Crescita

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Se esiste un termine inflazionato, anche se  è rischioso parlare di inflazione mentre questo fenomeno si manifesta nuovamente in molte delle economie più vivaci questo è certamente crescita, spesso utilizzato insieme a sviluppo o a termini consimili. E’ inflazionato perché con esso si possono definire realtà estremamente diverse tra loro e nessuna può essere portata a prova del suo valore intrinseco. Partiamo come di consueto dal dizionario che ci indica alcuni canoni fondamentali per andare avanti. La parola deriva da verbo simile e sottolinea il fatto di crescere, di svilupparsi. Questo può avvenire secondo regole tranquille, è allora di dirà normale, oppure con difficoltà allora essa potrà essere stentata. Il senso del termine si attaglia un po’ a tutto e partire dalla vita umana, dove crescere vuol dire passare dalla nascita e dall’infanzia verso l’età matura e poi sappiamo come va a finire prima o dopo. Riguarda sia animali, sia piante, sia esseri invisibili, unicellulari, sia i temuti virus che tanto di condizionano soprattutto in questi tempi. Di questi esempi siamo pieni e parliamo continuamente nella nostra giornata, riferendoci al bambino, al cucciolo di casa e via dicendo. 

Abbiamo poi una seconda grande famiglia di cresite. Quella riguarda il sistema economico, tanto importante che spesso se parliamo di crescita in assoluto ci riferiamo a quella economica e al concetto connesso di sviluppo. Due termini utili uno all’altro ma non sempre coincidenti. Esiste infatti una crescita armonica, che può portare allo sviluppo e una non armonica e disordinata che può comportare squilibri e contraddizioni patenti. In senso economico la crescita può essere considerata come l’incremento, nel tempo, delle principali grandezze economiche (prodotto lordo e netto, investimenti, occupazione, reddito pro capite), alla quale si accompagna una continua innovazione delle tecnologie impiegate nella produzione di beni e servizî. Esiste anche in questo ambito una particolare forma di crescita, quella definita zero, che sembra contraddire in radice il significato del vocabolo: con essa si intende soprattutto la mancanza di crescita, ossia la condizione stazionaria di un’economia in cui non si registra nessun aumento del reddito nazionale.

C’è poi il contrario esatto della crescita, cioè la decrescita che a parte qualche mente “eccelsa” non può essere definita una condizione felice, ma dannosa a tutti gli effetti. Naturalmente per potersi parlare di valore positivo della crescita essa dovrebbe essere ordinata, armonica, rivolta a tutti o possibile a tutti, altrimenti siamo di fronte alla fonte di diseguaglianza, squilibrio, disarmonia, differenza negativa.

Spesso se parliamo di crescita si affianca anche la parola sviluppo come se si trattasse di due sinonimi. La pratica d’uso di dimostra che questa equipollenza non è così frequente e così ovvia. Assistiamo a crescita con scarso sviluppo, con ineguaglianze e contraddizioni manifeste; a crescita tumultuosa con annesso sviluppo ma con un pesante fardello di danni collaterali, di intere fasce sociali o geografiche caratterizzate da quello che si definisce sviluppo ma che non è crescita per le popolazioni, in termini sociali e anche di costumi sociali.

In sostanza i due termini indicano due cose diverse ancorché possano andare avanti affiancati. Ma solo la crescita armonica, che tiene in conto tutti i fattori coinvolti, può diventare piena e consentire uno sviluppo anche esso ordinato, esteso, di valor comune.

Accade tutto questo? La risposta è seccamente no! Ancora non si è riusciti ad elaborare una procedura, un modus di vivere l’una senza entrare o rischiare di farlo in contraddizione con l’altro. Non occorre una grande conoscenza ma una normale attitudine a comprendere quanto accade intorno a noi, vicino e ormai anche lontano, dove assistiamo a ogni genere di declinazione dei due termini senza che essi insieme siano forieri di positività. Così abbiamo sviluppo con poca o scarsa crescita come crescita con poco sviluppo e via dicendo e rischiando di incartarci con le nostre mani.

Una cosa è sicura, in questo mare di incertezze, che soltanto se sapremo trovare un modo di rendere funzionali le due condizioni potremo assistere ad un reale avanzamento economico nazionale come internazionale. E con esso a quella crescita sociale e personale che dovrebbero essere le condizioni minime. Sia di chi costruisce mattone su mattone un manufatto a forza di braccia, sia di chi progetta o sta immaginando la vita in altri mondi possibili, in condizioni diverse dalle nostre. La manualità potrà subire l’assalto delle macchine, ma non potrà mai essere cancellata come dimostra chiaramente la realtà. Come anche che la tecnologia sia importante, determinane in questo ambito ma solo se essa sarà appannaggio di tutti e trasmessa a tutti e non falansterio di controllo od oppressione sostanziale – anche sotto forma di convincimento progressivo e libero – che sono costruzioni recenti ma non troppo e che pongono interrogativi cruciali per l’equilibrio non solo sociale, ma politico, strategico, sia a livello nazionale che mondiale. Solo la risposta chiara e convincente a queste domande potrà diventare momento di crescita e di sviluppo di un mondo pieno di opportunità e di risorse ma il cui uso dissennato sta diventando dannoso sia per il pianeta e subito dopo per l’umanità e gli altri esseri viventi. E il tempo per sciogliere questo rebus non è infinito!

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