per l’impatto dell’ideologia economica a pioggia di Reagan, pubblicò una lettera pastorale che invitava i cattolici a perseguire la “giustizia economica per tutti”. La lettera prendeva ispirazione da quella parte del vangelo di Matteo 5:5, “Beati i miti”, e fece suonare campanelli d’allarme in alcuni distretti conservatori.

Anche prima che i vescovi mettessero in stampa la bozza finale della loro lettera, il teologo conservatore Michael Novak aveva pubblicato una lunga critica dal suo posto di comando all’American Enterprise Institute. Novak sosteneva che gli autori avessero “una comprensione inadeguata di concetti cruciali come impresa, mercati e profitti”, mentre le loro descrizioni di povertà, disoccupazione e tassazione “rimangevano significativamente unilaterali”.

Il mondo intellettuale dell’estrema destra cattolica oggi è il mondo che i grandi capitali hanno creato.

Nei decenni successivi, l’escalation della disuguaglianza ha prodotto un numero significativo di individui ultra-ricchi che hanno raccolto l’appello di Novak in difesa del capitalismo contro le depredazioni del vangelo sociale. A Timothy Busch e Thomas Monaghan si uniscono individui come Sean Fieler, un eroe del private equity descritto da Inside Philanthropy nel 2015 come un “finanziatore ideologicamente motivato” di gruppi cattolici ultraconservatori, e Frank Hanna, un magnate delle carte di credito sub-prime. Altri giocano un ruolo nel dirigere il flusso di fondi, come l’ex operatore politico Carl Anderson, sotto la cui guida i Cavalieri di Colombo, un’organizzazione fraterna laica fondata nel XIX secolo per aiutare gli immigrati e le famiglie cattoliche, ha donato milioni di dollari a una serie di organizzazioni reazionarie legali, politiche e mediatiche. Con l’appoggio di questi e di altri donatori dalla mentalità simile e dalle tasche profonde, un migliaio di think-tank , fondazioni e altre organizzazioni non profit sono fiorite nel panorama culturale.

Nello stesso momento in cui i grandi capitali aumentavano, il potere della gerarchia cattolica era in declino. La conseguenza, come mi dice Stephen Schneck, direttore esecutivo del Franciscan Action Network, è stato “un trasferimento di potere dalla gerarchia della chiesa ai laici ricchi, che stanno in un certo senso sviluppando un’istituzione parallela alla chiesa ufficiale, un magistero alternativo, perché le loro risorse sono enormi”.

Il mondo intellettuale dell’estrema destra cattolica oggi è il mondo che i grandi soldi hanno fatto. Questo fenomeno è stato abilmente catalogato in una serie di articoli del National Catholic Reporter. Tra i beneficiari della generosità plutocratica, come i collaboratori di NCR Heidi Schlumpf, Tom Roberts e Michael Sean Winters hanno documentato, ci sono il gruppo di difesa legale Becket, che è stato determinante nell’estensione dei privilegi religiosi alle società nel caso Burwell contro Hobby Lobby Stores, Inc.; la Federalist Society, che gioca un ruolo fuori misura nella formazione e promozione dei giudici conservatori; First Things, la rivista fondata da Richard John Neuhaus, che, sotto il suo nuovo leader, R.R. Reno, sembra essersi reinventato come un centro di teologia pro-Trump; Courage International, un’organizzazione che incoraggia i cattolici gay a rimanere celibi; FOCUS, che si rivolge agli studenti universitari con messaggi conservatori; il Witherspoon Institute, co-fondato dal professore e attivista dell’Università di Princeton Robert P. George; e l’Acton Institute, un think tank del Michigan co-fondato e diretto dal reverendo Robert A. Sirico, che sostiene l’unione dell’ideologia libertaria e “la tradizione giudeo-cristiana” e appare spesso su Fox News.

Il gioiello della corona è EWTN Global Media. Poco prima delle elezioni del 2020, l’indice di gradimento del presidente Trump tra i cattolici, a circa il 44%, era appena distinguibile da quello della popolazione generale. Ma non lo avreste saputo se avreste guardato solo EWTN, che Heidi Schlumpf ha caratterizzato come “la ‘Fox News’ delle trasmissioni religiose”. Robert Busch traccia una linea retta che collega i ricchi finanziatori di EWTN e le suore di Stop the Steal. “I ricchi attivisti di destra che siedono nel consiglio di amministrazione di EWTN e l’hanno trasformata nel loro portavoce mediatico”, ha detto, sono “complici nell’alimentare le fiamme, per molti anni, che hanno portato alla violenza e alla morte del 6 gennaio”.

A questi livelli esaltati della religione altamente finanziata, è come se la Riforma Protestante non fosse mai avvenuta. I finanziatori dell’Acton Institute includono non solo Timothy Busch, ma anche membri della famiglia Prince-DeVos, che sono membri vocali della tradizione cristiana riformata; e Charles Koch, insieme al suo defunto fratello, David, che è stato, tra le altre cose, una scelta professionale. Un’altra pietra miliare è la Dichiarazione di Manhattan del 2009: A Call of Christian Conscience, un manifesto che ha unito le ali di destra di diverse denominazioni intorno a questioni di interesse comune, tra cui l’opposizione all’aborto e al matrimonio omosessuale.

Nell’era Trump, l’ala destra del mondo cattolico ha avuto poche remore ad abbracciare il nazionalismo cristiano. L’ex procuratore generale William Barr, per esempio, ha legato direttamente le sue opinioni reazionarie sul secolarismo moderno al suo sostegno alla politica autoritaria, sostenendo che era dovere del governo sconfiggere coloro che usano la legge “come un ariete per abbattere i valori morali tradizionali e per stabilire il relativismo morale come una nuova ortodossia”.

L’ironia storica in questa alleanza tra cattolicesimo iperconservatore e nazionalismo cristiano è ricca. Le precedenti iterazioni del nazionalismo cristiano negli Stati Uniti, come quelle dell’inizio e della metà del XIX secolo, annoveravano tra i loro obiettivi specifici l’esclusione degli immigrati cattolici dalla partecipazione alla vita civile dell’America. Ma la convergenza tra l’estremismo religioso e il nuovo autoritarismo americano non è sorprendente. Qualunque sia la targa sulla porta, il vangelo della ricchezza di solito atterra sulle stesse dottrine. Vede la ricchezza come prova del favore divino, incolpa la povertà sul carattere dei poveri, e cerca soluzioni nel punire coloro che deviano dalle forme approvate di religione e dalle regole prescritte dell’ordine sessuale.

Quando discuto di questo fenomeno con Robert Busch, le sue parole cadono nella frustrazione. “Ci prendono in giro come ‘guerrieri della giustizia sociale’, tipi che abbracciano gli alberi. Qualcosa da tenere in chiesa – pensando che persone che sono per strada a gestire le mense per i poveri e ad aiutare gli indigenti si divertano.

La maggior parte della gente che siede nei banchi di una chiesa è interessata agli aspetti di giustizia sociale della fede, mi dice, “ma il sistema conservatore dei seminari, sotto una leadership molto conservatrice, ha portato a un’infrastruttura di gerarchia conservatrice. Per loro, è tutto sulla moralità personale e la santità, e raramente parlano di giustizia sociale. Che svilimento per la chiesa!”

Per quanto concerne Robert Busch, la storia che lo riguarda suona familiare quanto una mattina a scuola di domenica. Egli ricorda la parabola del Buon Samaritano che si era fermato sulla strada per soccorrere uno straniero attaccato dai ladri.

Egli evidenzia che quanto sta accadendo nel paese, dove l’1 percento ha accumulato più di 34 trilioni di dollari di ricchezza e lasciato solo 2 trilioni di dollari da dividere tra il restante 50 percento, ricorda il racconto biblica che vale la pena di tenere a mente.

*Katherine Stewart è autrice di The Power Worshippers: Inside the Dangerous Rise of Religious Nationalism.

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