Corriam … corriamo, ma per dove?

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Il paese riparte, la pandemia non molla, le scelte necessarie e i rischi immanenti 

L’avvicinarsi degli appuntamenti amministrativi ma di grande valenza nazionale sta facendo venire a galla l’irrisolto, il non detto di questa convulsa stagione politica fatta di affermazioni apodittiche, di distinguo e di richiami alle origini anche se esse si sono ormai consumate e perdute. Il cammino del governo di larga maggioranza ma nel quale gli obbiettivi da raggiungere sono tali che ogni forza politica deve fare i conti con la realtà e limitare i propri, ha creato e mantiene uno status di apparente equilibrio che punta a scaricare su elementi “secondari” le tensioni esistenti e le differenti visioni politiche di sfondo. Una situazione necessitata che si vorrebbe breve ma i cui termini sono stabiliti da forze che sono estranee a quelle proprie e con le quali occorre fare i conti.

Le fiammate su disegni di legge e su argomenti da varia entità e serietà sono auspicabili in condizioni di “normalità”, molto meno in fasi delicate come le attuali. E’ come a dire che sotto il cappello del Pnrr che costituisce la trama di insieme si vorrebbero far passare riforme e modifiche che per decenni sono rimaste lettera morta per i veti incrociati tra partiti e forze in parlamento. E tanto più è evidente l’importanza dei temi, tanto più la discussione dovrebbe essere centrale e non residuale. Si intende sottolineare che di essi argomenti non ci si deve occupare mentre il proscenio è occupato dalla necessità principale di riavviare il paese e superare la fase emergenziale, ma con rispetto e attenzione dovuti al valore specifico delle questioni sul tappeto.

Far “passare” cambiamenti epocali mentre siamo impegnati a sopravvivere, sembra quasi il gioco del cerino invece che il dispiegarsi di una sana dialettica democratica. E ancor più l’arroccarsi su posizioni in questa fase appare per quello che è stato sintetizzato come “un po’ per celia e …. un po’ per non morir”.

L’attenzione del paese e del suo sforzo corale deve essere diretta alla ripresa e alla capacità di affrontare l’attuale e le future stagioni di complessità e criticità. Solo se l’intero sistema sarà reso “resiliente” sarà possibile affrontare i nodi strutturali che restano davanti a noi. Altrimenti tutto potrebbe rivelarsi inutile. Ecco allora che la grande sfida delle forze politiche dovrebbe essere quella di misurarsi sul valore complessivo dell’impegno assunto dal governo e dal paese verso se stesso e le istituzioni europee e non quello di perdersi in altre direzioni pur meritevoli. Se la barca fa acqua è inutile stabilire i posti da occupare se non ci si occupa del problema principale, con il risultato che si andrà a fondo ovunque e comunque. Non si può fare tutto insieme pena il farlo male e incompleto. Per forze politiche in buona sostanza si tratta di partecipare in parlamento e nel paese a quelli che sono nell’immediato e per lungo tempo i nodi principali da sciogliere e solo sciogliendo questi sarà possibile poi occuparsi degli altri pur importanti e pur significativi.

Ecco allora che appare straniante la situazione. Da un lato abbiamo il governo che cerca di condurre la barca, dall’altro le forze politiche che vivono una separata vita sui temi divisivi e marcano il territorio mostrando sia le loro debolezze sia i veri e propri abbagli che vanno prendendo nel dispiegarsi della loro azione.

Mettere a confronto lo sforzo che il  paese deve assumere sulle proprie spalle e la necessità vitale di saper bene impiegare le grandi risorse in essere e in arrivo con le convulsioni locali non fa che mostrare il grande stacco esistente tra potenza ed atto, tra necessità e opportunità. Siamo e restiamo una paese democratico ma molti dei nodi della democrazia sono e saranno quelli di saper dare per definito il confine nel quale ci muoviamo, non perché esso sia una costrizione, ma un limite ragionato e condiviso. Quindi porsi sotto l’urgenza degli elementi l’obiettivo di modificare il tessuto è sia rischioso sia velleitario.

Il discorso riguarda tutti gli attori sul proscenio. Da Pd e cinquestelle che bruciano risorse e tempo per trovare la pietra filosofale di un impossibile visione comune che dovrebbe partire da una visione quanto meno condivisa del reale cosa che non si ravvisa né nel recente passato né nell’oggi. E come cercare di mischiare l’acqua on l’olio: il mix non riuscirà. Dare per scontato che i pentastellati residui di osservanza “contiana” sia diversi dalla matrice e siano di sinistra più che di destra è un abbaglio, una svista senza speranza da un lato, un mero calcolo elettorale aritmetico pensando al domani dei seggi e delle maggioranze.

Un’unione di pura convenienza per chi poi è difficile stabilirlo. Ed infatti nella realtà tutti corrono per se stessi e apparentamenti e possibili convergenze si sciolgono alla prova dei fatti. Discorso simile per arbusti e pianticelle a destra e sinistra dei due gruppi, forze destinate soprattutto alla presenza e alla testimonianza o al massimo al supporto numerico di ultima istanza. Eliminato poi nei fatti quel presupposto di diversità ontologica e di argine al populismo che si voleva come differenza di qualità nel discorso politico. Non ci sono i più eguali di altri in sostanza.

La situazione non appare chiara neppure sul fronte opposto, dove la rivalità tra Lega e Fratelli d’Italia sta diventando via via nazionale, con la diminuzione del divario elettorale tra le due forze e dove la funzione di cerniera di Forza Italia mostra la corda pur essendo ancora ago della bilancia non soltanto nella coalizione ma nel disegno più ampio del futuro assetto del potere nel paese. Il rebus alleanze allora si pone con chiarezza anche nel centrodestra dove più che concorrere all’obiettivo comune sembra invece si corra per se stessi e poi si vedrà. Non la migliore delle condizioni di partenza.

Insomma. Tra abbagli e cantonate lo scenario appare tutt’altro che chiaro soprattutto se misurato con l’obiettivo principale del quale si sta occupando il governo e solo di striscio sembra si occupino le forze politiche che ne costituiscono l’ossatura parlamentare o che rappresentano l’ineliminabile contraltare vitale per la democrazia! Si spiega così allora quell’iniziale “corriam corriamo” non essendo chiaro alle parti in causa per dove si marcia e perché! Unica  certezza il paese si riprenderà perché lo vogliono i cittadini ed è bene che la politica se ne renda conto per mantenere il contatto con la realtà e con la rappresentanza che ne costituisce la ragion d’essere! 

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