Myanmar: la protesta continua

 -  - 


Aveva 19 anni e dal primo febbraio, giorno del golpe,  era scesa quotidianamente in piazza per protestare contro il colpo di stato militare che ha rovesciato il Governo legittimo guidato da Aung San Suu Kyi. Si chiamava Deng Jia Xi, ma i suoi compagni di battaglia l’avevano soprannominata Angel, per la fermezza e il coraggio e per i suoi modi pacifici nel condurre la lotta che sta infiammando il Myanmar.

La manifestante birmana è stata centrata da un colpo alla testa a Mandalay, sparato dai cecchini che l’esercito ha messo in campo per terrorizzare le migliaia di persone che da più di un mese fronteggiano le forze dell’ordine nelle principali città del Paese. Insieme a lei finora i morti accertati sono stati oltre 60, mentre almeno mille  persone sono finite in carcere dopo aver subito percosse.

Nella rete della polizia sono finiti anche giornalisti e fotografi, testimoni scomodi della reazione popolare che sta mettendo a dura prova il colpo di mano orchestrato dai militari. Tra di loro anche il reporter dell’Associated Press Thein Zaw, di cui da giorni non si hanno notizie. Una situazione che sta sfuggendo di mano alla cricca militare guidata dal generale Ming Aung Hlang, che ha spodestato il Governo della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) che si era imposto nelle elezioni tenutesi lo scorso novembre consentendo al Premio Nobel Aung San Suu Kyi di guidare per un altro quinquennio l’ex colonia britannica.

Una prova di forza che però si è scontrata con la volontà di migliaia di cittadini, riunitisi nel cosiddetto movimento Z, un gruppo eterogeneo sia dal punto di vita etnico sia come estrazione sociale, che da 50 giorni chiede il ritorno della democrazia ed un passo indietro della giunta militare. Gli stessi generali sembrano essere stati presi alla sprovvista dalla reazione popolare, cercando ora un compromesso che consenta loro di mantenere il potere senza perdere completamente la faccia.

Il Myanmar infatti ha una triste storia di colpi di stato che sembravano definitivamente archiviati con la duplice vittoria nel 2015 e nel 2020 da parte del NLD. Cinque anni tutt’altro che facili per il Governo democratico accusato di essersi macchiato della durissima repressione contro la minoranza dei Rohingya nell’ovest del Paese. Una guerra etnica che aveva messo in discussione la reputazione del Nobel per la Pace, ma che ora, alla luce del golpe d’inizio febbraio, potrebbe essere letta come un tentativo messo in campo dagli stessi militari per screditare la leader del movimento democratico.

In queste ore la diplomazia internazionale sta esercitando pressioni sulla giunta golpista, minacciando sanzioni che metterebbero in ginocchio la fragile economia che stava fiorendo dopo l’avvento della stagione democratica. In un memorabile intervento tenuto presso l’Assemblea delle Nazioni Unite, l’ambasciatore birmano Kyaw Moe Tun, rimasto fedele al Governo democratico, ha chiesto alla comunità internazionale di non limitarsi a dichiarazioni di condanna, ma di agire con ogni mezzo possibile per mettere un freno alla sistematica repressione che sta causando dolore e sofferenza a milioni di persone innocenti, restituendo il potere al popolo e di ripristinare la democrazia.

Un appello che sembra aver fatto breccia tra i Paesi occidentali, ma che non ha intaccato il sostegno che la Cina sta fornendo alla giunta militare. Pechino infatti ha investito milioni di dollari in infrastrutture sul fiume Irrawaddy che solca il Myanmar, oltre ad aver creato consorzi di società per lo sfruttamento delle principali risorse, a cominciare dal pregiatissimo legname proveniente dalla foreste situate delle regioni periferiche. Il golpe birmano rappresenta dunque l’ennesimo capitolo della schermaglia tra l’arrembante potenza cinese e le democrazie occidentali, una battaglia combattuta sulla pelle di migliaia di cittadini innocenti.

7 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.