Laura non c’è

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Laura non c’è. Dialoghi possibili con Laura Conti
Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi
Ambientalismo scientifico
Fandango Roma
2021
Pag. 127 euro 12

Milano. Agosto 2020 e mesi successivi. Laura Conti ha da poco compiuto novantanove anni e sta per arrivare al secolo di vita. Risiede con Luba, una badante ucraina, e tante gatte e gatti. Continua a essere attiva, ascolta legge scrive; s’aggiorna e si arrabatta muovendosi col bastone, raramente fuori casa; riceve visite. Ora sta lavorando a un testo sui referendum relativi al nucleare, intanto chiacchiera con Luba ascoltando le ultime notizie sulla pandemia in corso. Un’altra volta, sente e commenta la notizia sull’esondazione del Seveso, ricorda il disastro di cui si occupò a metà degli anni settanta, cita l’amico biologo Barry Commoner e riceve l’amica Enza; mentre bevono un bicchiere di rosso, il discorso scivola sugli effetti degli inquinamenti, sugli aborti spontanei e sulla normativa per l’interruzione della gravidanza. Enza resta a lungo, entrambe felicemente affette da ecofemminismo, citano Lyubov Sirotà, Rachele Carson, Marie Curie, il movimento contemporaneo “Non una di meno” le rappresenta bene. Un’altra volta, quando per radio parlano di un anziano con la doppietta, le viene di raccontare della sua originale scientifica posizione sulla caccia, che ai tempi del referendum del 1990 le costò qualche grattacapo. Vengono interrotte dalla bionda veterinaria perugina Emma Fiorucci che vuole chiederle lumi sulla nozione di “equilibrio ecologico” per le sue ricerche relative agli allevamenti intensivi, ottenendo utili spunti e un rimbrotto sulla riprovevole egemonia delle desinenze maschili, che non rispetta il carattere sessuato della realtà e del linguaggio. Emma resta a cena e, all’ultimo momento, si aggiunge anche Rita, vegetariana, ottima occasione per riflettere sull’energia e le sue trasformazioni, sulla fotosintesi e su Langer. Un’altra volta passeggia all’aperto e incontra la figlia di un vicino, ha 17 anni ed è un’attivista per il clima: la invita a salire, si bevono insieme una cosa mentre la ragazza prepara coi pennarelli un manifesto e lei illustra il proprio punto di vista, parlando (bene) pure di Greta. Poco tempo dopo, viene intervistata su vita e scritti da Ilenia, una giornalista televisiva, in vista del prossimo compleanno.

Due brave giornaliste e ottime narratrici, femministe militanti, Barbara Bonomi Romagnoli (Roma, 1974) e Marina Turi (Roma, 1959) ci sollecitano con maestria a riscoprire e rileggere Laura Conti, hanno ragione. Per riuscirci, ce la presentano viva e vegeta. Le sue idee e le sue lotte, i suoi indirizzi e le sue intuizioni di partigiana e pionera sull’ecologia e sulla comunicazione scientifica sono ancora validi, hanno molto da insegnarci per l’oggi e per il domani. Adesso, in realtà, Laura Conti non c’è, morì quasi trenta anni fa pur avendo scritto o detto gran parte di quel che nel testo le viene attribuito. Era davvero nata il 31 marzo 1921 a Udine, in una famiglia laica e antifascista; è però morta il 25 maggio 1993 a Milano, la città dove si era trasferita nel 1944 per frequentare la facoltà di Medicina. Divenne presto una militante della Resistenza, fu arrestata, evitò fortunosamente la deportazione, riprese e terminò l’università, avviando l’attività di medica ortopedica. Iniziò pure a fare politica, prima iscrivendosi al PSI, poi al PCI nel 1951, consigliera provinciale dal 1960 al 1970, poi consigliera regionale fino al 1980, deputata dal 1987 al 1992. Non ebbe figli, scrisse tantissimo, girò l’Italia in lungo e in largo, incontrò centinaia di migliaia di donne e uomini di varie generazioni, fondò e sostenne comitati e associazioni ambientaliste, con esempi e nomi mostrò in mille occasioni la grossolana disinformazione (titolo del suo intervento a un convegno del Pdup sui fiumi dell’aprile 1983) del mondo giornalistico (non solo politico) in tema di scienza ed ecologia. L’iniziativa culturale delle due autrici è assolutamente meritoria. In contemporanea il loro editore Fandango avvia la pubblicazione anche delle opere di Laura Conti: già trovate in libreria Una lepre con la faccia di bambina, il suggestivo acuto romanzo che nel 1978 la fece conoscere a un pubblico più ampio, imponendo nuove normative in materia di rischi industriali, sia a livello europeo che a livello italiano. Il libro di Bonomi Romagnoli e Turi appare bello e riuscito, soprattutto perché emerge il metodo d’indagine di Laura Conti, scientifico e femminile, il parlare allo stesso modo semplice e competente con sé stessa e con gli altri, un’ecologia quotidiana e curiosa, mai dogmatica, sessuata e critica, libera e disobbediente, con tanto studio dietro, sulle spalle, e molte lotte avanti, da fare, produttiva di scelte ed azioni, individuali e collettive. I capitoli hanno nel sottotitolo il breve riassunto in corsivo tipico di Laura. L’ottavo ricostruisce motivazioni biografiche e culturali dei sette dialoghi, il nono e ultimo raccoglie precise note e riferimenti bibliografici, che non disturbano l’allegra narrazione letteraria, ricca di chiacchierate, intermezzi, distrazioni, eventi di vita casalinga, in terza persona su Laura. Se non la conoscevate, è ora di incontrarla!

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