Gli occhi di Sara

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Gli occhi di Sara
Maurizio De Giovanni
Noir
Rizzoli Milano
2021
Pag. 333, euro 19

Napoli. Ora e trent’anni fa (da marzo a novembre 1990). Sara Mora Morozzi, piccola bella invisibile, è all’ospedale in Oncologia pediatrica, il nipotino di due anni sta morendo, si alternano con la mamma Viola e il caro ispettore Davide. Dopo una lunga banale febbre, avevano fatto fare le analisi del sangue a Massimiliano, poi Tac, ecografie, risonanze, day hospital, fino alla diagnosi: un nefroblastoma violento e avanzato, un tumore di Wilms infiltrato, massa di dieci per sei, interessamento dei linfonodi paravertebrali, area di necrosi, infarti infratumorali; tutti hanno concluso sulla non operabilità e adesso è peggiorato; gli restano massimo due mesi di vita. Grazie alla sua ipersensività Sara intuisce l’esistenza di qualcuno in giro per l’Europa che pare operi simili casi disperati, ma non si sa proprio se davvero esista e, nel caso, come rintracciarlo. Forse c’è una traccia che risale a decenni prima e allora chiede aiuto agli amici colleghi di un tempo, l’avvenente Teresa Bionda Pandolfi, ancora in attività, il cieco pensionato Andrea Catapano: hanno archivi di carte e registrazioni da consultare. Eccoci nel 1990, anno della cosiddetta Pantera, subito dopo il crollo del muro di Berlino (periodo di forte valenza politica), a Napoli un gruppo di ragazzi romeni conviventi era coinvolto in un possibile clamoroso attentato in città, sconvolti dalla caduta del regime in patria. Sara, Teresa, Andrea lavoravano alla segreta unità di intercettazione e ascolto, l’unica indipendente struttura dei servizi italiani operativa al Sud, diretta dall’alto e massiccio Massimiliano Massi Tamburi, in uno stabile di periferia. Erano stati tutti coinvolti dalla vicenda, ognuno a suo modo segnato dagli avvenimenti, nessuno a conoscenza di tutti i retroscena e i seguiti. Riportarla a galla forse può significare il salvataggio della vita del bimbo, è una corsa contro il tempo indietro nel tempo. Vale la pena.

Consolida il successo la nuova fortunata serie di Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958), letteratura noir (finora un racconto lungo e quattro romanzi 2018-2021) che diventerà presto anche un’ulteriore serie televisiva. Sara risolve sempre insieme tristi intrighi e controversi dilemmi, sia antichi che contemporanei, ancora nella stessa città metropolitana del tifosissimo autore. Mora era una brillante graduata della Polizia di Stato, sposata con prole, prima di entrare nella sede napoletana dell’unità speciale che veglia sulla sicurezza nazionale (fra misteriosi rituali e codici oscuri) e di innamorarsi del bravo leale democratico Capo, Massimiliano, più vecchio di 23 anni, intensamente ricambiata (l’amore inizia dopo la vicenda di questo bel romanzo). Per lui aveva poi abbandonato un marito fedele e un pargolo piccolo, conducendo con fermezza e coerenza un’altra esistenza in coppia, nel lavoro e fuori, finché si era ammalato. Sara quindi aveva lasciato tutto, ritirata a invisibile vita privata per assisterlo. Da qualche anno sono morti prima Massi, 76enne, stroncato da una malattia incurabile, indi Giorgio, il figlio (abbandonato), in un misterioso incidente stradale. Lei ha ormai superato i 55 anni, si è nascosta da tutto e tutti, pur colta e vivace, riservata e sostanziosa, finché non ha scoperto il nipotino, la cui vita è sul filo del rasoio in questa avventura. La narrazione è più che altro in terza persona varia al passato, un poco su tutti i vari personaggi, in prevalenza su Sara e i suoi magnifici accorti occhi (da cui il titolo), che incrociano sempre altri significativi sguardi: occhioni azzurri con una sfumatura di verde, limpidi e chiari, ingannevoli e profondi, nascosti e dannati, due lune, due pezzi di vetro screziato, filo conduttore di tante esistenze. Chardonnay al bar per le due amiche. La magnifica dottoressa Ana era nata nei Carpazi e giustamente s’innamorò di lui che cantava M-am nascut intre Carpati, imitando la voce di una ragazza e facendola morire dal ridere.

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