Riprende la strage, Mediterraneo cimitero di migranti

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Giuseppe Abbati, presidente dell’AITEF – Associazione Italiana Tutela di Emigranti Famiglie, ha scritto ai Presidenti Ursula von der Leyen, David Sassoli e Mario Draghi, e, ai Ministri Luigi De Maio e Andrea Orlando“… già 800 morti nel Mediterraneo! Non è possibile rimanere impassibili senza trovare immediate soluzioni”.

La stessa Von der Leyen aveva affermato: “… Il Mediterraneo è diventato una delle frontiere più letali al mondo. In mare c’è l’obbligo di salvare le vite. Nei nostri trattati e nelle nostre convenzioni c’è l’obbligo legale e morale di rispettare la dignità di ogni singolo essere vivente. L’Unione europea deve difendere questi valori, dobbiamo salvare le vite, dobbiamo ridurre l’immigrazione irregolare, dobbiamo lottare contro i trafficanti e gli scafisti, dobbiamo tutelare il diritto all’asilo e dobbiamo migliorare la condizione dei profughi, per esempio, attraverso i corridoi umanitari. Proporrò un nuovo patto che comprenda anche una riforma di Dublino e un rafforzamento delle guardie di confine e la guardia costiera …voglio più giustizia e equità per i giovani. Il nostro compito è realizzare i loro obiettivi. …”.

Il Presidente Mattarella aveva dichiarato a Parigi: “… La politica migratoria rimane un vulnus recato alla coscienza europea. Alla pandemia abbiamo saputo dare una risposta comune, alla crisi economica altrettanto. Alle migrazioni, ovvero al tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, al tema che più di altri mette in gioco la nostra capacità geopolitica e la nostra visione del mondo, non siamo ancora riusciti a dare una risposta adeguata, efficace e comune.

I flussi migratori vanno regolati e governati, affinché siano rispettosi delle comunità di accoglienza e dei migranti, cancellando l’odioso traffico che criminali senza scrupoli hanno imbastito sulla loro pelle. La pressione che avvertiamo – in tutto il mondo e non soltanto alle frontiere d’Europa – è il risultato delle grandi differenze nella distribuzione del benessere tra i continenti, dell’ampia diversità dei tassi demografici, dell’impatto dei cambiamenti climatici; ma è anche il prodotto di decenni di omissioni, conflitti, diseguaglianze.

In una frase: del mondo che abbiamo contribuito come europei a plasmare e del quale rechiamo ampia responsabilità. Donne, bambini, uomini in fuga, difficilmente possono essere individuati come un nemico. Già all’epoca della Seconda guerra mondiale l’indifferenza, se non la aperta ostilità verso i profughi che bussavano alle frontiere, caratterizzò una stagione che sarebbe stata segnata da crimini efferati, dei quali l’umanità non deve perdere il ricordo.

Da lì nacque la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, con validità, appunto, universale. Essa chiede a tutti i protagonisti della vita internazionale di rispettarli e, prima di essere rigorosi nel reclamarne il rispetto da parte degli altri Stati, di onorarne per primi i principi, a partire dai diritti dei migranti.

Dotarsi di una politica dell’immigrazione e dell’asilo all’altezza dei valori che sono alla base del progetto di integrazione europea costituisce un obiettivo primario per la stabilità e per la stessa coesione dell’Unione oltre che per poterci confrontare con i Paesi della regione in maniera credibile.

Se vogliamo che questa nostra Europa continui ad assicurare prosperità e benessere dobbiamo provvederci di una strategia dell’accoglienza – sostenibile ma concreta – in sintonia con le complesse sfide dell’oggi.

Abbiamo bisogno di una politica dell’immigrazione che proietti stabilità intorno a noi, che contribuisca a riassorbire le tensioni e a dare una spinta allo sviluppo dei nostri vicini, in particolare per quanto riguarda il Continente africano, che già da tempo dovrebbe essere visto – prima di ogni altra considerazione – come un partner per l’Unione …”.

Parole bellamente ignorate a dispetto del numero dei morti che continua a crescere ed impone un intervento immediato con programmi di accoglienza e formazione in Africa, l’aiuto dell’Onu, punti di accoglienza e corsi di formazione che garantiscano a chi li frequenta l’ingresso in Europa, a chiamata.                                                                                                                                       

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