Olimpiadi di Tokio 2021

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Venerdi, il 23 di luglio, a Tokyo, avranno inizio le Olimpiadi. Questa volta, a causa della pandemia, con un anno di ritardo di un anno rispetto alla rigorosa cadenza quadriennale, che contraddistingueva le olimpiadi greche ed ha retto ogni olimpiade dei tempi moderni, da quando Pierre de Fredy, barone di Couberten (nobile con antiche origini italiane per parte di padre), ebbe l’idea di mettere insieme ogni quattro anni tutte le discipline sportive per celebrare, in un solo luogo, l’amore per lo sport, ripristinando gli antichi Giochi Olimpici, che dal 776 a. C. si svolgevano ogni quattro anni a Olimpia.

Quindi ogni anno bisestile doveva avere la sua olimpiade e i primi Giochi Olimpici dell’era moderna non potevano che tenersi ad Atene, non lontano da quell’antico sito di Olimpia che le scoperte archeologiche del tempo avevano riportato alla luce. Venne inserita nel programma olimpico la cosiddetta “maratona”: una corsa che da Maratona ad Atene avrebbe ripercorso lo stesso tratto di strada di circa 40 Km che il soldato ateniese Filippide nel 490 a.C. fece per annunciare ai concittadini la vittoria sui persiani nella battaglia di Maratona. Vi parteciparono 241 atleti di 14 paesi, quasi tutti europei, oltre gli Stati Uniti, il Cile e l’Australia.  

Nonostante i tentativi di Re Giorgio di Grecia che insisteva perché Atene rimanesse l’unico sito olimpico, gli ulteriori Giochi Olimpici si svolsero ogni quadriennio in un paese diverso.  E così, in onore del suo ideatore, la seconda Olimpiade si svolse a Parigi. Sarebbe poi toccato ospitare le olimpiadi a Roma nel 1908, in occasione del decennale della prima olimpiade, in quanto dopo la conquista della Grecia da parte dei Romani, la fiaccola dello sport greco aveva continuato ad ardere nella capitale dell’Impero, dove si erano tenute manifestazioni sportive in tutto e per tutto simili alle antiche olimpiadi; tradizione interrotta dall’Imperatore Teodosio con l’editto del 393 d. C.. Ma l’Italia dovette rinunciarvi per carenza di copertura finanziaria, in quanto la terribile eruzione del Vesuvio nell’aprile del 1906 aveva obbligato il governo a dirottare i fondi olimpici alla ricostruzione di Napoli e delle città dell’hinterland distrutte dalla colata lavica (n.b. nel dicembre 1908 un ancor più terribile terremoto avrebbe distrutto Reggio e Messina).

Successivamente Roma era stata designata per i Giochi del 1944, ma lo scoppio della guerra rese vana anche questa seconda designazione.

Fu così che si è dovuto attendere il 1960 per ospitare i Giochi a Roma: evento straordinario per le opere pubbliche realizzate quali il sottopassaggio di Corso d’Italia, la via olimpica, il Palazzetto dello Sport e il “Villaggio olimpico”, che ospitò oltre 5000 atleti, tra i quali 611 donne in rappresentanza di 83 paesi. Indelebile il ricordo di Abele Bikila (primo atleta africano a conquistare una medaglia olimpica), Wilma Rudolph (la Gazzella Nera), Cassius Clay (all’epoca sconosciuto pugile afroamericano), Livio Berruti (elegante corridore con gli occhiali da sole), i fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo (icone dell’equitazione). L’olimpiade romana fu per l’Italia una delle edizioni più ricca di medaglie, che la portarono a raggiungere il terzo posto nel medagliere, alle spalle di URSS e USA. 

I Giochi Olimpici sono diventati, con il trascorrere degli anni, il simbolo più grande dell’universalità e della umanità cosmopolita. Lo spirito sportivo-agonistico che anima ogni atleta è come un afflato mistico che trasforma ogni gesto, ogni bracciata, ogni stoccata, ogni falcata, in un passo dell’immortalità; perché ai giochi anche chi perde è un vincitore, perché il fuoco di Olimpia, che le vestali di Zeus ravvivavano ogni quattro anni, in realtà non si spegne mai.

Dalle gare olimpiche dovevano nascere anche figure che poi divennero divi del cinema. Johnny Weissmuller (nato a Freidorf sotto l’impero austro-ungarico, oggi Timisoara in Romania, discendente dell’antica stirpe degli Svevi del Banato, trasferitosi nel 1905, a un anno dalla nascita, con la famiglia in Pennsylvania) doveva divenire il più famoso Tarzan dello schermo. Egli, che due anni prima delle Olimpiadi di Parigi 1924 era diventato il primo uomo al mondo a nuotare i 100 stile libero in meno di un minuto, abbatté in quella olimpiade anche la barriera dei cinque minuti nei 400, concludendo la sua carriera di nuotatore ad Amsterdam 1928, dove conquistò due ori (100 stile libero e staffetta). Le Olimpiadi di Helsinki 1952 videro l’esordio di un giovane nuotatore, fresco di record nazionale nei 100 stile libero, Carlo Pedersoli, che sarebbe poi diventato famoso nel cinema con lo pseudonimo di Bud Spenser.

Questo e molto più è finemente raccontato nel libro “Gli dei di Olimpia, atleti e storie che hanno reso immortali i giochi“ di Valerio Iafrate, una rassegna di ciascuna Olimpiade da quella di Atene del 1896 a quella di Rio del 2016, edita da ABATROS, con una introduzione di Giovanni Malagò e una prefazione di Pellegrini (vds. rensioni di Italiani.net).

Staremo a vedere cosa ci riserverà l’edizione di Tokyo 2021, Olimpiadi che per la prima volta si disputeranno in un anno “dispari” a causa del COVID 19 che ha reso impossibile che si svolgessero nel previsto 2020.

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