Muoversi in una “selva oscura”

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Il rebus del governo: come riuscire a sottrarsi al potere di deterrenza dei partiti

Nell’anno delle celebrazioni del Sommo Poeta non potevamo sottrarci al fascino delle sue parole così lontane e così vicine alla nostra quotidianità. Cambiano i contesti, cambiano i protagonisti ma la selva oscura di Dante è sempre lì a significare la estrema difficoltà del vivere e la montagna da affrontare per ogni scelta che deve essere fatta per la collettività e per converso per ogni donna ed ogni uomo.

Allo stato attuale quella boscaglia incombente e minacciosa porta i segni dei partiti e di quei gruppi che da sempre esercitano su ogni compagine governativa il sostanziale “diritto di veto”. L’esecutivo presieduto da Draghi si trova di fronte a questa selva oscura e deve decidere ogni giorno se sfoltire i rami in eccesso incidendo sulla parte radicale del problema o vivacchiare cercando di far avanzare di qualche passetto quelle agognate, condivise, sublimate riforme che tutti vogliono ma che nessuno collabora a fare. La risposta in questo quadro così triste sta nel fatto che non esiste alcuno nel paese che voglia mettere in gioco l’esistente e sciogliere  veramente i nodi gordiani che stanno lì da tempo immutabile. E ‘ questa la sensazione tattile che si prova e della distanza che esiste tra le parole del premier che indica quel che appare necessario e opportuno per cogliere il treno di una possibile ripresa e che ogni giorno esorta a darsi da fare e quella capacità unica della politica, la cattiva politica, di analizzare, sminuzzare ogni cosa, sino a dimostrare che quel che si vuol fare è sostanzialmente tanto difficile da essere quasi impossibile.

E’ così che l’Italia indietreggia ogni giorno che passa nel consesso delle nazioni. E così che partiti vecchi e nuovi e i mondi di riferimento sociale, economici, finanziari, dettano legge impedendo ogni passo avanti. E questo naturalmente fingendo di essere i più convinti sostenitori delle riforme irrinunciabili e non rimandabili. Quelle stesse che da decenni non vengono fatte per quell’intreccio e quella deterrenza reciproca che ha costruito ed alimentato quella selva oscura. Certo si potrebbe dire se ognuno esercitasse il proprio ruolo tutto potrebbe funzionare nella direzione agognata. Ma è vero solo nell’enunciazione. Nella sostanza ognuno pensa per sé e mira a monetizzare nel breve termine elettorale e pratico, senza pensare a quel sistema che intanto perde pezzi con un danno emergente per tutti compresi coloro che si esercitano in questo estenuante tira e molla.

Ogni giorno, ad ogni enunciazione del premier e dei ministri che descrivono le cose necessarie per affrontare il ritardo strutturale del paese si contrappone un continuo enunciare questioni e problemi che tali cose se attuate potrebbero comportare. Così invece di parlare di come sbloccare il sistema economico realmente, si indugia sui fondi che devono essere dati (giustamente aggiungiamo in epoca di pandemia)  a questo o a quel comparto, ma senza un disegno di insieme – Un antico detto sottolineava che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Al di là del doveroso chiedere scusa alla descrizione al femminile, tuttavia il detto indica che non si può avere tutto e il contrario di tutto.

Gli imprenditori non possono pensare di riavviare le proprie aziende tagliando soltanto l’occupazione con il miraggio che domani … sarà possibile riassumere! Le forze sociale non possono continuare per lo stesso motivo a immaginare le imprese come  un bancomat inesauribile e dovuto. Le due cose non reggono e soltanto trovando un equilibrio tra queste posizioni sarebbe possibile muovere in positivo il sistema per tutti. Invece assistiamo ad un sostanziale dialogo tra sordi, tutti però consapevoli che soltanto con il dialogo si possa uscire fuori dalla situazione attuale.  Se qualcuno oggi dal governo lo fa presente, il giorno dopo qualcun altro da qualche parte pone veti, issa stendardi e costruisce barricate. Così non si può andare da nessuna parte. “Parlaimmo e nun ce capaimmo”, osservava un comico qualche decennio fa, utilizzando uno slang che non appartiene a nessuno specifico modo di parlare ma che rende bene l’idea. E’ questa ad un osservatore disincantato l’immagine che dà il paese. E non è colpa dell’Europa che ci venga richiesto un deciso impulso riformatore, sarebbe il cuore di una vera azione di governo da qualificarsi come tale.

L’esecutivo sta cercando di districarsi da questo avviluppo tentando di privilegiare ciò che contribuisce a far sviluppare quella tendenza riformatrice, ma lo può fare soltanto se nel contempo non tacita le richieste pressanti di categorie esauste, di imprese al lumicino, di un sistema che pur ancora vitale fa acqua da tutte le parti e non in teoria ma anche in pratica se si pensa ai nostri acquedotti! E’ una morsa purtroppo reale. Se l’economia non riparte con decisione, anche il lavoro langue e la popolazione si impoverisce, il paese indietreggia. Ce lo diciamo tutti i giorni ma sembra sempre che il giorno per procedere in questa direzione positiva sia domani e non oggi. Un compito dunque immane, con il rischio di un’inutile fatica di Sisifo che una volta ottenuto il risultato debba sempre ricominciare da capo.

La politica, quella attuale priva di visione e di idealità, sembra incapace di sollevarsi dal quotidiano e dalla protesta fine a se stessa e stupisce che anche esponenti di lungo corso abituati a conoscere come funziona, si permettano il lusso di indicare strade nuove ma solo ripercorrendo il vecchio. Dalla crisi attuale si esce soltanto se pur convinti delle proprie idee ci si misura con onestà intellettuale e pratica attitudine a tenere conto degli elementi in gioco- E non è un gioco si perdoni la ripetizione quello al quale ci si deve attrezzare, ma la concreta, reale, definitiva uscita del paese dalla morta gora in cui si trova da decenni e da concezioni fallaci come la “decrescita felice” in una realtà dove sia la crescita che la felicità riguardano sempre meno ambiti che poi sono persone con le proprie idee, o propri sogni, le proprie ambizioni, la propria voglia di realizzarle. Soprattutto quelle giovani generazioni alle quali non bisogna garantire il mantenimento e basta, ma alle quali vanno dati gli strumenti per accrescere con il proprio il reddito del paese nel suo insieme!

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