La parola della settimana: Pregiudiziale

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Parlare di pregiudiziale e di campagna elettorale per il nostro paese sembra quasi inevitabile.

Non vi è nulla da fare, da sempre argomento dopo argomento e spesso in assenza di argomenti si finisce con il tornare al vecchio ritornello, quello delle pregiudiziali appunto. Al diavolo il confronto delle idee, la dialettica tra diverse forme di pensiero e di visione di quel che gli italiani e il paese necessitano. Meglio ripararsi dietro le vecchie, care, pregiudiziali. 

La parola è in sostanza un aggettivo dal tardo latino e ha un diretto collegamento con il vocabolo pregiudizio. Il dizionario ci indica il senso: vuole significare quello che deve essere trattato, esaminato, deciso prima di deliberare intorno a qualsiasi altra azione o decisione. Si parla di elementi pregiudiziali, di clausole, di condizioni. Nel diritto processuale si parla di questione giuridica che condiziona tutti gli atti successivi e la competenza stessa dell’organo giudicante, e che quindi deve essere risolta preliminarmente, con precedenza su altre questioni.

 Nel suo valore di sostantivo vuole descrivere una questione che si deve risolvere prima di discuterne un’altra, sulla decisione della quale influisce più o meno direttamente. In particolare ad esempio in campo tributario è il principio del diritto, attualmente non riconosciuto dalla legislazione italiana, per il quale l’azione penale per i reati tributari ha corso solo dopo il definitivo accertamento delle imposte e sovrimposte dovute. 

Così per estensione nel linguaggio politico, si indica la condizione che si considera necessaria per la continuazione di una trattativa, per l’adesione a un’iniziativa. Oppure per converso che reca pregiudizio, dannoso (sinonimo di pregiudizievole).

Come avverbio pregiudizialmente vuole significare in via  pregiudiziale oppure per un giudizio o un atteggiamento preconcetto, aprioristico. 

Come sempre sino a qui la spiegazione del termine. Riprendendo la riflessione iniziale e occupandoci della realtà del nostro paese ci confrontiamo come abbiamo sottolineato con l’impossibilità dimostrata di iniziare e proseguire qualsiasi campagna elettorale sia locale che nazionale senza farsi trascinare nel batti e ribatti delle pregiudiziali. Tutti contro tutti, senza speranza di dialogo, si confrontano al grido pregiudiziale contro gli avversari, in particolare quelli considerati più pericolosi per il risultato del voto. 

A mano a mano che le elezioni si avvicinano il dibattito perde ogni caratteristica di dialettica tra diversi punti di vista e si trasforma inesorabilmente in forme di divisione, di separatezza, di critica feroce e senza quartiere. Si dirà, è la lotta politica bellezza! Ma non si può non constatare che l’habitus del leader e del candidato alla “guerra” diviene senza mezzi termini, almeno sul proscenio quello del combattente sulla linea del fronte.

Mai con questi, mai con quelli; inaccettabile anche solo pensare di allearsi con quelli o con questi è il mantra quotidiano mentre crescono le accuse, i riferimenti e soprattutto i diktat apodittici contro simpatie ora a destra ora a sinistra del candidato “x” o del leader “y”! Un tripudio dove a perdere sono da un lato ed è quasi ovvio i cittadini italiani che come sempre vedono fuoco e fiamme sul palcoscenico sbilenco di una politica senza logica e poi quasi sempre si ritrovano con accordi sottobanco, “cambiali” pagate a questo o a quello, contentini vari a chi rimane escluso nel tutto sommato lungo periodo tra una legislatura e l’altra, senza riferimento alla durata che essa abbia avuto!

Oggi, poi, con la diminuzione dei seggi in Parlamento, questa deriva è all’ordine del giorno, venendo a mancare complessivamente 230 seggi da deputato e 115 da senatore. Un passaggio stabilito da una legge ad hoc, da tutti condivisa nel segno della semplificazione legislativa e nell’efficienza della Camere, ma che al momento del redde rationem significa molti posti in meno da dividere e distribuire nei partiti, nei movimenti, nelle liste che si formano come sempre in vista delle elezioni. 

Una debacle se vista dalla politica politicante, un interrogativo per i cittadini che hanno plaudito alla decisione ma che non sanno assolutamente che cosa succederà in queste nuove assemblee ridotte ma con lo stesso carico di lavoro che prima sostenevano quasi mille rappresentanti eletti. E questo cosiddetto passo avanti avviene nel momento più difficile degli ultimi decenni sia sul piano internazionale che su quello europeo e interno. Come a dire, una svolta epocale per il paese inserita in un quadro mai ipotizzabile con la normale analisi e logica vigente.

A questo punto tornando alla pregiudiziale sarebbe opportuna una sorta di intesa costituzionale, ancorata alla Carta fondamentale, ma immersa nel paese come è oggi e non con reminiscenze e ostracismi che la storia ha superato e che oggi andrebbero semplicemente tenuti come necessaria memoria storica, ma guardando all’Italia di oggi con i suoi gravi problemi, le sue incertezze. Non pregiudiziali ma fermezza sui fondamenti costituzionali, guardando al futuro, non sempre al passato! 

Senza dimenticarlo!    

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