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Così è …. se vi pare. Oppure no!

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Così è …. se vi pare. Oppure no!

Il proscenio è occupato da una moltitudine di soggetti che invece di dare il senso di una pluralità benefica, trasmettono la sensazione opposta di confusione, di raffazzonamento, in una parola di crisi. Una crisi che definire endemica in questo tempo di pandemia non fa neppure sorridere.

Si è voluto indicare nel titolo il senso di una frase di Pirandello che ci porta nella seconda parte a quel “gioco della parti” che nell’opera dello scrittore siciliano voleva indicare il senso di frustrazione e la fotografia di una società ipocrita e farisaica. Una frase che però rende perfettamente la condizione attuale del paese nel momento che dovrebbe essere “alto” dell’elezione del proprio presidente. Il comune sentire – impegnato e condizionato nei probelmi di ogni giorno – fatica a partecipare a questo confronto, a dare un senso alle posizioni delle parti in causa o in gioco per tornare a quanto abbiamo delineato.

È una condizione palpabile, quasi plastica. Sono passati ed è chiaro i momenti nei quali di queste cose ci si interessava con fervore, con partecipazione ovviamente indiretta alla cosa pubblica e si parteggiava per così dire per una soluzione o per un’altra. Quello che manca e se ne avverte con forza il risultato, è la vera partecipazione popolare, in una situazione nella quale le forze politiche, i partiti di una volta non esistono più, la rappresentanza che essi dispiegano è piena di vuoti e di ovvietà e il tessuto stesso che dovrebbe mantenere in essere la democrazia rappresentativa in forte disagio.

Se a questo si aggiunge la grande confusione che regna sotto il cielo della comunicazione ormai sfuggita al controllo e fatta di social, di blog, di un universo mondo di “esperti”, di “analisti”, di kingmaker di ogni cosa ci capiti e al contempo di una versione ufficiale, classica, per così dire che in assenza di argomenti seri partecipa a questo gioco delle parti; quel che resta è una sostanziale maionese impazzita che sembra incapace di esprimere quello che il paese vorrebbe. Nessuno sembra ancorato a qualcosa di reale, di concreto, nel paese. Tutti si dilettano in analisi anche esasperate, anche irrispettose di quella volontà popolare che dovrebbe trovare in un’elezione come quella che ci attende tra pochi giorni, il senso della comunità nazionale, della sua unità che il presidente da eleggere dovrebbe incarnare.

Siamo al contrario di fronte ad un caleodoscopio insensato, quasi ad un frattale, bello da guardare ma molto meno da interpretare. Ed è una sensazione che ci avvolge da qualunque parte si guardi il problema.          

Il centrosinistra o quello che dovrebbe essere tale appare frazionato e diviso come il centrodestra (nonostante la sua pretesa di unità sbandierata). La prima considerazione riguarda il Pd; quello che si considera ancora il primo partito della sinistra ma che ha perso da molto tempo il senso delle cose, il senso di marcia. Il suo modo di procedere non incontra nei fatti e nel consenso popolare la risposta che si attenderebbe. Di più, oltre al frazionismo alla sua destra e anche alla sua sinistra, non sembra allontanarsi da questi concetti cari alla parte più massimalista e ai suoi dogmi apparentemente chiari, ma in realtà vuoti di significato. Si pensi al contorcimento verbale di parlare di “campo largo” o di altre simili amenità. Una denuncia di debolezza, non una dichiarazione di forza. E la risposta è nei fatti. Quelli che dovrebbero essere – ancora ci si deve spiegare perché – i compagni di strada, cioè i cinquestelle “di sinistra” fanno come logico la loro politica pensando ai tempi migliori e a quel parlamento che ci sta per lasciare nel quale erano la prima forza. Una precondizione certamente imabarazzante e non molto produttiva.

A questo si affianchi il diktat ormai ottuso e poco produttivo dell’ostrakon nei confronti di Berlusonio che rischia di essere la leva per favorirlo. Una incapacità ormai inveterata di sfuggire ai tranelli che questa condizione porta ad ogni passo.

A fronte di questo abbiamo una sorta di area grigia ma forte di centinaia di possibili elettori che manifesta lo stato endemico ormai di posizioni politiche abituate soltanto a mantenersi in vita e non a rappresentare alternative. Con il danno però di avere un valore determinante in merito ai consensi da esprimere.

Poi il centrodestra, un terreno aperto dove il leader leghista vuole ingabbiare Forza Italia che reagisce senza sosta e Fratelli d’Italia che vorrebbe strappare lo scettro al Carroccio di primo partito. Non propriamente una situazine di alleanza, di unanime sentire, di linea condivisa. Anche qui prevale soltanto il riflesso condizionato contro la sinistra in genere, incuranti di quello che nel paese realmente si muove. E in più la condizione di quasi maggioranza al 50 per cento che i sondaggi continuano a riportare.

Solo che questo indica e non solo a Salvini e compagnia, ma anche agli avversari, che il tempo della divisione dovrebbe essere superato, per ricostituire un tessuto democratico che sappia esprimersi in modo coerente. Come sempre fornire agli italiani qualcosa su cui basarsi per scegliere, un vacuum che si protrare ormai da molto tempo e che mostra soltanto un dato positivo: gli italiani sono affezionati alla loro democrazia. Per questo uscendo da questa minorità la politica dovrebbe scegliere per il Colle chi possa unire e non dividere, possa interpretare quello che il Paese pur in difficoltà considera inviolabile: la propria libertà e le istituzioni che questa devono garantire!

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