Acronimo

 -  - 


Ogni cosa che ci circonda, ogni atto che compiamo, ogni necessità ci porta ormai inesorabilmente verso una sigla, un’abbreviazione, un acronimo. Termini diversi che però descrivono il nostro vivere. Anche le app sui nostri cellulari vivono in questa temperie. Tutta la nostra vita sembra segnata da qualcosa che invece di usare parole, impiega la loro riduzione alle iniziali o qualcosa di simile. Un segno dei tempi in ossequio al fatto che la velocità che abbiamo impresso e sembra ancora vogliamo imprimere al nostro quotidiano, vuole impedirci quasi l’uso della parole complete. Non abbiamo il tempo per quelle, potremmo dire. Dunque ci rivolgiamo a qualcosa che ce le rammenti per estrema sintesi.

Basti pensare agli emoij sui cellulari e al “parlare” sincopato di certi messaggini sui telefonini che sempre per app ci si scambia ormai al posto di una chiamata a voce. Non si tratta di rimpiangere il buon tempo che fu, quando si parlava, ma di comprendere sino in fondo se quello che sta succedendo alla nostra comunicazione sia positivo o segni in modo inevitabile un regresso culturale. Come non ricordare gli allarmi più volte lanciati nei decenni sull’impoverimento del linguaggio parlato tra di noi con solo qualche migliaio nel migliore dei casi, di fonemi o termini d’uso. La stagione delle contrazioni ora sta determinando un ulteriore fase di omologazione e contrasta ogni differenziazione che e parole nei millenni hanno significato.

Cerchiamo allora come sempre di capire i termini che sono stati indicati. Partiamo con acronimo, il più complesso. Parola complessa di origine greca (acro e onimo, evidente derivazione di onoma , cioè il nome). Si tratta di un vocabolo formato unendo le lettere o sillabe iniziali di più parole, come per esempio radar che deriva dall’inglese (ra (dio) d (etectiona (ndr (anging). , o come molti nomi di enti, società, organizzazioni, ditte, prodotti commerciali (ASL, CGIL, FIAT, ecc.). Il termine più simile e con il quale comunemente facciamo i conti è sigla, rispetto a cui ha significato però più ristretto (la sigla può non costituire un vero e proprio nome, e talora non ha neanche la possibilità di essere letta come parola). Per estensione si chiamano acronimi  anche i nomi formati con le sillabe estreme di due parole, come ritroviamo in motel, da mo (to-) e (ho) tel.

La sigla, come abbiamo detto ha un valore più ristretto e in certo senso si avvicina la concetto di abbreviazione. Deriva dal tardo latino, pressoché uguale sigla e vuol proprio significare l’abbreviazione. Spesso se ne parla in riferimento alla lettera o alle lettere del nome di persone, ditte ed enti, associazioni e partiti, e di denominazioni varie, come forma abbreviata usata per comodità in sostituzione dell’intero nome. Nella prassi diplomatica, la sigla in particolare indica la sottoscrizione abbreviata di un accordo internazionale consistente nelle lettere iniziali della persona fisica preposta da uno stato alla negoziazione dell’accordo stesso: costituisce, di solito, soltanto l’atto ricognitivo dell’autenticità del testo redatto, preliminare quindi alla formale procedura della firma vera e propria e a quella conclusiva della ratifica. Con la stessa parola si indica un brano musicale che contraddistingue uno spazio, una trasmissione e via dicendo.  

Per quel che riguarda l’abbreviazione, in questo nostro girovagare su questi termini simili, essa vuole delineare l’atto, effetto dell’abbreviare, che può essere riferito ad un percorso, ad un itinerario, a un corso di studi  e cos’ via. In sostanza si tratta di una riduzione grafica di parole per guadagnare tempo e spazio. Infine nella linguistica, l’uso della forma ridotta d’una parola in luogo della forma piena, nonché la forma ridotta stessa, come per esempio foto invece di fotografia, bici invece di bicicletta, moto per motocicletta.

Se volessimo trovare un senso, potremmo dire che in molti casi può far comodo limitare, restringere, indicare con meno invece che con più termini, parole. Risparmiare spazio e tempo conseguentemente. E questo potremmo vederlo come un fatto se non positivo, quanto meno utile ai nostri scopi.

Quel che però vediamo accadere intorno a noi è molto di più e molto meno nobilmente strumentale. L’utilizzo di acronimi, di sigle, di abbreviazioni appare sempre più fine a se stesso e non come pratico stratagemma verbale e tecnico. Sta accadendo cioè un fenomeno che sociologia del linguaggio e statistica stanno descrivendo: un impoverimento strutturale e difficilmente reversibile della nostra lingua, un distacco sempre più evidente e drammatico tra la ricchezza del nostro scrivere ma anche del parlare con proprietà di linguaggio come una volta usava dire e la realtà alla quale assistiamo, Qui siamo di fronte ad una sostanziale semplificazione della quale ancora comprendiamo il senso, ma che alla lunga potrebbe divenire predominante con un vero e proprio imbarbarimento del nostro modo di comunicare e della nostra stessa lingua che in molti ancora si affannano a promuovere proprio per la sua ricchezza, bellezza e varietà. Ed in più tale impoverimento ha in sé un rischio immanente che secoli di evoluzione avevano allontanato: un’omologazione al ribasso e dunque un depauperamento culturale di proporzioni gigantesche e preoccupanti. Tale sfacelo è già in atto e si rafforza ogni giorno che passa, come ogni giorno che passa ci allontana dalla possibilità di un’inversione di tendenza!

bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.