Attualità

I padroni dei media

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I veri Editori sono i Pubblicitari*

I giornali in particolare, e i media in generale, esistono e sopravvivono, sin dalla loro prima comparsa nella storia, grazie a risorse economiche che sono molto ben individuate: il denaro pubblico, le vendite e gli abbonamenti, la pubblicità e le sponsorizzazioni. Solo se queste risorse affluiscono con regolarità nelle casse delle società gli editori possono affrontare i costi di esercizio e pagare adeguatamente tutta la filiera degli addetti alle lavorazioni. 

Purtroppo, negli anni recenti il denaro pubblico che lo Stato metteva a disposizione degli editori è drammaticamente diminuito. Anche le vendite e gli abbonamenti hanno subito una drastica riduzione, a causa soprattutto della concorrenza di internet. Ne consegue che la risorsa strategica è rimasta la pubblicità e i suoi derivati. Questa nuova situazione però modifica radicalmente i tradizionali rapporti di forza; e conseguentemente la catena decisionale e di comando nei media, in quanto, di fatto il maggiore investitore non è più l’editore classico ma i suoi “finanziatori stagionali”, ovvero le agenzie di pubblicità e in definitiva i loro clienti inserzionisti. 

Ciò determina una crisi di “identità e indipendenza” mai vista prima e costringe gli editori a subire ingerenze e pressioni che, attraverso le direzioni commerciali, generano effetti devastanti sulla linea editoriale, la quale sempre più spesso viene piegata alle esigenze dei mercanti. 
La scelta unilaterale della International Advertising Association di ridurre gli investimenti pubblicitari inoltre, già dal 2009 ha prodotto tragici licenziamenti di addetti stabili alle lavorazioni (redazioni, segreterie, tecnici, etc…) ** ; con conseguente incremento di pensionati e riduzione dei contributi a favore dell’INPGI e della CASAGIT. Vi sembra poco? 
In sostanza quello che erano i veicoli di dibattito politico, culturale e sociale per eccellenza, si riducono a veicoli di sostegno conformista all’acquisto di merci e servizi e le loro scelte dipendono dai capricci e dalle strategie di soggetti mercantili molto abili e organizzati. 
Per anni la FNSI ha voluto limitare le analisi alla carenza di denaro pubblico e al calo di vendite, (chissà perché?) mantenendo questo aspetto della “crisi dell’editoria” in totale ombra. È arrivato il momento di parlarne!
Questo tema rimanda ad un altro argomento altamente strategico: il costo che l’inserzionista paga al medium per gli spazi pubblicitari. Deve limitarsi ad una trattativa tra “privati” o deve coinvolgere le autorità pubbliche trattandosi di una “leva” che influisce sulla politica e sull’economia? Se vi interessa il tema sarà affrontato in interventi successivi.

*https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/il-digitale-spinge-
lentertainment-media-volata-business-da-23-trilioni-di-dollari/)
** https://glaucobenigni.it/media/ecco-perche-ce-la-crisi-della-pubblicita-ecco-perche-i- media-tradizionali-chiudono/

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