Piccolo manuale di sopravvivenza in psichiatria

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Piccolo manuale di sopravvivenza in psichiatria
Ugo Zamburru e Angela Spalatro
Politiche psichiatriche
GruppoAbele Torino
2021
Pag. 157, euro 14

Il cervello di ciascun umano e il pianeta Terra. C’era una volta un nobile cavaliere che si chiamava Franco Basaglia. C’era anche un drago che si chiamava Manicomio. La lotta fu lunga e difficile, alla fine il cavaliere e i suoi prodi riuscirono ad abbattere il drago. Il villaggio fu liberato dal Manicomio e nacquero così i Servizi territoriali per la salute mentale. Il disagio immateriale del cervello è molto diffuso, come noto, e noi sapiens non abbiamo mai saputo affrontare granché bene i casi più gravi. Tante esperienze drammatiche, storie e fiabe possono confermarlo anche per gli ultimi decenni. La legge n. 180 del 1978 e la riforma che ne seguì furono una conquista, tuttavia la piena realizzazione di quella rivoluzione della cura non si è purtroppo tradotta fino in fondo nella pratica. Non è facile la vita fra e intorno a chi ha sofferenza mentale, forme di follia, disperazione, disturbi mentali, allucinazioni, fobie, bipolarismo, e usa psicofarmaci: uno studio recente suggeriva che una persona su cinque è stata almeno una volta nella vita un paziente psichiatrico. Facciamo il punto, dunque; i tanti di noi che oggi abbiamo relazioni con i Dipartimenti e i Centri di salute mentale ci troviamo inermi e confusi di fronte alla invadente fragilità delle risposte dei sistemi di cura. Leggere un piccolo manuale di sopravvivenza ci arricchisce di utili informazioni. Partiamo dai dati, quelli pubblicati a metà 2019 e riferiti al 2017: strutture territoriali in aumento; personale dipendente in diminuzione per tutte le figure professionali; destinazione alla salute mentale del 3,2% del budget sanitario, a fronte del 5% medio del resto d’Europa; persone variamente assistite 860.000 (ovvero 80.000 in più rispetto al 2015). Aumentano notevolmente anche i soggetti ai quali vengono prescritti antipsicotici, che quasi raddoppiano dal 2015 al 2017, passando da 23 a 40 per mille.

L’esperto psichiatra Ugo Zamburru (Torino, 1954) e la giovane ricercatrice in neuroscienze Angela Spalatro hanno redatto insieme (pure con altre collaborazioni) un importante impasto di informazioni e di testimonianze con lo scopo di unire le persone in cerca di aiuto e i Servizi ai quali si rivolgono, consapevoli giustamente che sulla sofferenza mentale e la sua cura sociale c’è ancora molto da dire e fare. Durante gli anni di clinica hanno incontrato familiari e utenti, raccolto i loro consigli, ascoltato domande spesso rimaste inevase o confuse e hanno ora tentato di dare delle prime risposte “scritte”, aldilà della consulenza e degli eventuali farmaci, con un bel volume, rilevante e chiaro anche per i non addetti ai lavori. Il primo capitolo offre sinteticamente l’epidemiologia dei disturbi psichiatrici a livello nazionale e internazionale, suggerendo poi di leggere criticamente le linee guida e i protocolli per il trattamento farmacologico. I capitoli successivi costituiscono un’ottima guida per l’eventuale “uso” dei servizi psichiatrici: a chi rivolgersi in caso di necessità; i falsi miti della psichiatria (oggettività, esiti in astratto, farmaci a tempo o vita); le buone prassi diffuse in giro per l’Italia, con meritata particolare attenzione per quella del “Caffè Basaglia, il ristorante come terapia”; le domande aperte (familiari, maggiore età, lavoro, specialisti). L’ultimo capitolo aggiorna il quadro ai tempi del coronavirus. Tutto il filo del ragionamento segue parole e fatti del grande Franco Basaglia (San Polo, Venezia, 1924 – 1980), il modello della partecipazione umana comunitaria. Chi è fragile ed è curato ha gli stessi bisogni e desideri di chi forse non è fragile e lo cura: casa, famiglia, amici, lavoro, affetti, cose reali che non possono essere delegate alla pur importante psichiatria. Già!

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