Rappresentanza

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Non è la prima volta e non sarà l’ultima nell’analisi dello stato della nostra società, nella quale ci occuperemo di rappresentanza. Esplicando il significato del verbo corrispondente si intende con questo termine il fatto di rappresentare una o più altre persone, oppure gruppi, enti e organi, istituzioni e società, ossia di intervenire in vece loro e a nome loro e di assolverne le funzioni, o di agire per conto loro. Così in prima battuta il dizionario che prosegue. In senso generico, si intende come intervento e assolvimento di determinati compiti in sostituzione di altri, o che comunque impegnino anche il gruppo o l’istituzione; è usato soprattutto nella locuzione in rappresentanza di … e nelle espressioni avere funzioni o responsabilità di rappresentanza, oppure spese e indennità relative per funzioni rappresentative di carattere pubblico, politico e sociale, connesse con la propria carica.

Nel diritto privato, si indica l’istituto che consente, nel negozio giuridico, la dichiarazione di volontà a un soggetto diverso da quello che è titolare del rapporto; si distingue in diretta o propria per la quale il negozio o l’atto giuridico è compiuto da una persona per conto di un’altra e in nome di questa, ed una indiretta o di interessi per la quale la persona agisce in nome proprio ma nell’interesse di un’altra. La rappresentanza si costituisce di norma mediante un atto di procura con la quale il rappresentato conferisce al rappresentante il potere di agire in suo nome , ma può anche essere stabilita dalla legge quando il soggetto titolare di diritti non ha capacità di agire (caso tipico, quello della potestà sui minori); o, infine, può essere disposta da un provvedimento del giudice, quando spetti a questo scegliere il rappresentante che agisca in nome del rappresentato incapace o impossibilitato ad agire. Carattere particolare ha quella processuale, cioè l’assistenza che l’avvocato o il procuratore prestano alla parte per il compimento degli atti processuali.

Nel diritto pubblico, quella che salta maggiormente all’attenzione è la rappresentanza politica, quella cioè esercitata dalle due Camere dei deputati e del senato, o da altri organi elettivi popolari, in quanto composti di membri a cui il corpo elettorale ha, con il suo voto, conferito il mandato di rappresentare gli interessi della nazione o di un particolare ente territoriale.

Esiste poi quella internazionale, l’istituto per cui uno stato riceve o si assume la funzione di rappresentare gli interessi di un altro nelle relazioni internazionali; quella diplomatica, l’istituto per cui uno stato è rappresentato, nell’ambito delle relazioni diplomatiche, presso un altro stato con organi proprî, e in forme che non coincidono necessariamente con ambasciate e legazioni. Poi abbiamo nel diritto sindacale, o aziendale, organismi sindacali previsti dallo Statuto dei lavoratori per ogni unità produttiva aziendale che conti almeno sedici dipendenti: pur essendo oggetto di particolare tutela legislativa, la loro struttura non è condizionata da altri vincoli normativi precostituiti, se non quello di doversi organizzare nell’ambito delle associazioni sindacali aderenti alle confederazioni più rappresentative sul piano nazionale o comunque firmatarie di validi contratti collettivi di lavoro. Ci sono poi anche significati tecnici o concreti che nella pratica trovano la loro spiegazione.

Quella che come è evidente alla abituale narrazione di queste riflessioni interessa maggiormente è quella di natura politica e in collegamento quella parlamentare. E’ soprattutto la prima che si manifesta nella sua fattualità ontologica per così dire, ad una semplice analisi dell’esistente. Nella società fluida come definita da un grande analista conoscitore della realtà sociale umana, nella società della comunicazione per to peer, dove il pensiero di ognuno ha la capacità di farsi conoscere attraverso le piattaforme internet, pensare che qualcuno possa rappresentare qualcun altro appare quasi una costrizione un dato storico superato. L’assenza di intermediazione prodottasi con il web ha messo in crisi pressoché definitiva ogni forma precedente nella quale idee, programmi, progetti, potevano essere descritti, proposti e così via.

Accade così che quando questa analisi la sovrapponiamo alla situazione politica nazionale – analogo fenomeno si ha in sede locale – non si trovano che casuali coincidenze. Rappresentare qualcosa e soprattutto qualcuno è cosa seria che richiede capacità di ascolto, chiarezza di intenti, linearità e tante altre virtù umane ormai desuete. La crisi della rappresentanza politica è sotto gli occhi di tutti ma forse non ci siamo ancora completamente resi conto che sotto di essa vi è una crisi strutturale che riguarda il modo nel quale ognuno vuole rappresentarsi ed essere rappresentato.

Parlando di politica e di scenario che tutti ci riguarda come nazione, abbiamo dinanzi una vera e propria prateria, quasi un deserto, dover ricostruire richiede costanza e determinazione non comuni che andranno riscoperte e ricostruite nel tessuto sociale. La parabola più critica ed indicativa oltre alle crisi di ogni area politica, è certamente quella dei cinquestelle che avevano fondato proprio nelle disintermediazione e nell’uno vale uno, il proprio quid esistenziale. Una scommessa, una sfida persa orami in modo evidente e alla quale si cera di porre rimedio con richiami all’antico, a quelle parole d’ordine di distacco da quello che esiste quasi a rigenerare la sola cosa alla quale siano apparsi dotati di capacità: rompere gli equilibri, spaccare l’esistente e via dicendo. Ma oltre questo è il vuoto pneumatico, le battaglie sono per dare significato momentaneo ad un perno, ad un qualcosa che amalgami ciò che rimane. Un po’ poco a dire il vero! 

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