Columbus Day, quando l’ignoranza non comprende la storia

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Il 12 ottobre, almeno a New York, si è svolto tutto pacificamente

Quanto è brutta l’ignoranza! Da qualche anno, negli Stati Uniti, il nostro Cristoforo Colombo è finito nell’occhio del ciclone tra violente proteste e durissime contestazioni perché definito, niente meno, “sanguinario conquistatore dell’Americhe”, o “colui che ha distrutto le culture locali che vivevano lì da tempi immemorabili in pace”.

Accuse, ad essere sinceri, di cui sono stati fatto oggetto in questi anni tutti i Conquistadores spagnoli insieme ai missionari, specialmente gesuiti.

Se accuse del genere non avessero creato disordini e ribellioni violente, ci sarebbe solo da ridere, un po’ come un brutto scherzo; invece, purtroppo, è tutto vero.

A questo punto, tra tante proteste, si pone una domanda, ma cosa c’entra con i Conquistadores, con lo schiavismo e con la distruzione di culture locali il nostro navigatore, arrivato in America credendo di essere nelle Indie e avendo soltanto toccato alcune isole degli odierni Caraibi? Ovviamente nulla, ma l’ignoranza rimane grande, specialmente con la protervia di avere pure ragione e utilizzando per questo anche clamorose bugie.

Che da qualche tempo ci fosse un certo malessere da parte di alcune frange politicizzate che vivono di slogan, non certo di cultura, era già palpabile nell’aria, gente che non sa neanche quando e perché sia stata istituzionalizzato il Columbus Day, una festa che si è celebrata, almeno fino allo scorso anno, in tutti gli Stati Uniti, con un concorso di popolo, non solo di origine italiana, ma un po’ di tutti gli americani che in quel giorno si sono sentiti anch’essi italiani; così, da Washinton a Los Angeles, il tricolore attraversava tutti gli States;, d’altronde, se non ci fosse stato Colombo, non ci sarebbero neanche gli Stati Uniti, ma, purtroppo, tutto questo è cambiato.

Tutto nasce con il movimento di protesta nato dopo la morte assurda di George Floyd per colpa della polizia di Minneapolis in Minnesota il 25 maggio dello scorso anno.

Dalle giuste proteste per una morte violenta si è passati, senza alcuna ragione logica, allo scontro ideologico contro tutti coloro che bianchi, ovviamente, hanno conquistato l’immenso continente.

Da queste proteste è partito anche l’abbattimento di statue a loro dedicate chiamato anche la ‘strage delle statue’, specialmente nel Sud del Paese dove ancora è viva la storia della schiavitù.

In questo modo si è giustificato l’abbattimento di almeno 33 tra statue e busti in giro per l’America; da Boston a Richmond in Virginia da una folla esaltata, a volte con l’autorizzazione delle stesse autorità, come in Ohio, nella città che porta proprio il nome del nostro esploratore, Columbus, per arrivare alla ridicola soluzione attuata a Philadelphia dove sono state impacchettate le sue statue.

Non solo, ma la festa del Columbus Day è diventata improvvisamente una festa divisiva e controversa, tant’è che ben 25 States hanno pensato bene d’ignorarla: dalla California al Minnesota, dall’Alaska alla Louisiana, mentre per il South Dakota il 12 ottobre è ormai il giorno dedicato alla memoria dei nativi sterminati al solitodagli esploratori europei.

Per capire cos’è realmente il Columbus Day bisogna risalire al 1892, quando l’allora Presidente Benjamin Harrison lo istituì allo scopo di ristabilire un rapporto sereno con l’Italia dopo il gravissimo atto di sangue avvenuto con il linciaggio di 11 emigranti italiani accusati ingiustamente di aver ucciso il capo della polizia di New Orleans.

Nel 1912 il Presidente William Taft volle addirittura erigere un monumento al nostro navigatore, ‘The Columbus Fountain’,  che è ancora oggi il più importante della capitale e che i viaggiatori vedono per prima cosa uscendo dalla Union Station di Washington dc.

Bisognerà, però, arrivare al 1934, con l’istituzione a livello federale della festa vera e propria come l’abbiamo conosciuta, grazie al Presidente Franklin Delano Roosevelt.

Tornando ai giorni nostri e per pacificare gli animi, dopo tante contestazioni non sempre pacate, è intervenuto anche il Presidente Joe Biden con un discorso degno dei nostri ‘democristiani’ di alcuni anni fa, ma pur sempre necessario per smussare gli animi.

“… Colombo – ha ribadito Biden – è stato il primo di molti esploratori italiani ad arrivare in queste terre, il 12 ottobre del 1492, che saranno conosciute come le Americhe. Molti italiani seguiranno il suo percorso nei secoli successivi, rischiando la povertà, la fame, la morte. Oggi milioni di italo-americani danno un grande contributo al paese. … oggi, vogliamo anche ricordare la storia dolorosa dei misfatti e delle atrocità che molti europei hanno inflitto alle tribù e alle comunità indigene”.

Comunque, lo scorso 12 ottobre il Columbus Day si è svolto pacificamente a New York con le solite ali di folla, tanta musica e tanto tricolore, cose che ci volevano in questo periodo di pandemia e alla faccia dei più ignoranti.

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