Cronache dalla frontiera

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Cambiano i Presidenti ma la politica di contenimento dei migranti rimane la stessa. Nonostante in campagna elettorale Joe Biden avesse usato termini più morbidi rispetto al suo predecessore e sfidante, riguardo la possibilità di accogliere sul suolo statunitense un numero contingentato di persone provenienti dai Paesi dell’America del Sud, gli ultimi accadimenti avvenuti al confine con il Messico smentiscono platealmente il nuovo corso aperturista. La scorsa settimana nei pressi del Rio Grande, il fiume che divide Ciudad di Acuna dalla città di Del Rio in Texas, agenti delle polizia di frontiera a cavallo hanno usato le manieri forti per disperdere un assembramento di richiedenti asilo che si era accampato sotto un ponte. Le immagini, che hanno scioccato l’opinione pubblica americana e la stessa Casa Bianca, raccontano di cariche a cavallo e soprattutto documentano l’uso della frusta nei confronti di migranti inermi che cercavano un riparo per sfuggire all’ondata di calore che negli Stati meridionali ha registrato picchi di oltre 40 gradi. La maggior parte dei richiedenti asilo provengono da Haiti, il Paese più povero del Continente americano, devastato recentemente sia da un terremoto che ha causato oltre 2mila vittime e ne ha ferite almeno 10mila, sia dall’uragano Grace che ha portato fortissime piogge e raffiche di vento che hanno spazzato via interi quartieri, scoperchiando le fragili strutture abitative realizzate con lamiere e supporti di legno. L’ennesimo capitolo delle innumerevoli sciagure abbattutesi su Haiti nell’ultimo decennio che hanno causato la fuga di centinaia di migliaia di persone rifugiatesi soprattutto in Brasile e in Cile. Paesi che ora, alle prese con l’epidemia di Covid, hanno obbligato con la forza i migranti caraibici a sloggiare, costringendoli di fatto ad intraprendere la marcia verso Nord. Un fiume di disperati che si somma a coloro che, dopo incredibili peripezie, sono riusciti a fuggire da Haiti su imbarcazioni di fortuna per approdare sulla costa messicana e da lì intraprendere il lungo percorso a piedi fino al confine con gli Stati Uniti. Alla luce di queste disgrazie, le cariche spietate della polizia del Texas nei confronti dei migranti appaiono particolarmente scioccanti, tanto da aver spinto il portavoce della Casa Bianca Jen Psaki a stigmatizzare il comportamento della Border Patrol, invitando le autorità del Texas a predisporre al più presto strutture d’accoglienza dove i migranti possano essere sfamati e riforniti di acqua potabile in attesa che vengano vagliate le richieste di asilo. Sul fronte politico però l’atteggiamento del Presidente Biden sembra ricalcare di fatto quello di Donald Trump. Il leader americano infatti ha escluso moratorie che possano agevolare la concessioni di nuovi ingressi sul territorio americano, aprendo solo alla possibilità di rendere meno rigide le regole per i ricongiungimenti familiari. Un atteggiamento pragmatico, nonostante i proclami di maggiore tolleranza usati in campagna elettorale, dovuto all’aumento esponenziale di profughi provenienti dal Sud America e dalle isole dei Caraibi. Nello scorso mese di luglio i fermati al confine con il Messico sono stati oltre 200mila, la cifra più alta da vent’anni a questa parte, mentre ad agosto le persone trattenute sono state oltre 195mila. Un fiume di disperati che sta mandando in tilt sia le strutture sanitarie sia la macchina amministrativa degli Stati lungo la frontiera, i cui tribunali devono esaminare le migliaia di richieste con poco personale a disposizione, determinando nei pressi del confine decine di bidonville, i cui abitanti sospesi nel limbo dell’attesa, diventano carne da macello per i cartelli della criminalità organizzata messicana.

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