Sfida

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La scelta del termine di questa settimana era stata diversa e si era soffermata su un dettaglio oggetto di polemiche, il cosiddetto coprifuoco delle ore 22, confermato dai provvedimenti del governo per l’emergenza pur nella trattazione del sistema di aperture avviato nel paese rigidamente legato all’andamento dei dati della pandemia. Indubitabile l’impatto di una parola come quella connessa nell’immaginario collettivo alla limitazione della libertà di movimento con rimandi a epoche passate di guerra e di repressione. Non spetta certo a noi né avremmo tutte le competenze necessarie, spiegare perché il coprifuoco possa essere o meno utile, né dare alimento a teorie complottiste orami dilaganti anche oltre la ragione. Indubitabile però che il tema sia reale e resti sul tavolo della politica e del governo dopo oltre un anno di oggettive limitazioni di molte nostre libertà pur comprendendo il rinvio alla gravissima situazione sanitaria e cercando di dare un senso agli assembramenti diurni e pomeridiani che non sono certamente meno rischiosi per i contagi di quelli notturni oltretutto ridotti di numero. Il battibecco creatosi su questo delicato tema che sarà certamente al centro dell’agone politico nel prossimo futuro, mano a mano che evolve la campagna di vaccinazioni, ci ha portato a concentrarsi su un altro vocabolo che pur non apparendo di frequente nel confronto, indica tuttavia dove siamo in questo momento.

Dunque, sfida. Termine potremmo dire di altri tempi ma sempre immanente alle cose umane e in quasi tutti gli ambiti della nostra quotidianità. Il significato nel dizionario è quello di contendere a battaglia, a duello, a una gara o a qualsiasi altra competizione. Una sfida si manda, si lancia, si respinge, si rifiuta. Famosa nella storia e nella letteratura la famosa lettera di sfida, la missiva con la quale si chiamava l’altro al confronto. Oggi in molti ambiti ha più o meno un valore simile anche se cambia il contesto di riferimento. E questo anche se, nel mondo criminale le caratteristiche non si allontanano molto dai canoni storici.

In particolare, nello sport, secondo il dizionario si indica l’atto con cui un atleta invita un avversario a gareggiare con lui; per lo più, l’atto con cui un pugile affronta un altro che sia detentore di un determinato titolo. Altro significato, quello di provocazione, ovvero porre in essere un atto che ha lo scopo di suscitare comunque una reazione da parte di altre persone. Può consistere in una dichiarazione, in uno sguardo, in un comportamento e via dicendo. Caratteristica della sfida è la reciprocità, ovvero essa ha senso ed esiste se si manifestano per essa i contendenti. Ovvero occorre essere almeno in due per condurla e si può anche essere in molti da entrambe le parti in causa. Esistono poi sfide, come quelle strategiche a livello mondiale, dove la possibilità di incroci tra sfide collaterali con più attori costituisce in un certo senso la “regola”. Qui però andiamo oltre i confini che ci siamo posti.

La sfida cui volevamo rapportarci è quella che vede oggi il paese alle prese con una stagione difficilissima, una lenta e complessa uscita dalle conseguenze della pandemia, una strada irta di problemi per superare e volgere in positivo decenni di ritardi, stagnazioni, decisioni episodiche e parziali che hanno devastato e destrutturato il tessuto nazionale, sia sociale, che politico, che economico.

Oggi allora, la sfida da raccogliere è gigantesca ma ineludibile: agganciare decisioni, cambiamenti, imprimere direzione alla necessità storica di far ripartire l’Italia allontanando quella recessione oggettiva che l’attanaglia e che in modo mirabilmente dissennato è stata definita “decrescita felice” da un guru ormai appannato e ammaccato dalle sue stesse contraddizioni.

Ed è sfida per tutti, cittadini, economisti, imprenditori, sindacati, politici. Questi buoni ultimi per una semplice ragione: dovrebbero essere coloro che fanno la sintesi e, rappresentando il popolo, dare indicazioni univoche ancorché dialettiche una volta imboccata una strada, per scelta o per necessità!

La premessa perché questo circolo virtuoso si avvii è che condividendo le linee portanti, si lascino per strada i dettagli. Trovarsi in accordo su i nodi da sciogliere non è un cedimento a qualcuno o un favore a qualcun altro, ma semplicemente una saggia decisione che deve essere tenuta al riparo dalle “sirene” di chi non è d’accordo. Il paese è come una famiglia dove a decidere devono essere sia un genitore sia l’altro. Se si è d’accordo sul da farsi e si sceglie una direzione non si può cominciare un minuto dopo a fare distinguo perché i vicini di casa hanno deciso qualcosa di diverso e che possa apparire più allettante. Stabilita la giustezza delle decisioni da assumere si procede senza tentennamenti. Come in tutte le nostre azioni i risultati possono essere o meno soddisfacenti, ma senza decisioni e fermezza nel mantenerle, non si va da nessuna parte e si crea soltanto confusione.

I nodi, le complessità, sono noti a tutti da troppo tempo, che cosa occorra per scioglierli altrettanto, dunque la sfida è decidere e prendere la direzione senza tentennare. Altrimenti la stagnazione non verrà mai superata e la palude inghiottirà anche quel che di buono si continua con pervicacia a fare, incuranti del pericolo, potremmo dire!

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