La parola

Rielezione

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Si fa presto a dire rielezióne. Questo potrebbe essere l’incipit della nostra riflessione, di fronte a quanto avvenuto alle Camere riunite nei giorni scorsi dopo una dozzina di giorni sconclusionati e di grande impatto per la sensazione di smarrimento che proveniva dal Parlamento nei confronti della pubblica opinione. In breve il termine  è sostantivo che viene dal verbo rieleggere ed indica l’azione di rieleggere, il fatto di venire rieletto. In poche parole essere richiamati al proprio posto dopo la scadenza naturale del proprio incarico, mandato e via dicendo.

Così, partendo dal dizionario, la spiegazione è semplice, diretta e senza tanti fronzoli potremmo dire. Quando però proviamo a misurare nella realtà che cosa si voglia intendere, allora in riferimento a quanto per la seconda volta nel nostro paese e nel breve volgere di una decina di anni o poco più si è verificato, allora le cose si complicano.

La nostra carta costituzionale, frutto di una approfondita riflessione sul nostro paese uscito disastrato dal ventennio fascista e dal secondo conflitto mondiale seguente alla dittatura, ha previsto nelle cariche istituzionali un preciso equilibrio onde mantenere il sistema in forze e soprattutto impedire derive plebiscitarie di qualsiasi genere, momentanee o preparate nel tempo.

Dunque una presidenza della Repubblica simbolo e garanzia dell’unità del Paese, un Parlamento nel quale le diverse anime politiche potessero avere il loro riconoscimento e attraverso il confronto produrre governi in grado sia di rappresentare il Paese sia da far da argine a qualsiasi esperimento rischioso. Una sorta di quelli che negli Stati Uniti si sono sempre definiti check and balance, ovvero pesi e contrappesi capaci di mantenere il delicato equilibrio tra diritti, doveri, libertà e via dicendo.

Ora che nel breve volgere di un decennio stiamo assistendo nei fatti alla stessa circostanza nella quale il capo dello Stato uscente viene rieletto a stragrande maggioranza delle Camere per un secondo mandato – che nel caso di Sergio Mattarella sarà in partenza mandato pieno e non a termine come avvenne per Napolitano – pone e non potrebbe essere altrimenti, parecchie domande di natura politica e soprattutto istituzionale. In teoria la rielezione non è cosa vietata, nella pratica però era stata sempre vista non soltanto come estrema ratio, ma soprattutto come indice e conseguenza di una grave crisi della politica. Quindi da utilizzare cum grano salis!

Ora però, siamo in modo plastico nella crisi totale e pericolosa della politica e l’ordine delle cose sottolinea che il ricorso ai cosiddetti tecnici nel governo non è appropriazione di questi nei confronti dei legittimi interessi della politica e della rappresentanza, ma evidente riprova della condizione lacerante e devastante nella quale la politica è piombata e che il fenomeno dei cinquestelle ha suggellato nel suo significato più chiaro di inconcludenza e di totale confusione. Il paese ha percepito questo e ha costretto quelli che si presentavano come i veri interpreti dei cittadini a misurarsi con la cosa pubblica. Con risultati a dir poco distruttivi dello stesso sistema di riferimenti. Gli italiani non hanno mandato qualcuno allo sbaraglio ma lo hanno messo alla prova. Il risultato è davanti agli occhi!

Ora la stagione che si apre è carica di rischi e forse anche di opportunità, purché si sappia cogliere le seconde e rifuggire dai primi. La rielezione di Mattarella e la permanenza in carica del governo Draghi, quale logica conseguenza, nonostante mormorii e critiche, è la riprova del meccanismo messo in atto. Non vi sono rischi di occupazione del potere, ma soltanto servizio al Paese che deve risanare e chiudere le ferite di questi quasi trent’anni di instabilità e riavviare i percorsi virtuosi quasi in una nuova stagione di ricostruzione. Questa la grande sfida alla quale come cittadini e come istituzioni ci troviamo di fronte. A noi e a chi ci rappresenta e governa, far ritornare in positivo la scommessa che la storia ci ha posto davanti. Occasione che sarebbe folle e scriteriato perdere o vanificare! 

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