Giornata Mondiale dell’acqua

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Un abitante del Pianeta su tre non ha accesso all’acqua potabile. È solo uno dei tanti dati allarmanti diffusi dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, celebratasi lo scorso 22 marzo. Una carenza idrica che ogni anno causa la morte di 800mila persone di cui 300mila bambini. Un trend destinato a peggiorare se non si interverrà drasticamente, soprattutto in quelle zone dove i cambiamenti climatici stanno causando la desertificazione di porzioni sempre più ampie di territorio. Secondo le proiezioni degli esperti nel 2050 saranno addirittura 5,7 miliardi gli individui privi di un accesso a sorgenti di acqua dolce. Una situazione esplosiva in tempi di pandemia, vista la correlazione tra igiene e diffusione del virus.

Per mettere un argine a questo fenomeno le Nazioni Unite hanno stimato in 114 miliardi di dollari l’anno gli investimenti necessari per consentire una più equa distribuzione dell’oro blu. Un investimento che dovrebbe portare alla creazione di pozzi di profondità che possano attingere alle falde acquifere presenti nel sottosuolo. Lo scopo di questo progetto è la creazione d’infrastrutture capillari, da concordare con gli Stati dove l’emergenza è maggiormente endemica, che consentano il drenaggio dell’acqua facendola arrivare in superficie laddove sussistano difficoltà di approvvigionamento.

Ad oggi l’agricoltura utilizza quasi il 70% delle risorse idriche per uso umano, mentre l’industria ne assorbe il 19% e le città il 12%. Percentuali destinate a rimodularsi in brevissimo tempo vista l’urbanizzazione galoppante che sta interessando intere regioni del Pianeta. Secondo l’ONU il valore dell’acqua supera abbondantemente il suo prezzo, è un valore incalcolabile per la casa, la salute, la cultura, l’istruzione, l’economia e l’integrità del nostro ambiente naturale. Se trascuriamo tali aspetti rischiamo di gestire male questa risorsa limitata che è insostituibile, si legge nel report diffuso in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dell’Acqua. Uno sforzo che deve riguardare tutti noi, perché è anche dalle piccole abitudini quotidiane che si può fare la differenza, gestendo in maniera più oculata questo bene universale.

Su scala più generale è fondamentale limitare il riscaldamento climatico globale, responsabile dell’evaporazione di un’incommensurabile quantità di acqua dolce. Altrettanto importante è agire sulle reti di distribuzione idrica. Solo in Italia ogni hanno viene disperso oltre il 40% dell’acqua che transita attraverso le tubazioni. Uno spreco non più tollerabile come ha sottolineato il Ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani secondo il quale con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è necessario mettere al più presto in sicurezza l’infrastruttura, i bacini idrici e gli alvei naturali del nostro Paese, affinché l’oro blu diventi un bene effettivamente accessibile a tutti. Parole che fanno eco a quelle del Presidente della Camera Roberto Fico, che ha ribadito la necessità di preservare una risorsa che sta diventando sempre più scarsa, auspicando una ridefinizione dei modelli di sviluppo non solo per quanto riguarda l’Italia ma su scala globale.

Un antidoto ai tanti conflitti che stanno interessando il Sud del Mondo per l’accaparramento delle risorse idriche. Tra i tanti focolai di tensione, particolarmente grave è la situazione che riguarda lo sfruttamento delle acque del Nilo con Egitto ed Etiopia ai ferri corti dopo che il Governo di Addis Abeba ha messo in cantiere la costruzione di dighe e bacini idrici che priverebbero il Paese dei Faraoni di una parte consistente dei flussi idrici. Altrettanto grave è la situazione del Rio delle Amazzoni diventato nel corso degli ultimi anni una discarica di materiali altamente tossici provenienti dalla sfruttamento delle miniere presenti in Amazzonia. Altro scacchiere a rischio è quello che riguarda le sorgenti del Tigri a causa della decisione di Ankara di costruire una diga che consentirà la produzione di 4200 giga-watt l’anno, privando al contempo Siria e Iraq di una grande quantità d’acqua che incrementerà la siccità endemica nei due Paesi del Levante già devastati terribili guerre.

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