Storia

Quando Bosgattia e Delle Rose erano due nazioni indipendenti

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Nel dopoguerra nacquero due libere Repubbliche nell’Adriatico

L’Italia è una nazione particolare, non solo per le sue bellezze o la sua storia, ma per l’inventiva di alcuni suoi cittadini come quei due che per fuggire dalla vita convulsa della città pensarono bene non solo di trasferirsi, ma addirittura fondare niente meno che due nazioni ex novo, con tanto di capitale, francobolli e dando corso anche ad una moneta: parliamo della Repubblica di Bosgattia e quella, alcuni anni dopo, della Repubblica delle Rose. Purtroppo per loro, come avremo modo di raccontare, non ebbero un epilogo fortunato.

Cominciamo per motivi cronologici con la repubblica di Bosgattia che nel dialetto locale è il maiale, dunque la ricchezza, sorta su un isolotto alla foce del Po nel 1946, nel cuore del Polesine tra Veneto e Romagna

A questo punto c’è da domandarsi perché dare vita ad nuova una nazione, in un periodo assai complicato in cui l’Italia usciva assai malconcia dalla seconda guerra mondiale? 

Semplice: fuggire dalla difficile e dolorosa vita dell’epoca e trovare la pace, oggi diremo il relax, in una zona tranquilla dove ricostruire la propria vita lontana dalle recenti tragedie, ma non bastava certamente solo un posto tranquillo, bisognava trovare un idea veramente innovativa e questa venne ad un uomo di cultura non del posto; il linguista milanese Luigi Salvini che aveva sposato una donna del luogo e aveva scoperto questo angolo per lui di paradiso. 

Da questa idea nacque, una volta acquisito l’isolotto, il progetto per una vera e propria nazione spartana dove non c’era assolutamente alcuna comodità: per mangiare c’era solo la pesca e per dormire non case, ma le classiche e scomode tende canadesi, in compenso c’era in abbondanza la libertà e l’armonia.

Inizialmente non si parlava di dar vita ad una nazione indipendente, ma solo di un luogo tranquillo dove poter vivere in pace, ma una iniziativa del genere non poteva rimanere ignorata per troppo tempo. 

Ben presto questo stile di vita attirò molti curiosi e, visto il successo dell’iniziativa e l’aumento degli abitanti, una decina circa di persone residenti, si cominciò ad ipotizzare l’idea di nuova repubblica indipendente con un proprio consiglio di anziani, con tanto di bandiera e poche regole da osservare come quella di poter avere accesso all’isola con un contributo di pesce o di altra merce da barattare, nonostante la neo comunità avesse già una sua moneta, il Çievaloro, che tradotto significava il cefalo, raffigurante sulla banconota in corso la tenda canadese, ormai simbolo della nazione, e con un rapporto alla Lira di 1 a cinque e avendo un corso, ovviamente illegale, sulle spiagge del Po

A questo si aggiunsero ben presto la stampa di cartoline postali e francobolli che raccontavano la vita della giovane repubblica, il tutto creato sempre da Salvini.

Non poteva certo mancare uno spazio alla cucina del luogo come il risotto di cefalo, la zuppa di pesce, la carpa arrostita, il pesce gatto in umido, le anguille e le uova cucinate in modo caratteristico, i meloni e le angurie, insomma un menù che, pur a distanza di quasi settant’anni, rimane ancora degustato nei ristoranti della zona, ma come tutti i sogni anche Bosgattia era destinata a finire. 

Nel 1957 Luigi Salvini si ammalò gravemente e poco dopo morì improvvisamente e con lui il sogno della sua piccola repubblica indipendente.

Se l’isola alla foce del Po non ebbe seri problemi con le forze dell’ordine, vista più come una goliardata che altro, assai diverso fu invece il destino, dieci anni dopo i fatti del Po, di un’altra iniziativa quasi analoga: la Repubblica delle Rose che sorse fuori dalle acque territoriali italiane per non avere problemi legali, ma così non fu.

Il suo ideatore era un talentuoso ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, pieno di iniziative, ma con un difetto: amava la libertà fuori dalle burocrazie, dalle leggi e dalle tasse, insomma sognava un luogo affrancato da ogni servitù. 

Questo era il suo sogno, ma dove trovare un’isola con queste caratteristiche? 

Salvini pensò bene di mettere in pratica i suoi studi di ingegnere e se non c’era in natura un’isola la si poteva sempre costruire. 

Progettò così una struttura alta 36 metri composta di tubi d’acciaio saldati sulla terra ferma e poi, grazie a un pontone prescelto sul luogo, si fissò al fondale ad una profondità di 14 metri per una superficie di 400 mq a soli 11 km da Rimini. 

Un sistema che si dimostrò, una volta realizzato, cento volte meno costoso delle piattaforme petrolifere in mare e anche assai più solido.

Una volta creata la piattaforma, era il 1965, la neo Repubblica delle Rose si cominciò a formare: c’era una piazzetta, un bar con tanto di acqua potabile, un piccolo residence, una lingua ufficiale, l’esperanto, una moneta il Milo a cambio fisso con la Lira 1 a 1 e, novità assoluta, anche una radio libera in pieno conflitto con l’allora monopolio Rai che divenne famosa proprio per questa emittente che trasmetteva fuori dai paludati radiogiornali dell’epoca con notizie espresse liberamente.

L’iniziativa della neo Repubblica non era però vista certo di buon occhio dalle autorità e ben presto cominciò una vera e propria guerra per silenziarla con pretesti sempre nuovi e assurdi visto che la Repubblica delle Rose sorgeva fuori dalle acque territoriali. 

Gli abitanti, anche qui appena una decina, cercando di difendersi dalle pretese italiane nel maggio del 1968 proclamarono la loro piattaforma un vero e proprio Stato indipendente con un governo e addirittura cinque ministri. 

A questo punto la vita per la piccola nazione fu ancora più complicata. 

Le autorità italiane cercarono in tutti i modi di crearle problemi, prima con una sedicente proibizione di estrazione petrolifera, cosa del tutto inventata, poi denunciando un accordo mai dimostrato con l’allora Urss per una base di sottomarini atomici e non contenti si passò alla buon costume denunciando che sulla piattaforma si praticava l’amore libero con tanto di casinò e di bordello accluso, insomma l’elenco delle insinuazioni, tutte ovviamente mai provate, era lunghissimo. 

Alla fine si decise, dopo una serie di sconfitte legali, di minare la struttura e, dopo aver fatto sloggiare la popolazione, si cominciò a collocarvi esplosivi, ma senza successo: l’impianto dell’isola si dimostrò essere stato costruito in maniera solida e fu solo una mareggiata anomala nell’Adriatico, nel 1969, che la travolse facendola diventare una struttura fantasma lasciando solo l’armatura della costruzione.

La repubblica non risorse più, ma il suo ricordo è rimasto sempre vivo nelle popolazioni del litorale romagnolo e veneto e chissà se un giorno un altro Giorgio Rosa non darà vita a una nuova nazione libera e indipendente, ma questa volta dovrà essere ancora più lontana dalle coste italiane.

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