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Olanda, una polveriera pronta ad esplodere

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Non solo l’Italia ha il problema degli immigrati

Abbiamo sempre guardato, anche con un po’ d’invidia, a nazioni come l’Olanda, una terra ricca non solo di mulini e tulipani, ma anche di terra fertile strappata, è il caso di dire, al mare palmo a palmo e trasformata in un’ampia superficie per una nazione al secondo posto come tra le più popolose con un alta densità demografica in una superficie totale di appena 41.800 chilometri quadrati e nel mondo è addirittura al 12° posto tra i Paesi più popolosi, nonostante 17,4 milioni appena di persone, poco meno del nostro Lazio e Lombardia insieme.

L’Olanda non è partita favorita come altre nazioni e l’attuale benessere è stato ottenuto con i sacrifici di un intero popolo dalla mentalità assai frugale come del resto vuole il Calvinismo, ramo del protestantesimo luterano, che ha permeato per secoli la vita morale e sociale di una nazione, permettendole nel secondo dopoguerra, come altre nazioni del Nord Europa, di ottenere per la sua gente un vero Welfare che funziona davvero verso le realtà sociali più fragili e, inoltre, con uno Stato sempre presente, ma mai invadente. 

Una visione aperta, dunque, dimostrata con decenni di lavoro, non solo sull’uguaglianza sociale, ma anche come un modello di inclusione verso i nuovi migranti, spesso provenienti dalle loro ex colonie. 

Paese commerciale e marinaro assai avanzato nella modernità, i Paesi Bassi sono sempre stati per la libertà religiosa, oltre che politica, per questo vi emigrarono anche molti ebrei sefarditi cacciati dal Portogallo già nel XV secolo.

Insomma, una nazione all’avanguardia, almeno secondo i luoghi comuni, che tuttavia, nonostante il benessere, da alcuni anni comincia a serpeggiare tra i vari strati della popolazione un certo malumore e anche una intolleranza razzista, impensabile solo fino ad alcuni anni fa, nei confronti di extra comunitari ed anche viceversa. 

Gente che nonostante la loro frugalità di vita, almeno sulla carta, hanno realizzato una società centro di un grande permissivismo, dal consumo di droghe leggere libere tipo marijuana, ovviamente, alla prostituzione a cielo aperto, così una grande tolleranza che ha precorso i tempi sulle realtà Lgbtqia+, ma anche di scelte, solo per citarne il più doloroso, quello del fine vita e potremo continuare con altre peculiarità di questo popolo, ma tutto questo, almeno fino a pochi anni fa, ora sembra tutto cambiato.

La progredita e aperta Olanda oggi si è scoperta quasi improvvisamente intollerante verso gli immigranti, un problema non da poco avendo all’interno dei suoi confini tanti stranieri.

Il 20% della popolazione è composto da immigrati o persone nate nella seconda o terza generazione, secondo poi recenti statistiche il 19,3% è straniera dei quali il 10,6% non è europea e il 9,8% sono nati all’estero. 

Per finire il 6,2% non hanno cittadinanza olandese, in breve, una realtà difficile da gestire per ottenere una vera coesione sociale. 

Proprio gli olandesi, per il senso di libertà individuale già accennato, hanno evitato ogni ingerenza e non hanno mai sviluppato una vera politica che oggi diremo di inclusione, lasciando vivere gli immigrati nel loro piccolo mondo, dando per anni, tra l’altro, la cittadinanza facile da ottenere e se non si conosceva la lingua, nulla di male, ci pensava lo Stato a fornire scuole ad hoc ed ancora, per non farli sentire a disagio, i documenti venivano tradotti nelle lingue dei migranti, oltre a fornire anche ogni servizio per il vivere civile.

Con il trascorrere degli anni questa mancanza di integrazione ha creato dei veri e propri ghetti, un po’ come le Banlieue parigine, che nel tempo hanno costruito delle vere e proprie cittadelle all’interno delle metropoli in una quasi totale assenza di assimilazione che, come c’era da aspettarselo, ben presto ha alimentato alienazione, emarginazione sociale ed economica con un forte risentimento verso i “bianchi” olandesi che a detta loro li considerano cittadini di serie B. 

Tutti sentimenti che hanno dato vita negli anni a movimenti islamisti tradizionalisti distanti però anni luce dalla storia liberale olandese, con formazioni politiche che hanno preteso di rivedere in loro favore le leggi olandesi con non poche frizioni popolari. 

Molte e gravi sono state dagli inizi degli anni 2000 le azioni di gruppi islamici nei confronti della nazione.

Ricordiamo solo i più importanti, come nel 2002 l’assassinio del sociologo Pim Fortuyn che era contro l’immigrazione indiscriminata e soprattutto verso l’Islam tacciato di omofobia.

Una morte che sconvolse l’intero Paese non abituato a simili atti da cronaca nera. 

Nel 2004 veniva ucciso ad Amsterdam da un uomo con cittadinanza olandese e marocchina, il regista Theo van Gogh colpevole, secondo questi gruppi estremisti, di aver diretto un cortometraggio contro la sopraffazione delle donne nel mondo arabo.

Dopo questo omicidio, l’artista Chris Ripken realizzò un murales con la data dell’assassinio e la scritta “Non uccidere”, ma una moschea vicina denunciò l’opera considerata un offesa e il tribunale emanò l’ordine di cancellarla. Il reporter Wim Nottroth quando venne la Polizia per eseguire l’ordinanza, cercò di salvare il murales, ma fu arrestato. 

Fatti come questi sono ormai quasi all’ordine del giorno piccoli e grandi, accompagnati con la voglia di un riscatto sociale e umano che sta conquistando sempre più potere tra le masse mussulmane locali. Nel 2017 per la prima volta è arrivato in Parlamento il partito Denk (in turco “Eguaglianza”) fondato da due deputati di origine turca che hanno abbandonato il partito laburista accusandolo di essere ormai ostile nei confronti degli stranieri.

Di contro questo neo partito è stato accusato di non essere nient’altro che la longa manu della politica turca con gravi ripercussioni di politica internazionale. 

In seguito a questi fatti, con una crescente insicurezza pubblica, l’Olanda, dopo anni di tolleranza, ha cambiato decisamente comportamento e ha iniziato, nonostante le pressioni internazionali, di rifiutare, ad esempio, rifugiati siriani con una motivazione che possiamo definire storica per una nazione assai permissiva: “idee religiose estremiste, difficoltà di inserirsi nella società olandese per via dell’ostilità alle idee base delle istituzioni occidentali come il rifiuto ad accettare l’eguaglianza tra uomini e donne, da parte dei richiedenti”. 

Solo quattro anni fa, nel 2018, sono stati ammessi appena 288 siriani, precedentemente rifugiati provenienti dalla Turchia, contro i 2100 dell’anno precedente. 

Una situazione difficile che per non accendere nuovi focolai dovrebbe essere risolta, o quanto meno indirizzata, da una politica veramente europea che possa salvaguardare certamente coloro che migrano, ma anche i residenti, in un equilibrio, comunque lo si considera al momento, di difficile soluzione anche per le varie accuse reciproche che cominciano ad emergere sempre più animate. 

Il problema esiste e l’Europa non può tirarsi indietro non è più questione di una o due nazioni, ma di un intero continente. 

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