Il suo freddo pianto

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Un caso per Manrico Spinori
Giancarlo De Cataldo
Noir
Einaudi Torino
2021
Pag. 227 euro 17,50

Roma. Gennaio 2019. Il melomane sostituto procuratore della repubblica di Roma Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Rick Contino Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda ha appena finito la requisitoria del terzo dei dodici processi in calendario d’udienza quel primo lunedì dell’anno alla sesta sezione del tribunale; a tratti appare distratto, dalla noia per alcune logorree e dalla preoccupazione per le indebitanti spese della mamma ludopatica. Esce un attimo all’aperto e lo raggiunge la storica collaboratrice con una busta gialla, che contiene una riservata rilevante informazione sulle dichiarazioni di un pentito. Afferiscono all’omicidio di Francesco Lo Moro nell’agosto 2009, di cui proprio lui si era occupato, individuando un colpevole, che poi aveva scelto la strada del suicidio. Manrico non si ricorda proprio nulla del caso, chiede di prendere il fascicolo in archivio, cerca senza successo l’amico collega che lo ha coinvolto; infine, a tarda sera si accorda per incontrare il pentito il giorno dopo. Si tratta di uno spacciatore di piccolo rango, noto come er Farina, che aveva saltato il fosso davanti alla prospettiva di una ventina di meritati anni di galera. Lo tengono sotto protezione speciale, insieme alla maltratta moglie. Sta offrendo indicazioni precise su mandanti e interessi in gioco, sembra affidabile e dice loro che dieci anni prima presero una cantonata, lo ha sentito da più parti nel suo giro, qualcuno aveva costruito una versione di comodo. La vittima era un trans, conosciuto come Veronica; a quel punto Manrico ricorda bene la vicenda, fa domande ma non ottiene nuovi indizi e allora coinvolge l’altra giovane collega Pm Valentina Poli e l’intera sua squadra femminile per capire se e dove si sbagliò. Forse anche la successiva overdose dell’amica Betty è dubbia e i due agenti che curarono da vicino le scene del crimine non erano integerrimi. Capire con quali moventi antichi e moderni diventa decisivo, visto pure che uno dei due viene ora investito. Il bravo magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) non è un melomane di gioventù, a un certo punto ha riscoperto l’impatto emozionante dell’opera lirica che gli ha scombussolato la vita e, per l’ennesima volta con successo, anche l’identità letteraria. Siamo già alla terza avventura della nuova serie di noir, tre libri divertenti in diciotto mesi nostri, tre casi clamorosi in meno di tre mesi per Manrico: il bel signorile melomane è un gran personaggio, perfetto per mescolare l’esperienza professionale e la passione musicale di De Cataldo con due differenti generi narrativi. Il credo è rigoroso: “non esiste esperienza umana – delitto incluso – che non sia già stata raccontata da un’opera lirica. Bisogna individuarla. E rimettere al centro della scena il melodramma della realtà”. Si comincia con il morto, come da copione giallo, qui una vicenda chiusa da riaprire. Seguono tutti i riti dell’investigazione, sia letterari che istituzionali. La narrazione è in terza (quasi) fissa al passato. Manrico va alle prime, cita opere, ascolta lirica e classica, studia analogie emotive col caso, è caparbio, eppure a lungo non riesce ad associare alcuna narrazione lirica all’intreccio criminale. Qualche spunto lo trova, pur se i passi in avanti e la soluzione finale vengono soprattutto dal lavoro delle investigatrici collaboratrici, molto diverse fra loro e in differenti fasi dell’esistenza: la gentile meticolosa coordinatrice 40enne Sandra Vitale, in rotta col marito fedifrago; la bassa giovane sarda Gavina Orru, sempre concentrata e corrucciata (col caschetto), imbattibile al computer, ben legata al 32enne professor Filippo neo amico del nerboruto ispettore testadicuoio fidanzato della bella “fascista” romanaccia Deborah Cianchetti, un metro e ottanta di tatuaggi e muscolatura da karateka, ormai tentata da matrimonio e maternità; senza dimenticare l’efficiente spiritosa segretaria Brunella e, soprattutto, la 34enne Valentina, vivace e bella marchigiana di Macerata (e Manrico ben conosce lo splendido Sferisterio, per tanta buona lirica estiva all’aperto). Lui è ambito, ma non sempre cede al fascino e alle proposte femminili; ritrova con soddisfazione l’ex compagna di classe Sibilla, non sempre disdegna gli sbalzi umorali di Stella, spera ancora si faccia presto risentire Maria Giulia. Un mondo popolato di donne vitali, pur se restano utili fondente e buon alcol (rhum, whisky, vino di qualità). I pianti ci sono, pur rari (come quello sincero di Betty), la freddezza è diffusa e non solo lirica (da cui il titolo), plurivalente (professionale, femminile-maschile, climatica, verbale, musicale-jazz e altro ancora). Come al solito impariamo molto sulla giusta giustizia garantista, sul Dna e sul pessimo scandalismo morboso.

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