
Dopo due anni di pandemia ancora nulla è certo
Possiamo dire, con una quasi certezza, che dopo due anni di pandemia, nessuno ci capisce nulla sul Covid e, dunque, di come affrontarlo?
La risposta è, almeno a mio modesto parere, sì e per una serie di motivi che dimostrano non tanto la mancanza di competenza dei nostri medici, non parliamo ovviamente solo dell’Italia, ma anche del resto del mondo perchè non è certo colpa di nessuno se siamo stati presi alla sprovvista da qualcosa che non conoscevamo e, confessiamolo con un po’ di umiltà, siamo andati a tastoni nel labirinto di questa pandemia.
Con tutta la buona volontà di chi si trincera dietro lo slogan “L’ha detto la scienza” sinceramente c’è da domandarsi: quale scienza?
Quella che dichiarava che da noi non sarebbe mai arrivata la pandemia oppure che se anche fosse sarebbe stata poco meno che un raffreddore, per poi, davanti all’evidenza le opinioni sono cambiate in una spericolata conversione a U dichiarando che il virus esiste ed è anche grave con la gente che muore perchè non sappiamo come curarla?
Dopo lunghi mesi di incertezza, finalmente sono arrivati i tanto sospirati vaccini.
Adesso, accompagnati dalla grancassa dei giornali e delle televisioni, tutto è risolto, ma neanche per idea, una sola dose di vaccino non basta per stare sicuri, bisogna fare anche la seconda dose e poi finalmente stiamo tranquilli.
Neppure questa volta gli scienziati hanno azzeccato, infatti scopriamo che occorre una terza dose, e, come se non bastasse, dopo assicurazioni sulla validità dei vaccini e della loro copertura, apprendiamo che il virus può anche ‘bucare’ la difesa vaccinale.
Alla semplice domanda, non solo dei soliti famigerati no vax, che i vaccini sono definiti sperimentali proprio da chi li produce, ma i devoti della inoculazione a qualsiasi costo, fanno spallucce e sorridendo su queste stupide domande rispondono che mai nella storia dell’umanità un vaccino è stato testato contemporaneamente su miliardi di persone in tutto il mondo e le situazioni critiche sono nella norma medica, dunque, non c’è da preoccuparsi, il vaccino è sicuro e risolve il problema di eventuali complicazioni, leggi ricovero ospedaliero.
Benissimo, però nessuno è in grado di dire cosa potrebbe succedere all’organismo fra due o tre anni, dato che non sono stati affrontati i tempi di controllo, davanti a questa semplice domanda qui le certezze e i sorrisini di susseguo cadono davanti a una domanda che non trova alcuna risposta, qualcuno, meno scientificamente di altri, si spinge a dire “chi vivrà vedrà”. Insomma, non proprio un’opinione che ci fa dormire sonni tranquilli.
Andiamo avanti, altro problema che sta uscendo allo scoperto su molti media è il conteggio dei ricoverati per Covid e, purtroppo, dei decessi.
Si scopre che non c’è una vera selezione nel conteggio tanto che si arriva a contare un morto per incidente stradale, ad esempio che se risultato positivo al virus sulla cartella clinica viene scritto morto per Covid.
È un problema serio perchè per fare una buona ricerca è fondamentale sapere come stanno effettivamente le cose e diventa sempre più pressante tra i medici, gli scienziati, i virologi, gli epidemiologi come avviene il conteggio delle vittime da Covid, perchè in questa ondata c’è un numero troppo elevato di individui, come anziani positivi, morti per altre patologie reggesse.
Il direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, afferma: “Pur considerando una coda della Delta e che la nostra popolazione è anziana, comunque i numeri sono eccessivi e probabilmente chi di dovere dovrà fare analisi approfondita del numero dei morti analizzando ogni dettaglio. C’è chi è deputato a farlo e sono certo che lo farà”
Gli fa eco Marina Davoli, direttrice del Dipartimento di epidemiologia del Lazio che per il ministero della Salute gestisce il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera in circa 50 città: “Analizzare la mortalità totale ci permette di identificare i morti in eccesso, attribuibili direttamente al Covid, ma anche che non dipendono dal virus o lo sono solo indirettamente – dice – Nei dati potrebbero quindi entrare anche persone colpite da altre patologie, ma non curate o curate in ritardo, a causa della pandemia”.
Il problema è assai serio perché in realtà le cifre sono di fatto assai mobili se non si ricerca un criterio di oggettività.
Ora facciamo un passo indietro, per difenderci da questo invisibile e micidiale nemico, i politici, coadiuvati dagli esperti della sanità, hanno deciso, davanti ad una pandemia incontrollata, la chiusura delle città e dell’intera nazione, ricordiamo tutti il lockdown dello scorso anno, ebbene, una prestigiosa università americana come la Johns Hopkins University, dopo approfondite ricerche, ha tratto la conclusione che questa soluzione delle chiusure non solo è stata dannosa per la società, ma non ha neanche apportato effetti particolarmente positivi nella lotta al virus.
Insomma, secondo questo studio siamo stati segregati in casa per nulla.
Le chiusure, se hanno avuto risultati quasi nulli sulla salute pubblica, hanno invece obbligato le nazioni a giganteschi costi economici e sociali dai quali non sarà facile rialzarsi, dunque, queste politiche di chiusura immotivate, oggi dovrebbero essere respinte addirittura come uno strumento politico pandemico perché questa scelta, sempre secondo l’Università americana, con le sue limitazioni ha avuto addirittura un effetto concreto sulle complicazioni da Covid-19. Per comprenderne la gravità, bisogna allora comparare i benefici con gli con effetti sull’economia e sulla società.
Non è certo un mistero che queste chiusure totali del comparto produttivo, ha contribuito a limitare l’economica con un deciso aumento dei fallimenti e, dunque, della disoccupazione, ancora la riduzione dell’istruzione creando dei vuoti di apprendimento nei corsi scolastici, per non parlare di disordini non solo contro i politici da parte dei no vax, ma anche casi violenza domestica, di un consumo eccessivo di ansiolitici, di gravi forme di depressione che hanno portato un aumento anche di sostanze stupefacenti, per non citare che tra l’altro possono essere tutti elementi che possono un domani insidiare la tenuta della nostra democrazia liberale.
In conclusione, i ricercatori affermano che i blocchi hanno sacrificato troppo per quel poco che hanno danno in cambio nella lotta al virus. “Un tale calcolo standard del costo beneficio – recita ancora la ricerca – porta a una conclusione forte: i blocchi dovrebbero essere respinti a priori come strumento politico per la pandemia”.
Come conclusione non c’è male, ora aspettiamo cosa pensano di fare nell’immediato futuro i nostri politici, ma questa è un’altra storia.
