
Le novità? Per ora solo intramontabili riti
Pensavo fosse amore, invece era un calesse! Non sappiamo se il titolo di un celebre e gustoso film di e con Massimo Troisi sia calzante ma è indubitabile che crei intorno a sé un ché di surreale in qualsiasi ambito lo si immagini. Così è anche per il dopo elezioni e per la marcia di avvicinamento al nuovo governo, mentre si riuniscono per la prima volta le nuove camere ridotte con tanti nuovi volti ma anche con tante facce note e stranote. Unica chiarezza in questa fase che maggioranza e opposizione appaiono in modo netto almeno per il momento. Ma mormorii e distinguo sono presenti e camminano sotto traccia in tutti e due i campi.
La cartina di tornasole è stata l’elezione del presidente del Senato mentre si attende il risultato ( a vuoto nella prima giornata ) di Montecitorio. A palazzo Madama è andato in scena un vero e proprio dramma politico e si è consumata una prima grande spaccatura in quella coalizione di governo che si vuole da tutti granitica e pronta a guidare il Paese. La defezione degli azzurri sul nome del nuovo inquilino, La Russa, ha infatti mostrato la vera crepa: diciamo che l’elezione dei due vertici del Parlamento dovrebbe essere momento di riflessione e di grande impegno per i gruppi parlamentari. Invece a prevalere è stato il braccio di ferro in corso per il totonomi del nuovo governo.
La stizza di Berlusconi ha fatto da detonatore e ci vorrà molto tempo e pazienza per dirimere quello che si preannuncia un rischio di temporale sull’esecutivo prima ancora che sia nato. Che questa sia la situazione lo dimostrano anche le reazioni del leader del Pd che invece di pensare ai casi suoi, e sono tanti, si è avventurato in dichiarazioni sulla gravità della situazione nella maggioranza e prevedendo un cammino breve e accidentato di un esecutivo che stando ai numeri non avrebbe dovuto neppure porsi il problema dei consensi, almeno nella fase di avvio della legislatura. Forse il leader dem immagina scenari già visti e usurati nei quali il Pd è finito al governo senza elezioni ed oggi si trova al minimo storico. Quindi saggezza vorrebbe prudenza e risolvere i problemi veri del partito e della ormai sfilacciata area di centrosinistra.
Due elementi quelli ricordati da non dimenticare per il futuro. Sempre eguale a se stesso ma con attori e scenari differenti va insomma in onda la commedia degli equivoci, i sottili ma persistenti sospetti e le diffidenze di sempre in tutti i campi. Insieme al non certo edificante duello sui nomi del governo, sulle presidenze delle commissioni e, assai probabile, quello su ogni passaggio successivo sia che si usi sia che non si usi lo spoil sistem, ovvero il prendere tutto da parte di chi vince. Consideranbdo la atavica fame di certi ambienti non c’è molto da sperare sia in equilibrio sia in saggezza. Se mancheranno tuttavia o l’uno o l’altra sia la nascita sia il cammino del nuovo esecutivo potrebbero essere molti accidentati. I malumori di oggi potrebbero divenire gli scontri di domani. Come sempre dimenticando il paese che si rappresenta, un “gioco” delle parti degno di altra causa.
Naturalmente per tacitarsi la coscienza da tutti gli schieramenti si accusa il tertium che come dicevano i latini “non datur”, ovvero si alzano accuse e i soliti sospetti sulle forze del terzo polo cosiddetto, ovvero quel cuscinetto tra la maggioranza per quanto sofferente e l’opposizione che sembra per il momento vivere in un paese diverso da quello che ha governato sino a ieri. Con in cinquestelle ormai in deriva movimentista e barricadera (ricordare le parole del guru …. purtroppo tocca anche questo) e i dem e la sinistra in totale obnubilamento e che non riescono più a capire che paese si trovano di fronte avendo perso i contatti con gran parte di esso da tempo.
Un pizzico di intelligenza politica non può infatti che far riflettere su un’azione che per i terzopolisti sarebbe come uno sparo nel buio se la maggioranza trovasse più coesione e opposizione si chiudesse a riccio. Improbabile che Calenda e Renzi si siano accordati per far eleggere il presidente del Senato quasi certo nei numeri, spendendo non poco della possibilità di fare la differenza nel futuro del paese della vita di questa legislatura. Quindi intelligenza vorrebbe che i voti siano venuti un po’ da tutte le parti e nel segreto dell’urna si sia voluto comunque mandare un messaggio chiaro alla premier e al prossimo governo; in Parlamento potrebbero non essere rose e fiori e questo soprattutto a causa dei problemi di casa. Un aiuto interessato, allora, con un prezzo chiaro da pagare in termini di equilibri, di nomine, e via discorrendo con il classico lascito di ogni elezione, di affastellarsi di candidati a qualcosa, di nomi sicuri e di nomi traballanti, di esclusi a priori e recuperabili.
Da ogni voto si pensa possa arrivare qualcosa di diverso e di nuovo che poco a poco contribuisca a far mutare il sistema. Ma ciò che muta è talmente poco da far cascare le braccia. Unica novità il numero ridotto dei parlamentari che potrebbe portare a votazioni più rapide! Ma se guardiamo ai primi passi e da ogni parte di novità se ne vedono assai poche all’orizzonte, mentre immascerscibili continuano a ripetersi i consueti riti, misurabili con l’andirivieni negli uffici dei leader o probabilmente tali, ai famosi riposizionamenti nelle aziende pubbliche e a tutto il triste armamentario che denota da sempre i mutamenti gattopardeschi del nostro sistema dove ogni cosa lentamente sembra tornare al suo posto per dare inizio a quel dopo che rischia sempre di essere eguale o simile a quel prima contro il quale il paese prova ad esprimersi ad ogni occasione elettorale!
