La parola

La parola della settimana: Metodo

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Parola antica, metodo che viene dal latino methŏdus che discende a sua volta dal greco μέϑοδος.

Il suo significato più completo è quello di ricerca, indagine, investigazione, ma anche come il modo della ricerca (anche in questo caso l’origine ellenica ci aiuta, quale vocabolo composto di meta che include qui l’idea del perseguire, del tener dietro, e ὁδός ovvero la via. Quindi in sintesi, letteralmente l’andar dietro; la via per giungere a un determinato luogo o scopo.

Il dizionario solitamente molto essenziale ci dà in questo caso un intero sistema da comprendere. Il metodo in sostanza sarebbe, il modo, la via, il procedimento seguito nel perseguire uno scopo, nello svolgere una qualsiasi attività, secondo un ordine e un piano prestabiliti in vista del fine che s’intende raggiungere. Talvolta indica esplicitamente l’ordine ed anche la regolarità costante con cui si procede oppure, quando non si faccia riferimento a specifici settori culturali o di ricerca pensiamo a quel che si indica come metodo scientifico, filosofico, matematico, storico e così via e precisa regole e tecniche particolari che presiedono a certi procedimenti. 

Con significati più particolari, sempre il dizionario a guidarci, nella storia del pensiero filosofico e scientifico, ogni procedimento inteso a raggiungere una conoscenza certa, dotata comunque di significato, e, soprattutto nel caso della filosofia, vera il metodo che, avvalendosi dell’incalzare di domande, spinge l’interlocutore a chiarificare quanto più è possibile il significato dei concetti usati e, soprattutto, ad evitare l’errore consistente nell’accettazione inconsapevole di pregiudizî. 

Nel corso della storia del pensiero partendo da quello attribuito ad Euclide quello che, a partire dal modello offerto dalla geometria, procede da assiomi e definizioni alla costruzione e dimostrazione di teoremi, cui possono far seguito vari corollari; per poi passare a quello ipotetico deduttiva che, partendo da affermazioni razionali (assiomi), ne ricava conseguenze più specifiche e non contraddittorie (e se queste sono confrontabili con l’esperienza, si parla di metodo sperimentale  che comprende anche l’attività di costruzione delle apparecchiature e di progettazione delle modalità di sperimentazione);  e via via sino a Cartesio, che ne parlò in un vero e proprio Discorso nel 1637), il quale, avendo come presupposto il dubbio, che induce a rifiutare ogni conoscenza presentatasi come controvertibile assume come regole «per ben condurre la propria ragione a cercare la verità nelle scienze» l’evidenza (accogliere solo le conoscenze chiare e distinte), la scomposizione (per giungere agli elementi semplici e primi nell’ordine del conoscere), l’ordine (dal semplice al complesso), l’enumerazione completa. Poi tali sono le evoluzioni del pensiero sul metodo e le connessioni con lo studio e le scienze. Per estensione in molti casi la parola indica il procedimento, il modo con cui si cerca di raggiungere uno scopo, senza l’idea d’un ordine e d’una correlazione tra più atti o fasi o momenti. 

Ed ecco, proprio seguendo l’evoluzione del metodo e del pensiero umano, arriviamo al punto. Quello che sta accadendo nella politica italiana e nel dopo elezioni del 25 settembre, se visto in filigrana mostra evidente la carenza assoluta, la mancanza strutturale di un qualsiasi metodo che non sia quello del giorno per giorno. Dalla fine del mese scorso sino alle votazioni in corso per le Camere (nel frattempo la massima carica del Senato è stata attribuita) , ci stanno facendo vedere come con evidenza se esista un metodo di azione politica sia nella maggioranza che nell’opposizione, questo sia così ben celato da apparire assente in toto.   

Se per la minoranza ed opposizione questo può apparire in qualche modo fisiologico per l’ovvia considerazione che una sconfitta alle urne porti con sé smarrimento e confusione di ruolo e di priorità future, quello che lascia sgomenti è la situazione caotica e scoordinata che vede una maggioranza solida in Parlamento connotata da strature e vere  proprie faglie che potrebbero rischiare il flop del governo in poco tempo.

Qui il nodo è nella vittoria inaspettata e importante per Fratelli d’Italia che tuttavia come tutti i neofiti trova difficoltà a rasi rispettare dai vecchi volponi, In questo caso due leader sonoramente ridimesnionati dal voto ma che quasi ergendosi a rappresentanza politica ben più ampia vogliono riconoscimenti e ruoli anche superiori al dovuto e questo senza mezzi termini come lo sberleffo dell’ex cavaliere ritrovato al neo presidente di palazzo Madama nel corso del voto.

E qui arriva per così dire il terzo incomodo. Anche in questo caso senza alcun metodo ma certamente con grande furbizia politica. Il non voto degli azzurri ha infatti prodotto una vera lesione nella concordia della coalizione vincente trattandosi dell’elezione della seconda carica dello Stato. Così tale elezione è avvenuta con il soccorso sotterraneo di altri gruppi non facilmente identificabili, anche se tutti senza ritegno e con poca lungimiranza hanno guardato in direzione del terzo polo, trascurando altre beln più inquietanti scenari.

In gioco ci sono le sorti della democrazia parlamentare del Paese ed assistere a questo gioco al rimpallo, a rimpiattino mentre si stabilizzano i vertici nazionali non è certo edificante. Dimostra solo come spesso si sente dire che si tratta di “gioco” parlamentare. E’ bene ricordare che la democrazia non è un gioco per nessuno! 

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