La parola della settimana: ABBAGLIO

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Essere o non essere…. ! Dormire …. morire, cambiare ……

Non c’è nessuna intenzione di fare citazioni o riflessioni sull’opera del bardo di Stratford on Avon, ma è forte la tentazione di affiancare la drammatica scena shakespiriana, tramutata in commedia dell’arte, alle vicende di casa nostra e soprattutto di quelle che riguardano un ex premier per caso e un movimento casuale della politica italiana. La parola che sembra sintetizzare l’attuale situazione nella quale si dibatte il movimento e il suo leader autoreferenziale è abbaglio.

Nel dizionario si parla di abbagliamento, di offuscamento della vista. Ancora, si può parlare di errore o di svista. Una svista si può pigliare, prendere, vi si può incorrere, cadere in un abbaglio per sbaglio, erroneamente. Ma si può anche parlare di uno specifico status mentale, intellettuale che vuol dire pensare o immaginare qualcosa che non esiste o che è molto diverso dalla realtà!

In altri modi, si può dire di “prendere lucciole per lanterne” o “fischi per fiaschi”. La prima è un’espressione idiomatica della lingua italiana che si utilizza per indicare un vistoso errore o la confusione di una cosa con un’altra. Più raramente, è utilizzata anche per indicare persone dotate di scarso “comprendonio”. La frase fa riferimento al fatto che lucciole e lanterne illuminano entrambe, ma hanno caratteristiche e un aspetto molto diverse tra loro. È quindi è quasi impossibile scambiarle, nonostante il buio della notte. Viene anche utilizzata per far notare a una persona un errore o segnalarle di aver confuso due aspetti. 

Nel secondo caso siamo più vicini al concetto di cantonata ovvero errare platealmente, cadere in errore, fraintendere, ingannarsi, prendere un granchio, travisare.

Come sempre l’analisi del dizionario ci dà qualche indicazione di percorso che poi va trasferita nell’attualità e nell’interpretazione dei fatti di casa nostra. Che la politica italiana assomigli più ad un caravanserraglio o ad una commedia degli equivoci perenne è un dato per così dire ontologico, dove nulla è come sembra e quello che sembra non è ascrivibile a qualcosa di comprensibile. 

Quello che sta accadendo nelle dinamiche socio politiche nazionali manifesta tuttavia qualcosa di diverso, se non di nuovo, e le linee evolutive sono a dir poco eccentriche.

Il punto di partenza è certamente il riferimento agli inizi del movimento cinquestelle, una genesi assolutamente introvabile nel pur nutrito scenario nazionale. Un vasto movimento di opinione basato su alcune parole di ordine di rottura, di distacco violento dal passato e da ogni forma politica precedente. Insomma un sfida aperta a quello che sino alla fine della prima repubblica e poi nella improbabile esistenza della seconda erano le caratteristiche salienti del far politica in modo per così dire professionale, legato ad una rappresentanza di interessi lampi ma pur sempre definibili. 

Con i cinquestelle questo schema salta completamente. A parte la battuta d’obbligo dell’uno vale uno contraddetta dal ruolo superiore dei due guru fondatori, proprio questa derivazione dall’alto, rende improbabile ed incomprensibile ogni scelta successiva, quel percorso che porterà attraverso i bagni di folla del popolo del vaffa all’ingresso nelle rappresentanze politiche nazionali e locali di persone provenienti da ogni estrazione e sovente senza alcuna formazione politica ed anche professionale. Un dato di novità certamente ma non garanzia di competenza se non per caratteristiche specifiche e personali. 

Poi la storia recente è quella dell’implosione del movimento, della scissione di oltre sessanta parlamentari, dell’eclisse sostanziale del guru rimasto incapace di infondere alcunché nelle truppe sbandate.

E’ qui che si fonda l’abbaglio, il fischio per fiasco, la lucciola per lanterna che costituiscono lo stato attuale di quel che resta dei grillini. Per chi si richiama al movimento è arduo stabilire per quali ragioni, per quale programma, per quali finalità si agisca. Una confusione, un vuoto che ha fatto franare quello che sembrava il fenomeno, la novità, nella palude politica del paese. 

L’interprete di questa realtà non certo rosea, di questa confusa rappresentazione è certamente l’ex premier che, lasciato il governo, ha man mano avvicinato la causa politica della pattuglia grillina, ma lo ha fatto in un modo così sconnesso, autoreferenziale, richiamando l’unica verità pentastellata, il vaffa, che costituisce certamente un modo di vedere e di interpretare la realtà, ma non certo in un progetto politico, un programma di governo o simili.

L’ex premier ha cercato di imporre una sua presunta primazia politica nel movimento sbandato e, alla ricerca di un ruolo nel governo di unità nazionale, sfruttando la rendita di posizione ormai consunta di primo gruppo parlamentare, ha immaginato di alzare il tono delle richieste e dei possibili rischi per la stabilità dell’esecutivo. Un tentativo estremo di immaginare una leadership e una diversità grillina ormai perduta e un uso strumentale della lotta politica, dagli esiti certamente rischiosi per il governo e per il Paese. Un atteggiamento che appare chiaramente strumentale e frutto della necessità di seguire il vecchio detto: “un po’ per celia un po’ per non morir”. Un brutto affare però per il paese e per il tempo che queste perturbazioni faranno perdere in una situazione grave e potenzialmente pericolosa! Un azzardo, dunque oltre che un abbaglio!     

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