Senza più alibi, è ora di decidere

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Con l’approvazione da parte delle Camere del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) cambia l’agenda nazionale.
Non sarà una passeggiata e tanto meno una parata, ma un lavoro quotidiano da portare avanti per i prossimi anni senza ritardi, tentennamenti, perplessità e con la consapevolezza che la rimodulazione in corso d’opera laddove necessaria non deve diventare occasione di scontro, di divisione e tanto meno di rallentamento. L’occasione che pone al Paese il PNRR approvato dalle Camere e che in tempi brevi dovrebbe avere l’assenso delle istituzioni europee, può costituire per l’Italia una sorta di passaggio di Capo Horn; ovvero una svolta da troppo tempo rimandata, perché il paese riprenda il ruolo che gli spetta in Europa e nel consesso mondiale, e non sia più indicato come il grande malato del continente; la terra dove non si decide mai e le decisioni del giorno prima vengono rovesciate e annullate il giorno dopo. E come per il mitico passaggio nell’emisfero australe a poche migliaia di chilometri dall’Antartide, la direzione di marcia può essere una sola, non è ammesso ripensare, guardare indietro, sostare tra i gorghi perché il risultato sarebbe solo un naufragio rovinoso.

L’approvazione a larga maggioranza, come si addice in una democrazia ancorché sofferente come la nostra, ma salda, del Piano di rinascita, marca la differenza e segna la strada. Non mancano certo mal di pancia, calcoli elettorali e politici, di media e ridotta caratura, egoismi e particolarismi di ogni genere; ma è evidente che per riavviare il paese, questa sia l’ultima spiaggia prima di arenarsi definitivamente. L’imponente mole di risorse, una sorta di piano Marshall, come è stato più volte detto anche a sproposito, non permette disattenzioni, anche perché lo sguardo dell’Europa e dei suoi 27 componenti nonché delle istituzioni decisorie e di controllo non ci farà sconti e ogni passaggio sarà rivisitato sul fronte degli investimenti e dei risultati. Inutile pensare di ripetere quanto accaduto in passato dove il motto – rivisitato –  potrebbe essere sintetizzato in “passata la troika …. gabbata l’Europa”. Questa volta siamo noi stessi a far parte delle istanze di governo e di controllo e revisione, nonché di quelle che in primis decideranno lo sblocco delle risorse. Ecco perché non sono plausibili disattenzioni, furbizie o distinguo.

Davanti a noi vi è un’occasione storica di superare steccati, barriere e pantani nei quali ci siamo dibattuti per decenni. La burocrazia non è soltanto il male dei mali, ma nelle sue articolazioni deve essere il motore positivo, dunque la sua riforma è storica e non eludibile. Tutti lo dicono, tutti lo chiedono, ma è ora di avviarla per non creare fondamenta fragili ad ogni ripresa. Il cammino è segnato, ma ogni passo deve essere coerente. Di fronte agli italiani occorre essere protagonisti delle pagine positive, non soltanto critici come se a decidere siano altri. Una volta accettata la sfida chi è nella maggioranza deve stare nella maggioranza, chi è all’opposizione fare l’opposizione. Giochi e giochetti non sono consentiti anche perché potrebbero rivelarsi dannosi per il futuro di tutti e specie di chi si rendesse responsabile di giochi al ribasso.

Come ha sottolineato più volte con semplice chiarezza il premier – per competenza e professione abituato a decidere e a mantenere – prima si imbocca la strada e prima arrivano le risorse. Non esistono variabili rispetto a questo schema soprattutto perché essendo il paese che può contare sulla maggior quota di sostegni finanziari, la sua azione sarà davanti agli occhi di tutti i partner i quali non lesineranno critiche, che in soldoni potrebbe voler dire veder stornare le risorse verso sé stessi! Quindi sfida nella sfida; questo è quello che va evitato. La scelta di concentrare la fase decisoria, pur in accordo con amministrazioni statali e locali e in costante dialogo, indica la via maestra nella quale il presidente del Consiglio spende tutta la sua credibilità e la capacità di farsi ascoltare a Bruxelles. Dunque, il tiro al piccione non è ammesso e nel conto vi può anche essere il rischio di consensi minori in futuro, ma nella consapevolezza di aver fatto il giusto e aver rispettato quanto deciso. Se i risultati saranno quelli attesi tutto questo potrebbe essere un semplice passaggio e non un punto di arrivo.

Il senso di responsabilità deve essere di tutti e va aggiunto che non esiste un pulpito dal quale ammannire o dare del reprobo a qualcuno. L’unanimismo è dannoso, la dialettica e la diversità di posizione il sale della democrazia. Quindi nessuno sta sullo scranno e dà patenti di questo o di quello perché questo richiederebbe una totale rivisitazione delle nostre istituzioni; e non in senso positivo. Non esiste un’aristocrazia della politica, una sorta di senato dei saggi che bacchetta il popolo bue, altrimenti la deriva diviene quella delle avanguardie che governano le retroguardie e gli esempi storici nel secolo breve sono lì a ricordarcelo con ideologie e totalitarismi nefandi e sanguinosi.

In buona sostanza, la strada è tracciata, i mezzi per percorrerla in arrivo, gli obiettivi da raggiungere chiari nella loro essenzialità, dunque gli alibi sono caduti, e non si può crearne altri di comodo. O si passa a decidere e senza fermate o l’obiettivo principale rischia di saltare. Se si condividono i fondamentali è come governare una nave, il capitano è uno solo e l’equipaggio sa che deve rispettarne le indicazioni altrimenti si finisce sugli scogli. Se la competenza e l’esperienza di chi guida è accettata e riconosciuta i tentennamenti rischiano di mettere in pericolo l’intero schema. Questa la responsabilità storica che ci si assume! E il popolo italiano pur diviso e rissoso sa cogliere il valore di obiettivi da raggiungere e sa anche quando le scelte di chi lo rappresenta possono mettere a repentaglio la sorte di tutti. Un elemento che riguarda tutta la politica. Nessuno è escluso!     

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