Società

Sanità italiana: un mondo da curare

• Bookmarks: 18


In fuga dagli ospedali migliaia di lavoratori sanitari

Solo lo scorso anno erano considerati in nostri angeli custodi, nostri eroi, lenzuolate di pagine di giornali ne esaltavano le geste di abnegazione verso i malati di Covid, il nostro personale sanitario aveva dato prova di saper affrontare un’emergenza che aveva lasciato l’Italia e il mondo sgomenti.

Una situazione certamente imprevista che, purtroppo, ancora dura, ma ha fatto anche emergere tutta la criticità della sanità italiana maltrattata da troppi anni.

Da eccellenza invidiata nel mondo, siamo arrivati alle folli chiusure di ospedali anche in piccole zone per rendere, si è detto, più funzionale il sistema, dimenticando, però, che erano un presidio fondamentale per la salute, costringendo i cittadini dei piccoli centri ad affrontare ore di macchina o di pullman per arrivare al primo ospedale e lì, il calvario delle lungaggini burocratiche per poter accedere ad una visita specialistica o, peggio ancora, per una operazione, dove occorrono attese bibliche.

Oggi, con l’emergenza Covid, vengono al pettine tutti i ‘famosi’ nodi.

Nodi allarmanti, se pensiamo che soluzioni a breve non ci sono e che la gestione dei malati in molti ospedali si fa ogni giorno più grave per la mancanza del personale sanitario.

Per fare un esempio: solo nel Lazio, a Roma in particolare, lo scorso anno circa 600 infermieri sono andati via e nell’anno in corso altri 8000 lavoratori nella sanità in genere,siatra coloro che avendo raggiunto i limiti di età possonoandare in pensione e sia tra i giovani infermieri che, nonostante abbiano avuto l’agognata assunzione definitiva, hanno preferito andar via lo stesso, lasciando un vuoto che, salvo rare eccezioni, è ormai un problema per tutta la nazione.

Calcoli alla mano, il numero degli infermieri che hanno lasciato il loro posto, nella media lavorativa, su 40 mila iscritti all’Ordine della categoria sono una cifra che può sembrare marginale, ma se inserita nel contesto lavorativo allora il quadro diventa assai complesso.

Già prima del Covid, alla Regione Lazio mancavano circa 5 mila addetti e così, se da un lato manca sempre più il personale qualificato per gestire la sanità, per contro aumentano sempre più le persone che hanno bisogno delle strutture sanitarie.

Non dimentichiamo che l’Italia ha una popolazione molto anziana e questo certamente può solo aggravare una situazione che in questi momenti di contagi, dimostra una grave crisi del sistema sanitario nazionale in genere.

I motivi sono molteplici come, ad esempio, lo stipendio, sicuramente tra i più bassi d’Europa, 1.400 euro lordi al mese a fronte di una indennità promessa dallo Stato e mai arrivata di 75 euro;in compenso, negli ultimi 13 anni, c’è stato un aumento in busta paga solo di 80 euro lordi (circa 6 euro l’anno),se ai soldi aggiungiamo i turni massacranti, i fenomeni di violenza di questi ultimi anni, specialmente nei reparti di pronto soccorso nei confronti del personale sanitario, per non citare il pericolo, assai concreto, di contagio da Covid, allora il quadro è a dir poco problematico.

Solo lo scorso anno si sono infettati tra il personale sanitario almeno 3 mila persone, possiamo solo immaginare come si lavori.  

Tutto questo crea, ovviamente, un malcontento che certo non rende il lavoro tranquillo, così, nonostante la buona volontà, le persone a cui affidiamo la nostra salute, sono sempre più demotivate con ovvie ricadute sul lavoro.

In questa fase così delicata a rimetterci, come ultimo anello di una crisi, sono gli ammalati e le loro famiglie che si sentono persi in un mare di burocrazia e abbandonati dal servizio sanitario che invece dovrebbe essere al loro fianco.

A questo punto ci si domanda, ma dove sono i concorsi per infermieri promessi già lo scorso anno dal Ministero della Sanità in risposta alla crisi pandemica e allo sforzo dei sanitari? Quando i nuovi investimenti per la salute dei cittadini?

Sicuramente le iniziative non mancano, ma la situazione non permette più di rimandare problemi sempre più evidenti; in molte regioni si cerca di ovviare avviando nuovi concorsi di assunzioni per colmare il vuoto lavorativo, purtroppo, non è detto che basti, sembra quasi un bicchiere senza fondo da dover riempire.

Occorre – mi diceva un medico ospedaliero – un vero piano Marshall come nel 1948, ma questa volta non solo economico, ma anche politico, con nuove energie che sappiano risolvere i problemi di anni di scelte sbagliate”.

Non sappiamo se queste energie politiche stiano emergendo, sfortunatamente il futuro è già alle porte e non attende certo le belle parole.

18 recommended
bookmark icon