Nel libro 1984, l’attualità di un mondo disumanizzato

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Orwell e il pericolo, sempre presente, di perdere la propria libertà

Ci sono libri fondamentali non solo per la cultura, ma anche per l’evoluzione morale e sociale dell’individuo di cui non possiamo farne a meno. Libri che, con grande preveggenza, ci fanno spesso conoscere i pericoli a cui una società, specie come la nostra, può andare incontro alla fine delle nostre libertà individuali.

L’elenco è vasto, ovviamente, specie ai nostri giorni dove ormai, con l’avvento di nuove tecnologie sempre più invasive, ci sentiamo catapultati in un’assurda tirannia dominata dai computer e da tutti i servizi che conseguentemente possono offrire ad una civiltà, se ancora possiamo definirla così, sempre più inebetita e prona ad essere schiava delle mode imposte da altri.

Un classico di questa vasta letteratura che a nostro avviso inquadra il momento storico che stiamo attraversando, è il libro “1984” di George Orwell, definito anche profetico per un futuro prossimo che potrebbe attendere questo nostro mondo, salvo imprevisti.

Il libro 1984 fu edito nel 1948, (invertendo le due ultime cifre dell’anno di pubblicazione cifre si ottiene 84 ed ecco il titolo del libro. Ndr) è una dura accusa al mondo della cosiddetta rivoluzione proletaria dove la cura per il popolo era tale da renderlo schiavo senza alcuna libertà. Una realtà che l’autore conosceva bene essendo stato in gioventù un fiero socialista, ma scoprendo a sue spese che era una ideologia soffocante, fatta di propaganda, di delazione, di controlli polizieschi, di carcere o di ricoveri in manicomi per i dissidenti e anche peggio.

Solo due anni prima, nel gennaio 1946, scriveva sulla rivista inglese Polemic: “Quindici anni fa quando si difendeva la libertà individuale, la si difendeva dai conservatori, dai cattolici e, in certa misura, perché avevano poca importanza in Inghilterra, dai fascisti – e proseguiva – oggi si è costretta a difenderla dai comunisti e dai loro compagni di strada”.

In gioventù, George Orwell, da convinto socialista partecipò con entusiasmo come volontario alla guerra civile di Spagna nel 1936 in difesa della Repubblica contro il franchismo, nelle file delle famose Brigate Internazionali, ma in quel frangente così drammatico si accorse ben presto che i suoi ideali di libertà e progresso mal si identificavano con le direttive dei commissari del popolo del Partito comunista sovietico, allora egemone tra le forze combattenti che non esitavano a colpire brutalmente chiunque la pensasse in modo diverso anche dentro le proprie file, come fu per gli anarchici che pagarono un duro prezzo per la loro libertà.

Deluso dalla politica ideologizzata, cominciò a denunciare il pericolo per ogni forma di totalitarismo, anche quello ammantato dalla parola democrazia, non per niente tutti i regimi comunisti dal dopoguerra al crollo del potere sovietico si definivano, non senza vergogna, “Democrazie Proletarie”.

Il libro è, dunque, la ferma risposta al pericolo che corre l’umanità da parte della tirannide, qualunque sia il suo colore politico, ricordando tra le righe del testo che la libertà è un bene prezioso che si deve conquistare ogni giorno e che nessuno ce lo regala.

Il romanzo descrive una Gran Bretagna proiettata nell’anno del 2050, con gli assetti definiti dopo la tragica Terza guerra mondiale quando il mondo sarà diviso in tre grandi regioni: l’Oceania, con capitale Londra, formata, ovviamente, dalla Gran Bretagna, dalle Americhe, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda e la parte centromeridionale dell’Africa, insomma, tutto il vecchio Commonwealth, il cui governo sarà costituito da un partito unico, il  Socing, una derivazione dal Socialismo Inglese; l’Estasia, ovvero l’unione  dei vari Stati del Sudest asiatico; e, infine,  l’Eurasia formata da Europa e Russia, governata dal rinato partito Neo-bolscevico.

Queste ultime due nazioni (nel 2050) saranno da decenni in guerra tra loro, mentre l’Oceania sarà neutrale, ma impegnata in una guerra interna, spietata contro i suoi stessi cittadini, trasformati, grazie ad una propaganda e un controllo assillante, non più in uomini, ma in veri robot senza volontà e senza più alcuna personalità.

Tutto deve essere conforme a ciò che vuole un fantomatico Grande Fratello, che non è solo il nome di un reality di successo, ma un personaggio che nessuno ha mai visto e di cui non si conosce nulla, ma, ciò nonostante comanda attraverso una spietata polizia politica con complicati mezzi tecnologici tra cui, è interessante notare, la televisione che ai tempi dell’autore era ancora sperimentale.  

I cittadini, come abbiamo detto, vivono, si fa per dire, sempre sotto una continua sorveglianza con microfoni, teleschermi e telecamere collocati ovunque anche nelle case con la condizione che non possono essere mai spenti, ma solo relativamente silenziati, un po’ ciò che succede attualmente nella Corea del Nord.

Il protagonista del racconto è un certo Winston Smith, il cognome più anonimo nel mondo anglosassone, impiegato presso il ministero della Verità, un enteche ha la missione di stravolgere la storia e crearne una completamente nuova ad uso e consumo del Grande Fratello e per arrivare a un miglior risultato propagandistico al fine di eliminare qualsiasi coscienza nell’individuo, oltre a manipolare la storia, viene inventata anche la Neo-lingua, un elenco di parole assai limitate come degli slogan che di fatto limitano ogni approfondimento del pensiero o il formarsi delle opinioni, annientando così qualsiasi forma di ribellione al sistema.

A questo ministero se ne aggiungono altri come quello della Pace che si occupa curiosamente della guerra, quello dell’Amore che si occupa della repressione poliziesca e dell’Abbondanza si occupa dell’economia, termini rassicuranti per definire questi dicasteri, ma che nascondono dietro la facciata le atrocità del regime.

Comunque, per dare una parvenza di libertà dove sfogare la propria collera, le persone debbono partecipare ogni giorno ad un rito collettivo di due minuti d’odio contro il terribile Emmanuel Goldstein, nemico giurato del Partito unico e sinonimo di ogni colpa e atrocità, ma di cui realmente non si nulla, insomma anche la rabbia è sotto controllo.   

In breve Winston aprirà gli occhi sulla realtà in cui vive e si ribellerà con tutte le sue forze, ma dopo una serie di avvenimenti verrà ugualmente catturato e, come si usava nella vecchia Unione Sovietica, verrà definito pazzo e mandato in manicomio dove sarà sottoposto, insieme alla sua fidanzata Julia, anche lei ribellatasi al Partito, ad una “terapia riabilitativa, in realtà un programma di violenza fisica e mentale, fino a quando, dopo essersi traditi a vicenda e rinnegando i loro ideali con la confessione delle loro colpe, saranno definiti dalle autorità finalmente “sani” e torneranno a vivere, questa volta, però, come veri automi nella società prigione.

Questa, molto in breve, la storia con il suo amaro epilogo, ma ciò che lascia un senso di angoscia è che tramite le vicissitudini dei due personaggi entriamo in un mondo dove tutto è studiato per massificare e dove ogni minima forma di indipendenza mentale è definita egoista perché contro gli ideali dell’onnipresente Grande Fratello.

Insomma, la morale di 1984 è la pratica distruzione dell’individuo in ogni suo aspetto, morale, civile ed intellettuale per quello che oggi definiamo “il pensiero unico”.

Oggi, certamente, non sentiamo, almeno ufficialmente, il peso dell’occhio onnisciente e onnipresente del Grande Fratello attraverso gigantografie sparse un po’ dovunque nelle nostre città o nelle nostre case, ma ci stiamo forse avvicinandoci a qualcosa di simile; tutto, infatti, deve essere omologato e chi non la pensa come la maggioranza di chi tiene le leve di comando, viene scartato, ridicolizzato o peggio colpevolizzato, pensiamo solo ai grandi temi sociali o etici o alla tragedia della attuale pandemia.

Bisogna comunicare sempre più con un linguaggio da social, sempre più povero di espressioni, tutto deve essere globalizzato, tutti pensano alla stessa maniera su qualsiasi aspetto della vita corrente, tutti vestono uguali con la stessa moda, tutti sentono la stessa musica, leggono i stessi libri o giornali in modo che gli ideali del Partito non si discutano mai. Esso ha sempre ragione. 

Il mondo allucinante descritto di Oceania è tragicamente ipnotizzato da una sola volontà, da una sola certezza, ma senza alcuno vero scopo se non quella di aderire in tutto e per tutto al Grande Fratello, una volontà dalla quale non si può uscire assolutamente, altrimenti si segue la sorte di Winston e della sua fidanzata Julia.

Sfogliando queste pagine, ovviamente, mi dico che è solo la fantasia nata dalla penna di un autore prolifico come Orwell, tutto ciò che accade è racchiuso, per nostra fortuna, in un libro come 1984, ma un dubbio però mi assale leggendo le cronache odierne e l’indirizzo che il mondo sta prendendo e allora mi domando: “Sarà poi vero che 1984 è solo un libro?”

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