Un vortice insensato: l’Italia al voto

 -  - 


L’Italia al voto tra pochi giorni tra emergenze e piccolo cabotaggio politico 

“Lui che veniva da lei, lei che veniva da lui, non fu un incontro, ma un bombardamento …”. Si perdoni il riferimento alle vere bombe, ma rammentare l’inizio del testo di una canzone demenziale di qualche decennio fa, riesce ancora a dispiegare il suo senso se guardiamo in filigrana la situazione del nostro paese alla vigilia di elezioni anticipate, incomprensibili (salvo il diritto costituzionale dei cittadini ad esprimersi) e tutto sommato insensate considerando il cammino di alcune necessarie riforme legate al PNRR e alla necessità di riequilibrare un paese stanco, angosciato e desideroso di una semplice normalità. 

Più passano i giorni e più si avvicina la data del voto e sempre più si manifesta ed emerge con chiarezza sia la inutilità di questo anticipo sia le sotterranee ragioni di tutti per arrivarvi. Questo sia detto con semplicità, sia in chi in apparenza non voleva e sia in chi dichiaratamente voleva che ci si arrivasse. La subitaneità con la quale ogni leader ha rispolverato il proprio armamentario, fatto scendere in campo il solito trito e ritrito meccanismo di tendenza a delegittimare ed escludere l’altro, mostra con evidenza che anche chi si trincera dietro il paravento del governo attuale aveva ben chiaro di voler comunque arrivare a rompere questo fittizio equilibrio. 

I romani dicevano “si vis pacem, para bellum” ovvero se vuoi mantenere la pace preparati alla guerra. Il senso classico è quello della deterrenza ovvero la capacità di mantenere le cose in equilibrio dinamico senza necessariamente spezzare il sistema. L’altra interpretazione più deteriore ma assai in voga è quella del “tutto cambi perché nulla cambi”, stella polare di ogni gattopardo che si rispetti. 

Lo stato delle cose in Italia

Dopo queste digressioni, allora, che cosa si può pensare dello stato delle cose in Italia. Escludendo le complicazioni post pandemia o il long covid, lo sguardo è desolante. Il senso di questa desolazione è già nel moltiplicarsi di partitini, liste personali e ogni altra diavoleria al fine di ottenere il massimo dal sistema elettorale, coacervo di proporzionale e maggioritario e foriero di risultati quanto meno eccentrici rispetto alle possibili proiezioni.

Se questo elemento di parcellizzazione non bastasse, possiamo unirvi lo stato di belligeranza tra i partiti e nelle coalizioni come se invece di trovarci di fronte al diritto inalienabile da rispettare del voto, si vertesse in un cambio di sistema, in un momento di rivoluzione, in qualcosa che non si coniuga né con l’esercizio della democrazia né con i veri interessi del paese e dei suoi cittadini. Ecco allora prevalere ukase, anatemi, timori per la stabilità della democrazia, e sempre presente, la conventio ad excludendum verso qualcuno.

Se tutto questo si fondasse su un’autentica diversità sarebbe una spiegazione, ma la convivenza per legislature dei più diversi ci mostra come il vero spirito democratico sia quello di garantire sempre a sé stessi e agli altri, gli spazi di esercizio dei diritti evitando posizioni etiche o di supremazia ideologica o peggio!

Di fronte a tutto questo quello che appare è un vero e proprio vortice insensato ed impazzito, e i leader e i politici sembrano bambini dispettosi nel campetto dietro casa. È questa necessità di identificarsi in partigianerie che ha devastato e condannato all’instabilità il paese sfuggendo dall’unica strada: quella di dialogare, di contemperare le differenze e trovare una sintesi positiva per il popolo che ai politici si affida. E questo indicando pochi e chiari obiettivi irrinunciabili che non possono essere costantemente spezzettati, sminuzzati in interessi locali, di parte, di gruppo e via peggiorando.

I problemi reali, le emergenze reali non si possono affrontare proponendo sempre più ricette irrealizzabili se non bizzarre o di difficile attuazione nel breve periodo  – quello politico al quale ci si affida – senza una visione prospettica nella quale riversare quanto di condiviso vi sia nelle posizioni politiche, ossia la necessità di rimettere in piedi il paese, garantire il lavoro, l’esercizio dei diritti, la dignità delle persone e via elencando come detto pochi ma realizzabili punti in comune.

Invece, ancora una volta e come sempre, chi apre bocca lo fa per attaccare, criticare l’altro, lasciando le spiegazioni sulle proprie posizioni nel proscenio quasi che fossero ovvie e non invece il fulcro di ogni scelta che chi vota ha il diritto di conoscere bene sia nelle premesse che nella pratica e futura realizzazione.

Assistiamo al contrario alla sinistra contro la destra e alla destra contro la sinistra senza che nessuno dei contendenti sappia più esattamente di cosa stia parlando. Ed è stupefacente che chi si colloca a destra pensi di parteggiare all’estero per qualcuno che seguendo la vecchia logica comunista vuole espandere il proprio potere contro i diritti e la libertà di altri. Un controsenso soltanto apparente. E che chi si richiama a sinistra non sappia, non ha mai saputo, allontanarsi da una mitica realizzazione di sogni infranti dalla storia ed irrealizzabili nella sostanza.

Per i poveri cittadini che si apprestano a votare resta la solita immancabile e immutabile cabala nella cabina elettorale e la speranza che da essa possa sortire un effetto di scelte equilibrate o quanto meno compatibili con l’equilibrio

bookmark icon