Body Positivity: quale bellezza attraverso un filtro?

 -  - 


La concezione della bellezza si è formata, e trasformata, nel tempo. In antichità secondo le teorie di Platone, Aristotele e Pitagora la bellezza era intesa come ordine, armonia, proporzione. Nel Medioevo nacque la teoria dell’Homo ad quadratum, secondo cui il numero, considerato principio dell’universo, assunse significati simbolici fondati su serie di corrispondenze numeriche ed estetiche; ne è la dimostrazione l’Uomo Vitruviano rappresentante la Divina Proporzione. Nel Rinascimento, il ritorno ai modelli classici portò a enfatizzare il concetto di perfezione estetica. Paragonare un corpo a una figura astratta che rispettasse i canoni estetici dell’epoca era l’unico modo per misurare la bellezza di un soggetto, in relazione a quanto fosse vicino nei tratti all’“idealtipo”.

Con particolare riguardo alla bellezza femminile, essa è spesso stata intesa anche come l’indicatore di uno status sociale: un corpo esile e un viso pallido dimostravano che una donna non aveva necessità di lavorare per vivere; in periodi di guerra e carestia sfoggiare le proprie rotondità era simbolo di salute. Negli ultimi tempi invece un corpo scolpito e abbronzato sono diventati segno di una vita agiata che attesta la possibilità di potersi concedere attività sportive e vacanze esotiche.

Ora si parla di Body Positivity, un movimento sociale che mette in evidenza corpi non convenzionali, solitamente mal rappresentati dai media. A questo proposito è un errore pensare che i canoni estetici, e il dovere di attenervisi, si siano sviluppati con la nascita delle “celebrities” e la propagazione tramite mezzi di comunicazione di massa dei modelli provenienti dal mondo dello spettacolo e dello sport. Così come è un errore ritenere che essi abbiamo preso irreversibilmente piede grazie a internet e ai social networks. L’ostentazione della bellezza ideale come segno di agiatezza esiste da tempi immemori.

E la nostra epoca non fa eccezione, come ogni altra, con una mano dà e l’altra toglie: se da un lato si ha la fortuna, grazie ai nuovi mezzi comunicazione e all’impatto che essi hanno sull’apertura delle nostre menti, di poter sostituire il tabù con il dialogo, dall’altro si rischia di creare un’immagine distorta della realtà; una rappresentazione malata di sé e dell’altro. Ne sono degli esempi concreti i “beauty filters” proposti dalle varie piattaforme, la moda del “posing” usata durante scatti e riprese e la necessità di ritoccare ogni contenuto prima di pubblicarlo in rete.

In riferimento proprio a questi, due importanti personaggi dello scenario mediale attuale, Clio Zammatteo e Chiara Ferragni, nei loro recenti post hanno sottolineato la pericolosità di foto e video non naturali ma che vogliono passare per tali. Il rischio è di demonizzare caratteristiche proprie di ogni corpo che lo rendono unico e abituarsi così tanto a vedersi e a farsi vedere in un certo modo che si finisce per non accettarsi più senza maschere, sfociando nella Body Negativity.

Per ristabilire la genuinità della bellezza universale, quella che prescinde da forme e colori, bisogna fare pace con il proprio corpo. L’unico modo per percepire vibrazioni positive quando ci si guarda allo specchio è accettarsi, ovvero essere soddisfatti di quello che si è e non mortificarsi di quello che non si ha. Il che non significa vivere senza il bisogno di migliorarsi, ma farlo con lo scopo di aggiungere qualità e non di rimuoverne e soprattutto di sapere che il vero, vale più del falso; farlo per il proprio benessere reale e non quello fittizio che si vorrebbe avere artificialmente per influenza sociale.

Tutte quelle che sono definite in senso dispregiativo imperfezioni a causa della errata concezione che si ha dei corpi dettata dalle sovrastrutture invisibili della società, in realtà sono la dimostrazione della nostra natura e del nostro vivere nel mondo in quanto esseri umani. Il corpo è parte di noi; un tempio che come tale va curato e rispettato sempre, ma il cui contenuto è fondamentale. Questo è un fenomeno da imperativo categorico: se ognuno applicasse tali principi su sé stesso inconsapevolmente li trasferirebbe anche agli altri.

Per concludere, la Body Positivity non impone una verità forzata sui social o un’estremizzazione del concetto di naturalezza, ma incoraggia a vedersi e sentirsi perfetti nelle proprie imperfezioni, nella propria unicità, nella propria umanità.

bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.