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Il vero gioco nella politica italiana

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Le richieste cinquestelle e la fibrillazione tra partiti e gruppi

La situazione è drammatica, ma non è seria. Potrebbe essere questo lo sconsolante quadro che emerge da una giornata convulsa che ha visto l’annunciato, quasi minacciato incontro tra il premier Draghi e il leader del movimento cinquestelle Conte, nel quale riferiscono le fonti è stato presentato un documento di nove punti suio quali i pentastellati hanno cercato di condurre una trattativa con il presidente del consiglio. Un documento peraltro che ai più è apparso quasi come una seduta di autocosceinza dei grillini, infarcito anche di accuse e nei confronti del premier con riferimenti al passato, alla perdita di Palazzo Chigi e a presunti “complotti” orditi ai danni non si sa di chi e per che cosa.

Quello che emerge da questa autentica convulsione è lo stato di gravissima crisi nella quale versa il movimento che fu il maggior  blocco politico in parlamento. Una crisi che naturalmente spinge i suoi rapprsentanti di punta ad esternare accuse neppure velate agli altri, quasi che l’incapacità di sintesi e di costruzione di una linea politica da parte del movimento sia responsabilità di altri, al di fuori, tutti uniti per combatterlo. Un’analisi puerile che si scontra con la condizione del paese e che pecca di autoreferenzialità che ci sontrappone alla crisi di rappresentanza che attanaglia i pentastellati e più in generale tutto l’arco politico e parlamentare. 

Il movimento, per scelta dei cittadini italiani ha rappresentato un tentativo di novità e di mutamento ancorché traumatico, per smuovere le acque stagnanti di un paese bloccato da oltre venticinque anni di contrapposizione nei confronti dell’ex cavaliere e impegnati per distruggerne sia l’immagine politica che quella umana. Finalità solo in parte raggiunta sia in un senso che nell’altro.

Ma venticinque anni perduti per il paese nel suo insieme. Un paese cresciuto nonostante tutto che ha cercato di uscire dall’impasse con una scelta dirompente: i cinquestelle appunto.

Oggi assistiamo alla implosione del disegno e della rappresentanza politica grillina, un percoso drammatico soprattutto per la non capacità di chi cerca di arginare la china utilizzando potremm dire vecchi arnesi della politica, quella politica che si voleva defenestrare, sconfiggere, eliminare dalle istituzioni rappresentative.

Potremmo quindi dire che la parabola del movimento è arrivata al suo punto di non ritorno. La novità da essi rappresentata non c’è più, né in Parlamento, né nel Paese. Continuano ad esistere gruppi di persone, di parlamentari, che vorrebbero richiamarsi a quello che il movimento ha rappresentato soltanto che tutto questo non esiste più. L’emorragia di parlamentari dai cinquestelle verso il gruppo misto o altri gruppi sia alla Camera che al Senato potremmo dire che data quasi dall’inizio del percorso nelle istituzioni, segno di una difficoltà di sintesi capace di tenere insieme persone diverse, di provenienze diverse, di estrazioni politiche differenti quando esistenti. L’unico collante: quel vaffa iniziale poi tradotto nell’assalto alle istituzioni e nel velleitario tentativo di costruire un’alternativa è rimasto solo come una piccola pianta rinsecchita nel deserto che ormai è il movimento.

Lo sforzo dell’ex premier quindi di ritrovare un elemento di coesione parte da premesse sbagliate e come se non bastasse l’uscita del ministro degli esteri e di oltre sessanta parlamentari e la creazione in corso di una nuova creatura politica hammp scopsso e impoverito quel che resta. Chi se ne è andato rappresenta quasi la maggioranza di coloro che venivano definiti governisti, anche se qualcuno così descritto sarebbe ancora nelle truppe contiane. Ma è evidente che la velleità di dare la linea politica ad un insieme incoerente e che non esiste più diviene una battaglia difficile quasi persa in partenza. In sostanza Conte continua a ritenersi il rappresentante del partito di maggioranza relativa ma questo non esiste più nei fatti. Di qui la velleità rovinosa di dare ultimatum e indicazioni cogenti pena lo staccare la spina.

Scambiare lucciole per lanterne è sport antico della politica italiana in genere e i grillini non sembrano deviare da questo percorso. L’interesse di sopravvivenza di un gruppo viene gabellato per inalienabili interessi di parte del paese, la loro. E’ prorpio questo richiamo alla “parte” che indica la rotta di collisione imboccata e che soltanto la saggezza e qualche pressione del Quirinale, nelle modalità di moral suasion può attutire o rimandare. Gli interessi del paese nella stagione micidiale che stiamo vivendo tra tentativi di ripresa economica, shock energetico ed ambientale ed una guerra che sta modificando l’intero quadro mondiale, le alleanze, la posizione dei grandi maker del domani, non dovrebbero essere visti da esponenti politici come inciampi alla propria parte, ma motivo per trovare la sintesi più alta tra quello di chi il paese ha bisogno e quello al quale ogni parte politica deve rinunciare per mantenere l’intera nazione sui binari di un percorso visibile, coerente, equilibrato, pena la rovina di tutto e di tutti, molto più prossima che lontana!

Sarà questa la sintesi alla quale si arriverà? I dubbi sono altamente superiori alle certezze!  

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