La parola della settimana: GORGO

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Potrebbe apparire singolare utilizzare un termine che fa pensare ad un’abbondanza liquida, ad un flusso pesante e pericoloso di acque incontrollabili che trasformandosi in mulinello porta con sé quello che trova sul suo cammino.

Potrebbe, appunto! La cronaca di questo paese ha scritto o sta scrivendo, mantenendo un po’ di suspence, anche questa pagina insensata, folle, immotivata e suicida. 

Il termine è górgo, derivato dal vocabolo simile latino che fa riferimento al punto in cui l’acqua di un fiume, di un torrente e un flusso liquido di varia natura diventa improvvisamente più profonda formando quasi dei piccoli pozzi creando così anche un guado pericoloso. L’utilizzo del termine più consueto e più comune è quello che indica il vortice o mulinello che in quei punti fa l’acqua, inghiottendo quanto si trova lì presso. 

La parola si impiega anche in senso figurato come ad esempio nell’espressione scomparire nel gorgo della folla; essere preso nel gorgo della passione. In genere, in senso poetico, sta ad indicare il fiume, il corso d’acqua e le sue mutevoli condizioni fisiche prodotte da avvenimenti o accadimenti imprevisti.

Come sempre il dizionario non aiuta molto se non fissando il senso compiuto, quello più consueto, sul quale poi si estende l’interpretazione umana e l’impiego del termine  nelle accezioni più varie che tuttavia in questo caso non si allontanano molto da valore di base, quello di una massa d’acqua che man mano diviene sempre più veloce e violenta e che quasi autoalimetandosi per le ragioni fisiche che le danno origine crea poi la condizione conclusiva aiutata dalla forza cinetica che si sprigiona!

Un qualcosa di simile l’abbiamo individuata nell’universo dove sono stati identificati quegli oggetti terribili, impressionanti e a loro modo magnifici che sono i buchi neri, dove la sorte dell’acqua a mulinello investe ogni genere di materia e la trascina entro se stessa facendola letteralmente scomparire su quella soglia infernale che viene definita l’orizzonte degli eventi. 

Una divagazione certo, ma non lontana dal senso compiuto di quello che accade dinanzi ai nostri occhi nel parlamento italiano e tra le forze politiche che lo compongono o scompongono per meglio dire!

Quello che sta accadendo è il frutto insano e velenoso del disfacimento del movimento cinquestelle, ampiamente prevedibile ed evitabile nelle sue conseguenze se solo si fosse compreso in tempo che l’area occupata dai grillini è sempre stata ed è tuttora una sorta di magma informe e senza capo né coda. In nessuna stagione della loro presenza nella politica italiana, i pentastellati hanno indicato una strada, un modo di condurre la cosa pubblica, un’idea che non fosse la stolida ed inconcludente messa in scena di una politica del no a tutto, del contro tutti, alla ricerca di quello che secondo la visione onirica e l’incubo vivente dei suoi leader e guru doveva essere l’incredibile e nuovo manifestarsi del fare politica nel nostro paese. 

Il risultato è davanti a tutti noi: un movimento ieri prima forza parlamentare ed oggi ridotto a comprimario di seconda fila nei numeri, spaccato sul senso stesso dell’essere quello che si vorrebbe e non si è riusciti ad essere. Per il popolo italiano una sfida perduta, una scommessa ormai caduta nello sfacelo totale, come dimostrano i risultati elettorali locali che fanno presagire una ben misera fine.

È forse per rallentare questa discesa agli inferi, questa autoconsuzione. Per meglio dire la scomposizione totale di quella che doveva essere l’architrave di una nuova Italia secondo alcuni, che il leader contestato e rabbioso ha condotto il paese alla crisi di governo. Non che il nostro paese non vi sia abituato e come dicevamo di recente nel periodo estivo questi colpi di testa e di sole sono sempre avvenuti. Di esecutivi balneari è piena la nostra storia repubblicana. 

Tuttavia, quello che accade oggi ha un segno diverso. Nel periglioso cammino delle nostre istituzioni, del nostro paese, alle prese con mille emergenze e difficoltà secolari, ritardi decennali, incapacità di affrontare i nodi stessi che rendono il paese quello che è e che tutti dicono di conoscere e di voler sciogliere, il passaggio storico che vede una pandemia ormai endemica e che potrebbe ancora far paura, una crisi latente ma immanente, una ripresa fragile e tirata per i capelli, una guerra insensata e folle ai confini dell’Europa, mancava il colpo di testa, il capriccio teatrale di chi si accorge di non rappresentare quasi più nessuno e che si arroga la pretesa di rappresentare qualcosa. Ma cosa ancora più grave è che quasi tutti, quale muta di animali affamati convergono su questa deriva e vi partecipano, sempre ovviamente per … il bene del paese!

Di un colpo, una strada irta di difficoltà ma nella quale l’Italia veniva guardata con rispetto per aver imboccato con decisione e convinzione alcune riforme non più eludibili, viene spazzata via. Ben difficilmente senza una guida severa come quella del premier dimissionario le riforme andranno avanti. Come neve al sole si scioglierà quell’aura di rispetto e di responsabilità che stavamo trasmettendo in Europa e nel mondo. 

Grazie a chi ha reso possibile tutto ciò! Ma il paese non perdona, come si sa e come ha già cominciato a dimostrare per gli epigoni del guru comico-tragico ormai in disarmo!       

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