Semplicità

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Non esiste, se ci pensiamo, maggior difficoltà a spiegare perché una cosa semplice possa essere al tempo stesso complessa e indice di questa complessità. Di solito la parola semplicità, derivata senza variazioni particolari dal latino, ci dice il dizionario che indica la qualità di ciò che è semplice, come ad esempio nel descrivere un corpo,  un elemento;” se la maggiore e minore velocità possono alterar la semplicità del moto, nessun corpo semplice si muoverà mai di moto semplice. Ecco in questa affermazione di Galileo Galilei una buona approssimazione a quel connubio apparentemente dissonante tra semplicità e complessità.

Proseguendo nell’analisi notiamo che tutte le espressioni della semplicità ne vedono un impiego o come aggettivo o come sostantivo ad indicare anche la facilità, la naturalezza. Si parla allora di un ragionamento di grande semplicità, essa viene considerata anche nei riguardi un problema. La semplicità peraltro viene avvicinata a diverse variazioni, così alla imprevedibilità, alla costatazione della sua incredibilità. Spesso parlando di semplicità si impiegano anche altri sostantivi che ne sono in qualche modo corollario, come la schiettezza, la naturalezza di cui abbiamo parlato, la modestia, la sobrietà. Tutti elementi distintivi che si riferiscono ai modi, alla vita in genere, ai costumi, allo stile che può riguardare l’intero ambito delle nostre esperienze sia mentali che materiali.

Altro ambito nel quale parliamo di semplicità è quello nel quale con approccio critico facciamo riferimento all’ingenuità, alla mancanza di malizia; oppure allo stato d’animo. Esiste poi una versione negativa che ci racconta di semplicità come dabbenaggine. Si pensi alla definizione di una persona come sempliciotta ad esempio.  

Esiste poi, a dimostrazione che parlando di semplicità non sempre è tutto così “semplice” anche un principio di riferimento in base al quale si asserisce che fra due possibilità (per esempio due ipotesi per una teoria scientifica), a parità di altre condizioni va assegnata maggiore plausibilità a quella che si può formulare nel modo più semplice; il principio consente, almeno in certi casi, di ordinare diversi enunciati in base alla loro probabilità (si noti che la semplicità della formulazione può dipendere anche dal linguaggio usato). Una dotta citazione che però ci porta direttamente nella sostanza di quanto stiamo cercando di capire. Non tutto nella semplicità è così “semplice” come appare in prima battuta. Abbiamo fatto riferimento poco più su alla naturalézza, come attributo frequente della semplicità. Con essa si indica “l’essere naturale, conforme a natura, detto soprattutto di atteggiamento, comportamento, modo di parlare e trattare, o anche di espressioni e forme d’arte, di stile, e simili, che, non essendo artificiosi, forzati, studiati, appaiono spontanei, schietti, semplici: parlare, muoversi, esprimersi, recitare con naturalezza. Ci sono poi gesti che con la non anno a che fare e che ne sono privi.

In sostanza, semplicità e naturalezza si toccano spesso anche se non coincidono del tutto. Ovvero si può essere naturali ma non semplici, come si può dare il caso che la semplicità non sia sinonimo di naturalezza.

Di questo passo, parlando di questi concetti corriamo il rischio di addentrarci in un ragionamento scientifico o filosofico capace di confonderci pur essendo partiti dalla più “semplice” constatazione per così dire. Di semplicità in semplicità possiamo correre il rischio anche di complicarci la vita!

Ecco perché avviandoci alla conclusione ci avviciniamo alle cose più concrete e alla nostra quotidianità. La narrazione che viene in questo momento su quanto stiamo affrontando e su quanto dovremo affrontare sia in termini di contrasto alla pandemia, sia più in generale in riferimento alla situazione sociale, economica e a quanto deve essere fatto per riavviare il paese (non dalla sua attuale situazione ma da un ritardo decennale su molti punti inaccettabili per il ruolo che svolgiamo o che intendiamo svolgere nel consesso internazionale) ci mostra con chiarezza la mole degli impegni che dobbiamo assumere per rispettare gli accordi liberamente concordati e le molte  emergenze alle quali fare fronte.

L’approccio al quale assistiamo da parte del governo e la sua sostanziale distanza dall’agone politico, sono frutto di un atteggiamento consapevole e concreto: ogni questione, ogni problema deve avere una sua soluzione e l’intreccio tra questi non deve indurre al ritardo, al pensiamoci dopo, o via dicendo. Occorre invece che ogni passaggio sia analizzato con severità, ogni priorità sia evidenziata e che ogni atto tenga presente l’insieme delle ricadute che esso potrà avere. In sostanza il realismo e la semplicità di impatto con le cose deve sostenere e lo sforzo in atto per affrontare una montagna che può apparire inespugnabile ma che come le grandi vette presenta sempre il punto più facile, più semplice. Ciò non vuol dire semplicismo, ma rendere chiare e precise le cose in gioco e saper trovare il famoso bandolo per sciogliere anche il più inestricabile dei nodi facendo poi via via apparire più semplici quelli successivi. Certo a volte, ci vorrà la famosa spada di Gordio per avviare questo processo, ma la sensazione che faccia parte di un più ampio scenario nel quale occorre muoversi, aiuta certamente a rendere le cose più praticabili. E se vogliamo più semplici, naturalmente!

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